Il cimitero dei Pinti

di Barbara Chiarini

IL CIMITERO DEI PINTI.2021.06.29-01

«Ma che bellezza!»

«Incredibile

«Davvero uno spettacolo!»

Dieci minuti con il cancello aperto su via degli Artisti e tutti i passanti si soffermano per poi affacciarsi, spalancare gli occhi per la meraviglia ed esternare ad alta voce la loro meraviglia! 

Sì perché il Cimitero della Misericordia, anche detto il Cimitero dei Pinti, è come  lo scrigno che contiene un tesoro inaspettato, un gioiello nascosto, celato da decenni agli occhi dei fiorentini. 

Sconosciuto con molta probabilità a più di una generazione, questo luogo sacro e silenzioso galleggia, come una bolla di sapone, nella storia di Firenze, oasi sconosciuta  tra il caos dei viali e la ferrovia. Eppure è qui dal 1747. 

Il cimitero dei Pinti è da molti conosciuto anche come il Cimitero di Porta a Pinti, per il fatto di essere stato collocato alla sua origine al di fuori della cinta muraria, a poca distanza dalla Porta a Pinti, una delle tante porte fiorentine di accesso alla città di cui non è rimasta traccia in tempi moderni: per rendervi un’idea di dove esso sia ubicato, potete fare riferimento all’attuale via degli Artisti.

Porta ai Pinti

Porta ai Pinti

Il cimitero rappresenta oggi un luogo affascinante e misterioso, che per storia e importanza meriterebbe di essere rievocato più spesso di quanto non accada. Poiché era riservato ai soli confratelli dell’Arciconfraternita della Misericordia, che all’epoca non accettava tra i membri le donne, esso è stranamente composto di sole sepolture maschili; per questo,  è unico al mondo.

Fu costruito in quella che un tempo era considerata aperta campagna, poco fuori da Porta a Pinti, per volere della Reggenza lorenese nel 1747 ed accolse i defunti dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, in particolare le persone sconosciute o non richieste dai parenti, i cui scheletri venivano poi anche usati per gli studi di anatomia. Le prescrizioni igieniche divennero comunque legge nel 1784 quando fu proibita l’inumazione in città.

Quando l’Arciconfraternita della Misericordia si mise in cerca di un nuovo luogo di sepoltura in una zona più vicina alla città rispetto al cimitero di Soffiano, il Granduca Leopoldo II concesse in data 11 luglio 1824 la zona adiacente al vecchio cimitero dell’ospedale. Inizialmente il cimitero della Misericordia e dell’ospedale rimasero separati da un muro divisorio, ma in seguito, dopo un atto di rinuncia dell’ospedale, il cimitero della Misericordia poté essere ingrandito notevolmente, assumendo un aspetto monumentale.

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Fu quindi ristrutturato nel 1837-1839 dall’ingegnere comunale Paolo Veraci che realizzò un insieme in stile classico  di due loggiati semicircolari saldati insieme da una cappella dedicata all’Immacolata Concezione: questa zona era destinata alle tombe distinte. Quindi, il cimitero venne completato tra il1878 e il 1886 dall’architetto Michelangelo Maiorfi, il quale aggiunse le due celle laterali e la facciata classicheggiante. L’ultima tumulazione avvenne nel giugno del 1896 con la sepoltura di Emilio Lapi. 

Questo luogo rappresenta ormai  il film sgranato di una Firenze persa nella notte dei tempi, un Pantheon risorgilmentale andato dimenticato: tombe solenni e frasi toccanti scolpite nel marmo. Peccato che, in questo suggestivo emiciclo di luce, tutto stia andando in pezzi: mura sbrecciate, soffitti pericolanti, scale rotte.

Il capo di guardia della Misericordia, custode amorevole di tanto tesoro, fa il possibile per accudirlo ancora al meglio ma sarebbe necessario intervenire con opere forti per metterlo in sicurezza.  Insomma, ci vorrebbero tanti soldi,  troppi per questi tempi. Però, è un vero peccato non valorizzare un posto così bello, un luogo in cui sono conservati alcuni pezzi davvero unici. E badate bene che, ahimè,  stiamo parlando di un tesoro che neppure molti fiorentini purtroppo conoscono!

La passeggiata dentro il cimitero, come un rifugio ottocentesco circondato da palazzi moderni, spezza il fiato. A ogni passo si leggono i nomi, più o meno noti, di alcuni dei fratelli giornanti, oppure buona voglia (vale a dire coloro che furono impegnati in diversi modi  nei servizi di carità della Misericordia).

Assai suggestive sono anche le cinque vetture storiche che venivano usate per il trasporto dei defunti: da quelle scure e – al tempo – dorate che venivano riservate agli adulti, ad altre due carrozze, tutte bianche, che invece venivano usate per le salme dei bambini.

Tra le personalità sepolte si possono ricordare  tanti personaggi illustri:  per citarne alcuni, Vincenzo Batelli, Giovanni Baldasseroni,Giuseppe Barellai,Gaetano Bianchi, Pietro Dazzi e Emilio De Fabris.

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Ma adesso, il cimitero dimenticato sta finalmente facendo parlare di nuovo di se’. È notizia di questi giorni la proposta di un progetto per la sua reintegrazione nell’ambito del patrimonio storico-artistico della città di Firenze, attraverso la possibilità di attuare dei lavori di restauro atti a risanare le strutture, a lungo appesantite dalla patina del tempo. Da qui l’idea di lanciare una piattaforma on line, allo scopo di raccogliere gli fondi idonei. L’operazione avrà inizio di qui a poco.

Aderire a questa campagna significherebbe restituire alla città un piccolo gioiello nascosto. Non trovate?

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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