Un infinito sogno italiano

di Simone Borri

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Italia, anno 2040. Anno di Olimpiadi, e di Campionati Europei di Calcio, come sempre da ormai più di un secolo secondo la cadenza regolare di quattro anni in quattro anni. Tranne quell’anno strano in cui il mondo andò sottosopra per colpa di un minuscolo bacillo, il Covid, che sembrava dovesse porre fine alla razza umana su questo pianeta e che invece sparì senza lasciare traccia, dopo aver scombussolato però la vita degli umani per almeno un paio di annate.

Fu così che l’Europeo che si sarebbe dovuto giocare nel 2020 fu disputato invece nel 2021, appena le istituzioni ed i tifosi ritrovarono un po’ di coraggio per uscire fuori di casa e confrontarsi di nuovo tra sé, con la vita, con il pallone. Vinse, com’è noto, l’Italia. E fu una sorpresa, perché soltanto tre anni prima era sembrato che il calcio italiano fosse finito, morto e sepolto, dopo che la Nazionale azzurra aveva mancato clamorosamente, per la seconda volta nella sua storia, la qualificazione ai Campionati del Mondo.

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Il nuovo commissario tecnico, Roberto Mancini, fece l’impresa di ricostruire un gruppo di campioni attorno a sé e ad un nuovo modo di giocare. E come già altre volte nella sua storia, l’Italia che era finita ignominiosamente in ginocchio due o tre anni dopo era di nuovo in piedi ed alzava una coppa, sorridendo beffarda in faccia all’Europa ed al mondo.

Non si vede quasi più allo stadio Mancini. Che da ragazzo tutti chiamavano il Mancio, e adesso tutti chiamano il Mister, in segno di rispetto. Come se dopo la sua vittoria di Wembley vent’anni fa non ci sia più stato nessun altro nel mestiere di allenatore degno di meritarsi quell’appellativo, con quella emme iniziale intesa come maiuscola. Almeno finché è vivo lui, ed il ricordo della sua impresa.

Comincia ad accusare i segni dell’età il Mister. Da quando si è ritirato dal calcio, le sue apparizioni in tribuna sono sempre più rare. Lascia volentieri il palcoscenico ai giovani, anche se finora non ce n’è stato uno in grado di raccogliere la sua eredità e di allungare la serie di successi della Nazionale italiana.

Dopo quel 2021 l’Italia non ha vinto più nulla, e sono vent’anni ormai. Cominciano ad essere troppi per un paese che fa del calcio una ragione di vita, e che a scadenze non troppo distanziate ha sempre aggiunto qualche trofeo alla sua bacheca. Il Mister non commenta, non gli piacevano i commenti degli altri quando allenava lui, figurarsi se farebbe uno sgarbo simile ai colleghi di adesso. Ogni tanto accetta un invito in TV alle trasmissioni sportive, ma è cosa più unica che rara. Preferisce ritrovarsi in amene località di villeggiatura con l’amico fraterno di una vita, Gianluca Vialli, prenderlo in giro perché lui ha ancora tutti i suoi capelli, per quanto ingrigiti, e Gianluca i suoi li ha persi già ai tempi delle prime ‘notti magiche’;  e rievocare i bei tempi andati davanti ad un calice di Verdicchio, il vino della sua terra. Dal calcio Mancini ha imparato senza sforzo apparente a vivere distante. Dalle Marche no. Si comanda a poche cose nella vita, il sangue non è una di queste.

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Non ha più vinto nulla l’Italia dopo di lui e le sue notti magiche del 2021. Ma quest’anno la nazionale sembra poter ritornare ai fasti di vent’anni fa. Gioca bene e vince, avendo finalmente ritrovato quel possesso di palla ubriacante per gli avversari che una volta gli addetti ai lavori chiamavano ‘gioco alla spagnola’ e che dopo Mancini era divenuto per tutti il nuovo gioco all’italiana.

Il commissario tecnico Leonardo Bonucci non ama fare pronostici, men che meno sbilanciarsi. Ma gli si legge in faccia la soddisfazione per il gruppo che ha messo insieme e l’aspettativa per le grandi cose che può fare. Una nuova impresa, una vittoria inattesa dal grande pubblico ma che possa rinnovare l’epopea di questa maglia azzurra, che come poche altre al mondo può fregiarsi di una serie di stemmi simboleggianti altrettanti titoli conquistati: quattro stelle per i Mondiali, due coroncine di stelle per gli Europei. Più di lei soltanto il Brasile, cinque mondiali, e la Germania, tre europei. Anche loro non hanno vinto più nulla, negli ultimi anni le soddisfazioni se le sono tolte paesi emergenti come gli Stati Uniti e la Russia o altri che hanno coronato lunghe rincorse ed attese, come Ungheria ed Inghilterra. Nel palmares globale l’Italia è tutt’ora terza, e questo 2040 sembra proprio l’anno in cui potrebbe scalare una nuova posizione.

In casa Borri, malgrado il vecchio Simone ostenti quasi indifferenza («ne ho viste troppe di queste vigilie in vita mia, il mio cuore non è più quello dell’82, del 2006, del ’21….. d’ora in avanti queste cose le lascio a voi, troppa ansia», dice a figlio e nipote) l’aspettativa c’è eccome. Il nipotino la avverte, e sebbene manchino diversi giorni all’inizio di Euro2040 (si gioca in Turchia, ed è una auspicata novità dopo l’ingresso del paese della Mezzaluna nell’Unione Europea) ha già cominciato a tormentare il nonno con domande su domande. E il nonno non ha potuto fare a meno, per rispondergli, che riaprire il baule dei ricordi…..

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(Nipote) «Nonno, nonno…… secondo te l’Italia vince quest’anno?»

(Nonno) «Caro nipote…… se fossi in grado di saperlo giocherei alla Lotteria, vincerei tanti soldi e ti regalerei una casa più grande e tanti giocattoli nuovi……. (sorridendo)»

(Nipote) «Ma tu nei hai viste tante di vittorie….. qualcosa dovrai saperne……»

Il nonno sorride ancora, e lo sguardo gli scivola via lontano. Ne ha viste tante di vittorie, sì, ed anche di sconfitte…… Ne ha viste troppe, forse, o almeno è così che ha cominciato a sentirsi da un po’ di tempo. Come burro spalmato su troppo pane (*). Anche se proprio la presenza di questo nipotino ed il bisogno che egli ha di stabilire il suo legame con la vita e con il mondo attraverso questo nonno Borri così anziano e così pieno di ricordi da trasmettergli gli fa dire che non è ancora tempo per pensare di dire basta…..

(Nonno) «Ne ho viste, sì……. E se metto insieme quelle che hanno visto i miei vecchi prima di me, le ho viste tutte……»

Il sorriso del nonno si vela di malinconia. Gli attraversa lo sguardo e la mente un vecchio pensiero: finché sono vivo io, sono vivi anche loro. E poi, gli sovviene di aggiungere: quando non ci sarò più, spero che saremo ancora tutti vivi dentro di te, nipotino caro…..

Il nipote sembra quasi timoroso di disturbare il nonno nel bel mezzo di quelli che anche lui percepisce come pensieri importanti. Poi, la sua curiosità riprende il sopravvento. Come la vita, che non smette mai di rifiorire dopo ogni inverno. Quello del nonno gli sembra un inverno ancora mite, a cui attingere a volontà.

(Nipote) «Nonno….. è forte la nostra Nazionale?»

(Nonno, sospirando) «Sì, nipote….è forte. Lo è sempre stata.»

(Nipote) «E allora perché finora non ha vinto nulla?»

(Nonno, sorridendo) «Ha vinto tanto, nipotino caro. Tu cominci soltanto adesso a seguire la sua storia. Devi sapere che sono in tanti a voler vincere, nipote. Pensa che al mondo ci sono circa 300 paesi che hanno una squadra nazionale, e soltanto in Europa ce ne sono una quarantina. L’Italia è uno di questi paesi. Eppure da quando la sua squadra esiste – da centotrenta anni, pensa – ha vinto tanto, quasi più di tutti. Quattro mondiali, due europei, e tante volte ci è andata vicina…..»

(Nipote, pensieroso) «E allora perché io ancora non le ho viste queste vittorie?»

Italia1982-210715-002(Nonno, scompigliando i capelli al nipote) «Perché sei ancora piccolo, e devi avere pazienza. Tuo babbo vide la sua prima vittoria nel 2006, aveva tredici anni. Io dovetti aspettare di avere ventun anni, nell’82…. Il tuo bisnonno era nato nell’anno del primo mondiale, il 1934, e dovette aspettare di veder vincere qualcosa da adulto che aveva quasi quarant’anni. Non si può mai sapere quando vince l’Italia, ma prima o poi vince sempre.»

(Nipote) «Il mio babbo aveva tredici anni? Devo aspettare i tredici anni anch’io?»

(Nonno) «No, se tu sei fortunato e forse vedrai vincere l’Italia già quest’anno. Devi pensare che la maggior parte dei bambini di questo pianeta non avranno mai questa fortuna. I bambini italiani, almeno nel calcio, di fortuna ne hanno avuta sempre tanta.»

Italia2006-210715-001(Nipote) «Nonno, raccontami un po’, che fece il babbo quando l’Italia vinse il Mondiale?»

(Nonno, sorridendo) «Fece mattina, come me.»

(Nipote, strabuzzando gli occhi) «Tutta la notte senza dormire? Si può fare????»

(Nonno, ridendo) «In quei casi, sì…… Fu una grande festa, non ce lo aspettavamo. Non ce lo aspettavamo neanche nel 1982, quando ero giovane io. Anche allora feci mattina, con il tuo bisnonno….»

(Nipote) «Il bisnonno era tifoso di calcio?»

(Nonno, sorridendo con lo sguardo di nuovo perso lontano) «Non puoi capire quanto. Nella nostra famiglia il calcio scorre potente, come la Forza negli Skywalker…..»

(Nipote) «Davvero? Raccontami!»

Italia1934-210715-001(Nonno) «Devi sapere che il tuo trisnonno Angelo lasciò la famiglia per andare a Roma a vedere la finale del Mondiale nel 1934, Italia – Cecoslovacchia. Il tuo bisnonno Mario aveva poche settimane a nascere, ma il trisnonno non sentì ragioni e andò. Quando ero ragazzo, nel 1982 in cui l’Italia vinse il suo terzo mondiale, il trisnonno mi raccontava con gli occhi luminosi della festa che c’era stata anche l’altra volta, cinquant’anni prima. Lui è quello che di feste ne ha viste più di tutti, 1934, 1938, 1968, 1982. Nonno Angelo mi diceva che non c’è niente come una vittoria italiana all’estero. E l’Italia, ai suoi tempi, almeno nel calcio aveva vinto tanto, anche all’estero, ripagandoci di tante amarezze…..»

(Nipote) «E poi?»

Italia1938-210715-003(Nonno) «E poi, che vuoi sapere? Il tuo bisnonno Mario nacque un mese dopo la vittoria a Roma. Quando l’Italia fece il bis a Parigi aveva quattro anni, Di viaggiare non se ne parlava, non c’erano soldi, e in Italia a quel tempo non c’era neanche libertà. Si sentiva già il vento della guerra che soffiava sempre più forte. La vittoria in Francia i tuoi nonni babbo e figlio la sentirono alla radio, il mezzo con cui mio babbo Mario mi raccontava che nel dopoguerra aveva seguito tutte le vicende calcistiche, la storia del Grande Torino, il primo scudetto della Fiorentina. La prima vittoria azzurra a cui assistette fu quella all’Europeo del ’68. E poi nel ’70 la partita più famosa di sempre, quella del 4-3 ai tedeschi….. a quel punto c’era la televisione. Era come essere allo stadio. Noi abbiamo vissuto in epoche più fortunate.»

(Nipote) «Che altro ha visto il bisnonno Mario?»

(Nonno, ancora sospirando) Purtroppo alla fine vide solo sconfitte, tre mondiali persi ai calci di rigore, l’europeo del 2000 perso all’ultimo minuto, quella sera aveva la voce rotta, come se sentisse che quella era stata la sua ultima occasione….. quando vincemmo nel 2006 il bisnonno non c’era più…… a quel punto avevo tuo babbo da portare con me in giro nella notte in cui l’Italia impazzì di nuovo…..»

(Nipote) «E l’ultima volta? L’anno della Malattia

(Nonno, sorridendo) «Buffo che la chiami così…. Fu una malattia della mente, più che del corpo. E vedere di nuovo i nostri calciatori combattere e vincere, ed alla fine alzare quella Coppa che non vincevamo da 50 anni, alla faccia degli inglesi che neanche ci dettero la mano, fu una cosa importante. Da allora siamo come rinati, rispettati in tutto il mondo….. La nostra Nazionale gioca bene anche quando non vince, il nostro popolo sta imparando a combattere e vincere su tanti altri fronti, nella vita di tutti i giorni…..ma questa è una cosa che capirai quando sarai più grande, c’è tempo…..»

ChielliniBonucci210715-001Adesso è il nipote ad avere lo sguardo che si perde chissà dove. Il nonno capisce che il suo interesse sta scivolando via dal calcio e dai ricordi di famiglia verso chissà dove. C’è tempo, sì, prima che grandi questioni come la vita e come viverla possano riguardarlo. Una volta un grande statista inglese disse degli italiani che perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre. Ne è passato di tempo da allora, tanta acqua sotto i ponti delle città d’Italia, tanta considerazione in più guadagnata dal nostro popolo a prezzo di sacrifici e di marcature strette, come quelle che il CT di adesso ed il suo amico Chiellini riservavano ai loro tempi agli avversari, anche ai più forti ed ai più spocchiosi. E gli avversari non passavano mai….

C’è tempo, caro nipote, prima che le tue domande mi spingano a darti queste risposte, se ci sarò ancora…. Per adesso, prima che tu corra via a giocare, mi contento di inventarmene una alla domanda che mi ripeti per l’ennesima volta, il punto in cui si ferma il tuo orizzonte di adesso.

(Nipote) «Nonno, ma allora…. vinciamo noi questa volta o no?»

Donnarumma210715-001(Nonno) «Caro nipote, di preciso non lo so. Ma una cosa posso dirti: se si va ai rigori, vinciamo noi. Abbiamo imparato a batterli come nessun altro. E il nostro portiere, il mitico Gigio Donnarumma, che c’era anche vent’anni fa, ancora se la cava, come il Dino Zoff di tanto tempo fa…..»

A quel punto il nipote non ascolta più, l’ultima rimembranza del nonno si perde quasi coperta dal suo saluto, ciao nonnino!

Il nipotino è già via, verso un’altra giornata spensierata di quelle che ai suoi anni la vita dovrebbe sempre e soltanto riservare.

In attesa che il pallone torni a rotolare, e l’arbitro a fischiare. Riunendo per l’ennesima volta la famiglia Borri davanti a quel benedetto televisore. Per un nuovo episodio di quel sogno azzurro che non sembra avere mai fine.

Francesco De Gregori – Viva l’Italia

(*) citazione del Signore degli Anelli

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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