Sessant’anni dello Spirito con la Scure

di Simone Borri

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Za-gor-te-nay.

In dialetto algonchino, l’idioma comune parlato dagli indiani appartenenti alle Prime Nazioni (il ceppo che abita la grande distesa di terra nordamericana che va dal Quebec canadese al New England statunitense) significa: lo Spirito con la Scure.

E’ un nome che i pellirosse pronunciano sempre con timore reverenziale e circospezione, perché si tratta di uno dei loro spiriti guardiani, le entità soprannaturali alla cui benevolenza è affidata nella loro cultura la sopravvivenza stessa delle tribù.

Lo storico numero uno di Zagor, La foresta degli agguati

Lo storico numero uno di Zagor, La foresta degli agguati

Zagor – così indiani e visi pallidi abbreviano il suo nome –  è appunto uno spirito possente e benevolo, per quanto a volte terribile nella sua collera e nelle sue vendette. Fin dalla sua prima apparizione, ha reso chiaro di essere venuto giù dal cielo nella foresta di Darkwood ad amministrare la giustizia e a riparare i torti commessi da chiunque, qualunque sia il colore della sua pelle.

Una apparizione decisamente pittoresca la sua, se ricordiamo bene. Così come pittoresco, per sua stessa definizione, è il costume che indossa: una casacca rossa di tessuto indiano su cui campeggia un disco giallo che racchiude il simbolo di un animale mitologico: l’Uccello del Tuono. Mezzo rapace e mezzo rettile sopravvissuto ad ere geologiche diverse, per i nativi americani rappresenta il messaggero del Grande Spirito, di solito annunciato da una tempesta probabilmente causata dal battito delle sue stesse gigantesche ali.

La prima apparizione di Zagor agli Abenaki, gli Algonchini del capo Tonka destinato a diventare suo amico fraterno, era stata in effetti abbastanza suggestiva dal punto di vista scenico. Utilizzando fumogeni, esplosivi ed altri effetti speciali ereditati dalla compagnia di artisti da circo girovaghi che l’aveva raccolto ed allevato da ragazzo, lo Spirito con la Scure si era presentato come una entità soprannaturale ai pellerossa, che lo avrebbero ritenuto da quel momento un essere superiore ed immortale, ed agli stessi visi pallidi, che pur ritenendolo perfettamente umano difficilmente avrebbero messo in questione il suo senso di giustizia, la sua forza e la sua capacità di usare le sue armi: la Colt agganciata alla sinistra del suo cinturone e la caratteristica scure indiana allestita da lui stesso.

Zagor210629-003Questa storica presentazione ai popoli di Darkwood, una foresta immaginaria che nel nome ricorda tuttavia non a caso e in modo abbastanza onomatopeico l’inglese Sherwood, era stata raccontata agli appassionati lettori quando già gli albi che raccoglievano le avventure di Zagor erano arrivati al n. 56, intitolato appunto Il Re di Darkwood e uscito nel febbraio del 1970. A noi che di quei lettori facevamo parte ormai da tempo, lo Spirito con la Scure si era manifestato invece il 1° luglio 1961.

Il suo creatore, il suo padre artistico era in realtà un figlio d’arte. Sergio Bonelli era il primogenito di Gianluigi, storico fondatore di quella che sarebbe diventata la più celebre ed importante casa editrice di fumetti italiana: la Sergio Bonelli Editore che papà Gianluigi e mamma Tea Bertasi avevano intitolato al loro figlio. E che nel 1948 aveva dato i natali ad un’altra delle loro creature, destinata a fama planetaria.

Il suo nome era Tex. All’inizio le sue storie si confondevano con quelle di una miriade di personaggi della Bonelli, tutti accomunati soltanto da una cosa, la pubblicazione nei caratteristici albi a strisce. Più o meno all’epoca in cui Tex Willer, il ranger del Texas, si era affermato come l’eroe prediletto dalla prima di una lunga serie di generazioni di fumettari e si era guadagnato il cosiddetto formato gigante che ha mantenuto da allora fino ad oggi, Sergio decise che era ora di seguire le orme paterne e di affiancare ad Aquila della Notte (nome indiano del ranger che aveva tracciato per primo la via di giustizia ed equidistanza tra visi pallidi e pellirosse) un fratello minore che magari potesse avere in prospettiva lo stesso successo.

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Sceltosi lo pseudonimo di Guido Nolitta, per non dover esordire con sulle spalle un cognome a quel punto assai pesante, e la partnership di uno dei migliori disegnatori della scuderia di famiglia, Gallieno Ferri, narra la leggenda che Bonelli jr. sceneggiasse per la prima volta il suo personaggio durante un viaggio sull’A1 lungo il quale fu stabilito che il nuovo eroe avrebbe avuto un carattere e un nickname indiano del tutto simili a quelli del suo fratello maggiore texano, ma ambientazione e contesto storico del tutto diversi. Za-gor-te-nay non esisteva in realtà come locuzione nel dialetto dei nativi, ma ce la aggiunsero Bonelli e Ferri, che dotarono il loro eroe di un grido di guerra di tutto rispetto, quell’Aaayyyaaakkk! che da allora risuona periodicamente sia a Darkwood che nelle biblioteche in cui conserviamo gelosamente gli albi dello Spirito con la Scure.

Uno dei primi albi, in formato a strisce

Uno dei primi albi, in formato a strisce

Era fatta, non restava che partire. E a differenza dell’esordio di Tex – a cui ci unimmo fin dalle prime vignette della prima avventura, Il totem misterioso, allorché il fuorilegge che non era ancora diventato ranger cercava di sfuggire all’inseguimento di una banda di desperados – per l’entrata in scena di Zagor nel suo numero uno, La foresta degli agguati, dovemmo aspettare diverse pagine, e nel frattempo goderci le comiche peripezie di colui che sarebbe diventato il suo unico, simpaticissimo pard: Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales detto Cico. A levare dai guai il quale, nella prima di una lunga serie di occasioni, Zagor avrebbe fatto appunto la sua prima apparizione.

Zagor210629-002Gli albi di Zagor inizialmente uscirono in coabitazione con quelli di altri personaggi nella collana Zenith, e solo nel 1965, quattro anni dopo l’esordio, ebbero l’onore e l’onere del formato gigante. Per lungo tempo gli aficionados dell’eroe con la scure hanno dovuto inoltre sopportare la strana numerazione dei suoi giornalini, che cominciava non dal n. 1 ma bensì dal n. 52. A quel punto, oltre ad una serie già cospicua di villains, cattivi vari, Zagor e Cico avevano sbaragliato definitivamente ogni concorrenza. Tex aveva visto crescere il suo fratellino, e papà Gianluigi aveva visto crescere il figlio Sergio, capace di ripercorrere le sue orme e di portare gloriosamente la casa editrice di famiglia verso il ventunesimo secolo.

Siamo cresciuti con Zagor quanto con Tex. Fratelli dello stesso sangue anche se completamente diversi. Se il secondo aveva il pregio di celebrare degnamente rivisitandoli i canoni del western classico, quello americano degli anni cinquanta, alla John Wayne per capirsi, e quello italiano degli anni sessanta, alla Sergio Leone sempre per capirsi, Zagor acquistò una veste grafica e narrativa del tutto peculiare, vincendo anche la sua brava battaglia nel campo dell’originalità.

Una celebre "saga" di Zagor: Odissea americana

Una celebre “saga” di Zagor: Odissea americana

Za-gor-te-nay è uno spirito che opera tra le tribù  pellirosse ed i coloni bianchi in un’America che è ancora quella dei primi insediamenti costieri e dei primi tentativi di trappers e pionieri di spingersi all’interno, verso ovest, verso l’ignoto. Siamo attorno al 1830, gli Stati Uniti si sono costituiti da poco, il Canada è rimasto saldamente in mano alle Giubbe Rosse, ma nelle foreste e nelle praterie dove il sole va a morire si nasconde un mondo che deve essere ancora del tutto esplorato e scoperto, popolato tra l’altro dalle più strane creature.

Anche Tex aveva avuto la sua bella dose di soprannaturale con cui confrontarsi a più riprese, basti pensare al temibile Mefisto, illusionista da fiera paesana che aveva venduto l’anima ai demoni degli inferi ed al saggio El Morisco, il brujo messicano che aiuta il ranger ed i suoi pards ogni volta che le forze della natura non bastano più a spiegare loro che cosa si trovano a fronteggiare.

Per Zagor, il soprannaturale sarebbe stato addirittura la norma. Scienziati pazzi usciti dalla fantasia di Verne come Hellingen, sinistri druidi celtici come Kandraax, Vichinghi sopravvissuti ad un corto circuito spazio temporale come ne La terra dimenticata dal tempo di Tarzan, licantropi, vampiri e golem presi di peso dalla letteratura gotica del mondo anglosassone e non solo, agenti segreti che scorrazzano nel tempo fino ad incontrare altri e successivi figlioli prodighi della casa editrice come Martin Mystere. Nelle avventure di Zagor c’è di tutto, ma del resto è stato il nostro eroe a scegliersi il proprio destino il giorno che ha scelto di apparire lui stesso ai suoi nuovi vicini di casa come un personaggio a sua volta soprannaturale.

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Soltanto nel n. 400, illustrato a colori secondo la prassi di casa Bonelli che da sempre regala ai lettori questa veste grafica in occasione dei numeri che fanno cifra tonda, lo Spirito con la Scure tornerà umano al cento per cento, rappacificandosi con quel padre con cui aveva liquidato troppo frettolosamente i conti in gioventù. Mike Wilding era stato un ex soldato che durante il servizio aveva ucciso indiani in quantità, secondo la prassi e le circostanze dell’epoca. Finché gli indiani stessi non gli avevano presentato il conto, cogliendolo di sorpresa nella sua baracca da pioniere in cui aveva cercato di rifarsi una vita assieme alla moglie Betty ed al figlio Patrick. Quest’ultimo l’unico a sopravvivere alla tragica notte in cui il suo destino era diventato quello di Zagor.

Sergio Bonelli 2 dicembre 1932 – 26 settembre 2011)

Sergio Bonelli 2 dicembre 1932 – 26 settembre 2011)

All’epoca di Zagor racconta……, albo n. 55 del gennaio 1970, avevamo lasciato il giovane Patrick ben deciso a chiudere con il passato del padre, e ad espiarlo agendo per conto proprio cercando di rimediare ai torti di costui e di tutti i colonizzatori bianchi in cui si imbatteva. Era la filosofia dell’epoca, quella messa in voga da Soldato Blu e dal revisionismo cinematografico che aveva riscritto la storia del West dal punto di vista dei pellirosse.

Quasi 400 numeri dopo noialtri ragazzi mai abbastanza cresciuti lo ritrovammo finalmente a colloquio chiarificatore con lo spirito del padre, in ossequio ad una filosofia nuova, più completa ed oggettiva, secondo cui la storia in generale è sempre più complessa di qualunque tentativo di scriverla, sia da parte dei vincitori che dei vinti.

Il tempo era passato, ed anche tanta acqua nella Baia di Hudson. Restano quei primi albi di Zagor degli anni sessanta e settanta, le avventure di quello strano, singolare eroe più simile a Tarzan ed a Robin Hood che ad un vero e proprio uomo della frontiera del vecchio West, e la magia che lasciarono nel nostro immaginario individuale e collettivo mentre crescevamo e diventavamo adulti. Quegli albi su cui avevamo sognato ogni sorta di avventura, e che restano ancora sui nostri scaffali a testimoniare di un’epoca che si è chiusa per sempre, quella della nostra adolescenza e dell’adolescenza del mondo moderno.

E poi, poco dopo, era già il tempo di Mister No. Ma questa è un’altra storia.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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