Edgar Degas, passione e perfezione

di Barbara Chiarini

Edgar Degas, 19 luglio 1834-27 settembre 1917 Autoritratto, 1855

Edgar Degas, 19 luglio 1834-27 settembre 1917
Autoritratto, 1855

Come riuscir a parlare di questo artista essenzialmente parigino, di cui ogni opera racchiude tanto ingegno letterario e filosofico quanto arte della linea e scienza del colore? Da ciascuno dei suoi dipinto, anche soltanto da un suo tratto, è possibile rivelare quel che di bello si può dire di lui, perché le sue opere restano ad oggi spirituali, raffinate e sincere.

Edgar Degas non cercò mai di far credere a un candore che non possedeva; al contrario, la sua sapienza prodigiosa proruppe ovunque. Con la sua ingegnosità, così attraente e peculiare, seppe disporre i personaggi dei sui quadri nel modo più imprevisto e piacevole, restando sempre vero e naturale. Del resto, ciò che Degas odiava di più era l’ebbrezza romantica, la sostituzione del sogno alla vita. Egli era un osservatore: non aveva bisogno di cercare le esagerazioni e infatti riuscì a raggiungere il giusto effetto attraverso la realtà stessa, senza calcature. Questo fece di lui lo storico più prezioso delle scene che ritrasse nelle sue tele, opere d’arte di cui ancora oggi i nostri occhi  possono godere.

Lo dimostra il fatto che, dopo avere visto uno dei suoi pastelli in cui sono raffigurate le  famosissime ballerine di danza classica,non si avrebbe più bisogno di andare all’Opera. E che dire dei suoi studi sui caffè concerto i quali  rendevano meglio l’effetto che il luogo stesso? Perché questo artista ebbe una sapienza e un’arte davvero rara a possedere. Come in quelle figure di donna appena accennate nel fondo, con abiti di mussola, dietro i ventagli, o anche negli spettatori attenti, in primo piano, tutti con il capo levato, il collo teso, lo sguardo divertito mentre sicuramente stavano godendosi di una canzone volgare accompagnata da gesti grossolani! E quelle donne sulla soglia d’un caffè, di sera: ce n’è una che fa schioccare l’unghia contro i denti, un’altra che stende sul tavolo la grande mano guantata. Sullo sfondo, il boulevard, dove il movimento va diminuendo lentamente. 

Non soltanto quadri pertanto, bensì molto di più, straordinarie pagina di storia e La piccola ballerina che regge un bouquet, oppure i Coristi o anche Le Ballerine con le gonne blu sono altrettanti capolavori che non si ammireranno mai abbastanza!

Il foyer della danza al Teatro dell’Opéra, 1872

Il foyer della danza al Teatro dell’Opéra, 1872

Edgar Degas era figlio di un banchiere benestante e amante dell’arte. Nell’epoca stessa nella quale Manet percorreva l’Italia, un giovane Degas iniziava gli studi di giurisprudenza. Però, nel 1854, cambiò idea. Avendone notato il talento, i suoi genitori gli permisero di allestire un atelier in casa propria, e all’età di vent’anni era già molto determinato a diventare un artista. I suoi primi lavori risentirono dell’influenza di Jean-Auguste-Dominique Ingres e di Eugène Delacroix; frequentò anche le lezioni all’École des Beaux-Arts di Parigi, ma la parte più importante della sua istruzione artistica fu lo studio degli antichi maestri. Il Louvre fu una grande fonte d’ispirazione per l’artista, ma anche l’Italia, dove visse dal 1856 al 1859. 

Poi, nel 1862 l’ incontro con Manet lo portò a cambiare decisamente rotta. Venne così introdotto nella cerchia dei giovani impressionisti e per alcuni anni abbandonò i quadri storici. Da questo periodo Degas si rivolse a soggetti contemporanei che comprendevano il balletto, il teatro, gli interni dei caffè, le stiratrici al lavoro e i bagnanti. Pochi pittori come lui trassero ispirazione dalle tematiche della società urbana di tutti i giorni. Attenzione però a etichettarlo troppo in fretta. Edgar Degas espose le sue opere in sette delle otto mostre impressioniste, ma mantenne sempre una certa distanza tra il proprio stile e quello impressionista; addirittura, criticò espressamente la tecnica dell’en plein air non amando per niente la pittura all’aperto.

Come gli altri impressionisti dipingeva il mondo intorno a sé in modo fresco e informale, per dare la sensazione di scene spontanee e non progettate; spesso utilizzava dei punti di vista molto particolari o figure inquadrate come in uno scatto fotografico. Ma tutta questa spontaneità era solo apparente poichè in realtà le sue opere furono sempre frutto di lunghe ore di studio. 

Fino al 1874, grazie alle finanze familiari, non ebbe bisogno di vendere le proprie opere, ma quell’anno le cose cambiarono. Il padre morì lasciando debiti inaspettati e Degas fu costretto a vendere la casa e la sua collezione di quadri per ripagare tutto. Ad ogni modo poté contare sull’appoggio dell’influente gallerista Paul Durand-Ruel e non ebbe mai problemi nel commercializzare il proprio lavoro. 

Il suo problema irrisolvibile fu invece la perdita della vista al compimento dei cinquant’anni; pur di continuare a dipingere Degas passò dalla pittura ad olio al pastello, una tecnica che gli consentiva di stare fisicamente più vicino alle superfici su cui lavorava. Ad ogni modo, non cessò mai di sperimentare, fondendo insieme diversi modi di dipingere pur di ottenere risultati inediti; realizzò anche delle stampe e produsse intere sculture in cera.

Dato che la vista gli mancava, il senso tattile divenne sempre più importante: il suo capolavoro scultoreo, Ballerina di quattordici anni, realizzato in creta e cera e poi fuso in bronzo, divise addirittura la critica del tempo. Purtroppo, dopo la fine del secolo, Degas poté produrre solo piccoli lavori, divenendo totalmente cieco negli ultimi anni della sua vita.

Le Stiratrici, 1874

Le Stiratrici, 1874

Ritenuto da molti un misogino, non si sposò mai, considerando le donne come eterne seconde rispetto alla sua arte. Eppure, molti dei suoi quadri più famosi ritraggono proprio loro, le donne: fu ferito dallo sforzo e dalla specialità del movimento che facevano le stiratrici quando lavoravano, dal gioco simpatico della luce nelle loro botteghe prodotto dalla grande quantità di panni bianchi, che da per tutto vi si trovano attaccati. Fu osservatore attento delle fatiche delle lavandaie, col loro accovacciarsi davanti alle proprie tinozze. Fu spettatore affascinato dai nastri, dalle labbra, dalla grazia dei gesti, dalla fisicità eterea delle ballerine del Foyer de l’Opera, illuminate dagli straordinari effetti di luce delle scenografie teatrali.

Infondo, forse, non ebbe neppure così tanto un brutto carattere come ci viene riferito: solo con l’età e la perdita della vista divenne solitario e insofferente.  Ma, al di là di tutte le considerazioni, questo artista ebbe una personalità straordinaria, temuta per la sua sottile arguzia, e la sua completa devozione all’arte e tra gli artisti come Renoir e Pissarro, il suo genio ottenne totale rispetto.

Dopo la morte, avvenuta nel 1917, divenne quasi un monumento nazionale in Francia e la sua reputazione, di uno dei grandi dell’arte del XIX secolo, ancora oggi è molto forte.

«Artista potente e isolato, senza precedenti verificati, senza discendenza che valga, Degas suscita ancora, in ogni suo quadro, la sensazione della stranezza accurata, del non visto così giusto che uno si sorprende d’esser stupefatto, che quasi se la prende con se stesso»

J. K. huysmans Certains

Piccola danzatrice di quattordici anni (1879-1881)

Piccola danzatrice di quattordici anni (1879-1881)

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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