Gli Eroi di Cartone

di Simone Borri

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L’apoteosi del fumetto in TV provocata da Gulp aveva avuto un precedente. Uno strano precedente, di segno completamente diverso, ancorato al palinsesto della TV dei ragazzi, e con un intento didascalico – educativo secondo lo stile e la mission della RAI di allora.

Gli eroi di cartone nacquero da un’idea del regista Luciano Pinelli e dello sceneggiatore Nicola Garrone (padre del regista Matteo). Il loro intento era quello di proporre ai ragazzi di allora una antologia critica del fumetto italiano ed internazionale. Detta così, sembrerebbe presa di peso dai programmi del Ministero della pubblica Istruzione, ed altrettanto accattivante per bambini e ragazzi che di cartoni animati, senza annesso alcun intento da cineforum, ne avevano allora a sufficienza.

In realtà si trattò di un discreto successo, per quanto – a differenza di quanto sarebbe accaduto poi con Gulp – limitato alla fascia oraria di competenza di bambini ed adolescenti. Sulle ragioni di questo successo giocarono l’introduzione in televisione di alcuni capolavori di quella arte e cultura pop che si stava affermando in quegli anni alla voce fumetto. Ma soprattutto giocò, almeno nelle prime due stagioni, la presenza in studio di un conduttore assolutamente sui generis.

LucioDalla210720-001Lucio Dalla aveva già scritto e cantato canzoni di successo, ma all’inizio del decennio settanta ancora doveva definitivamente sfondare. Era considerato in ogni caso un personaggio abbastanza trasgressivo, una sorta di adolescente mai del tutto cresciuto, un fumettaro lui stesso, e proprio quello probabilmente lo rese simpatico al pubblico di adolescenti che alle 18 di ogni martedi e venerdi si metteva davanti alla TV per avere le ultime notizie sugli eroi di cartone.

Lucio si portò dietro la sua band, capitanata già allora da Rosalino Cellamare in arte Ron, e si portò in studio diversi ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, in concomitanza con l’eroe di cartone di turno a cui in qualche modo erano connessi.

In quello studio, a partire dall’aprile 1970 che vide l’esordio del programma, si alternarono eroi al debutto assoluto sui nostri schermi o che fino a quel momento vi avevano fatto saltuarie apparizioni più che altro natalizie, rimanendo relegati alle edicole ed alle librerie. Come i personaggi di Charles Schulz, i Peanuts capitanati da Charlie Brown, che in America stava diventando l’eroe della controcultura nata dalla contestazione.

peanuts210720-001Poi fu la volta del transfuga dalla Disney Stephen Bosustow con il suo Mister Magoo, che conteneva anch’esso elementi di critica sociale decisamente al di fuori delle corde della grande factory californiana di cartoons. Per l’Italia, portacolori fu soprattutto Bruno Bozzetto con il Signor Rossi e con Vip mio fratello superuomo. Fritz Freeleng, un altro transfuga , lui dalla Warner Bros per cui aveva disegnato Gatto Silvestro, Bugs Bunny e compagnia bella, fu inserito nel programma grazie anche alla sua Pantera Rosa, testimonial della quale fu invitata Claudia Cardinale, protagonista del film omonimo di Blake Edwards nei cui titoli di testa e di coda il cartoon era stato deliziosamente inserito.

Walter Lantz portò il Picchiarello che in quei giorni spopolava nelle nostre edicole. A Marcello Marchesi fu chiesto di fare da anfitrione ad Asterix, il fumetto di Goscinny e Uderzo che in quei giorni spopolava nelle edicole francesi. E poi, DC Comics e Marvel con i loro supereroi ed il corto circuito sociologico che sottintendevano. Come cantava Dalla nella sigla della trasmissione, che mondo sarà mai quello che ha bisogno di chiamare Superman per funzionare?

Su tutto questo galleggiava proprio lui, Lucio Dalla, ragazzo non troppo cresciuto dal talento musicale e dalla verve fumettistica sconfinati, che aveva riversato anche nella sigla del programma da lui scritta e interpretata, Fumetto. Lo studio di Dalla in definitiva era come la camera in disordine di un adolescente di quegli anni, ed anche per questo probabilmente il programma agli adolescenti piaceva.

Poi venne Sanremo 1971. La trasgressione del cantante bolognese si palesò tutta nella canzone con cui vinse il festival, 4 marzo 1943. Per ottenere quella vittoria, Lucio dovette sottostare alla censura che secondo la morale dell’epoca gli impose di cambiare il verso «e anche adesso che bestemmio e bevo vino/per ladri e puttane sono Gesù Bambino» in un più innocuo ed incensurabile «e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino/per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino». Prezzo relativo da pagare, e tuttavia una RAI quanto mai a disagio per la vicenda fu ben felice di lasciargli via libera per dedicarsi alle sue tournèes musicali, ingaggiando al suo posto per concludere la stagione un certo Pippo Franco, che si stava affermando come cabarettista e che aveva un passato di inchiostratore per l’edizione italiana del Principe Valiant di Hal Foster.

Pippo era già allora di una simpatia unica, ma per qualche ragione non bucava lo schermo per adolescenti che erano ormai gli Eroi di Lucio Dalla. Il quale fu richiamato in fretta e furia in servizio a concludere la stagione del 1971.

Francesco Mulé

Francesco Mulé

Per la terza stagione, Dalla non fu comunque più disponibile e la produzione RAI si rivolse ad un personaggio che la TV dei ragazzi conosceva già molto bene, Francesco Mulé. In regia e sceneggiatura subentravano rispettivamente Nicoletta Artom e Sergio Trinchero, ma il programma avrebbe mantenuto la sua caratteristica di intrattenimento educativo che aveva avuto fin dagli albori. Arrivarono sulla scena fumetti più sofisticati, come il Braccio di FerroPopeye dei Fletcher Studios, dei quali sarebbe stata presentata anche Betty Boop, che a suo tempo (anni 30) aveva causato i suoi bravi problemi con la censura americana per la sua carica decisamente erotica.

Un notevole esempio di fumetto storico fu L’affondamento del Lusitania di Windsor McKay, che ricostruiva la tragica vicenda della nave inglese silurata dai tedeschi nella Grande Guerra, e che aveva portato all’entrata nel conflitto degli Stati Uniti d’America.

Tra puntate aggiuntive, antologiche e repliche, la serie arrivò fino all’a stagione 1976, quando ormai i fumetti in TV erano soprattutto quelli di Supergulp in prima serata, bambini e ragazzi non andavano più a letto dopo Carosello, la controcultura e la pop art andavano ormai verso direzioni nuove e destinate ad altri palinsesti, e nessun giovanissimo telespettatore italiano accettava più l’intento didascalico di una RAI che stava anch’essa per cambiare per sempre.

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Lucio Dalla, Fumetto – Gli eroi di cartone

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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