D’Artagnan

di Simone Borri

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«Il primo lunedì del mese d’aprile 1625 il borgo di Méung sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle (…) Un giovane.…»

E’ l’incipit del più famoso e avvincente dei romanzi d’avventura della nostra infanzia, I tre moschettieri. Per generazioni i ragazzi italiani avevano fantasticato sulle sue pagine, mentre il più ambito dei regali assieme alla Colt giocattolo con cui ripetere l’epopea del West era stata la spada di Zorro, che in alternativa diventava quella di D’Artagnan.

Autore di quella saga che spaziava dai tempi della regina Maria fino a quelli del suo nipote che un giorno sarebbe stato chiamato Re Sole, attraverso duelli, inseguimenti, tradimenti, astuzie, inganni e peripezie da affrontare per salvare l’onore della Regina e della Francia con l’unica ricompensa di un fazzoletto profumato adornato delle iniziali della sovrana, era uno scrittore francese vecchio amico degli italiani, perché aveva partecipato al loro Risorgimento a fianco di Garibaldi, l’eroe romantico per eccellenza: Alexandre Dumas.

Alexandre Dumas

Alexandre Dumas

Era inevitabile che la neonata televisione, da subito impegnata a trasferire in immagini le fantasie ed i sogni dei cittadini nelle cui case entrava di prepotenza tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta, si impadronisse prima che di tutte le altre delle opere dell’avventuriero che non contento di sognare la cappa e la spada alla fine era corso ad indossarle.

In principio era stata scelta la più matura delle sue creazioni dal punto di vista letterario ed anche filosofico, quel Conte di Montecristo che spiccava tra gli altri romanzi per la sua connotazione esistenzialista e per una trama assai sofisticata che si destreggiava tra la caduta di Napoleone Bonaparte, la Restaurazione ed il Congresso di Vienna e la battaglia quotidiana del popolo francese tra la realtà aristocratico-borghese che prometteva un benessere privo di alcun fascino e quella grandeur da poco assaporata e da subito rimpianta non appena l’HMS Bellerofonte aveva portato via per sempre l’Imperatore, diretta verso il suo ultimo confino a Sant’Elena.

Andreea Giordana è il Conte di Montecristo

Andreea Giordana è il Conte di Montecristo

Come il suo protagonista Edmond Dantes, Montecristo era un romanzo ingiustamente accusato di peccati che in realtà non aveva commesso. La sua apparente apologia della vendetta aveva fatto sì che l’opera incorresse infatti nientemeno che nella scomunica della Chiesa cattolica, che l’aveva posto all’Indice (l’elenco dei libri che al buon cristiano era proibito leggere, perché immorali).

Tutto ciò era ormai letteratura morta, relitto moralistico del passato, in quel 1966 in cui la RAI Radio televisione Italiana affidò al regista Edmo Fenoglio e ad un giovanissimo attore di nome Andrea Giordana i ruoli chiave nello sceneggiato tratto dal libro che bene o male tutti avevano letto di nascosto, e la cui riduzione sul piccolo schermo potevano finalmente seguire alla luce del sole.

I banditi del re

I banditi del re

Su Dumas si scommetteva al sicuro. E la TV francese non voleva esser certo quella che avrebbe perso la scommessa. Ecco dunque nello stesso periodo da Oltralpe Les Compagnons de Jehu, da noi tradotto con un suggestivo I banditi del Re. La storia della rivolta della Vandea contro la Rivoluzione Francese nelle mani di Dumas diventava uno sceneggiato d’avventura, in cui il dramma della guerra civile che dilaniava il paese si intrecciava alle vicende amorose che legavano i destini dei lealisti a quelli dei rivoluzionari. Tra gli interpreti spiccava un Dominique Paturel che avremmo ritrovato pochi anni dopo sui nostri schermi, ad interpretare il ruolo più importante per lui e per noi.

Tutti per uno, uno per tutti!

Tutti per uno, uno per tutti!

Le scene iniziali di D’Artagnan, coproduzione italo-franco-bavarese del 1970, ricalcavano fedelmente quelle che ci eravamo auto-impressi nella nostra fantasia prendendole dalle pagine dei Tre Moschettieri. Il giovane aspirante moschettiere che, diretto a Parigi, incappava subito nelle trame dell’affascinante e perversa Milady era proprio così come ce lo aspettavamo. Lo avremmo visto invecchiare nello sceneggiato che ricalcava fedelmente la Trilogia (I tre Moschettieri, Vent’anni dopo, Il Visconte di Bragelonne – La maschera di ferro) combattendo dapprima il malvagio Cardinale Richelieu per l’onore della regina Anna, poi la stessa Milady (nello sceneggiato Antonella Lualdi, e scusate se è poco) determinata a far sfociare le sue tresche in una guerra rovinosa tra Francia ed Inghilterra proprio mentre in Europa cominciava quella dei Trent’Anni; poi addirittura cercando di fermare il tempo insieme alla Rivoluzione Puritana che avrebbe stravolto non solo l’Inghilterra ma anche la storia dell’Europa moderna; e infine l’ingratitudine dell’astro nascente, quel Re Sole che ormai cresciuto ed affrancato dalla soffocante tutela dell’altro Cardinale, l’italiano Mazarino, non aveva più bisogno delle spade dei fedeli Moschettieri.

Antonella Lualdi è Milady

Antonella Lualdi è Milady

Di questi sceneggiati, di questi gioielli della letteratura tradotta in immagini televisive, non esiste purtroppo più traccia in lingua italiana, se non magari sepolta nelle segrete di qualche Castello d’If della RAI, insieme a quell’abate Faria che liberò Edmond Dantes e con lui la nostra fantasia di adolescenti. E’ un peccato, perché sembravano scritti da Dumas stesso, e di sicuro tutto ciò che è venuto dopo come remake non tiene il passo, con buona pace di mostri sacri come Gerard Depardieu.

Sulle note delle sigle di questi piccoli grandi capolavori, cominciava la nostra serata in deroga all’editto di Carosello, a fianco di mamma e babbo. E cominciava spesso anche la nostra TV dei Ragazzi, perché negli anni settanta sarebbero stati replicati a non finire nella nostra fascia d’obbligo.

Non avevamo più la spada di plastica al fianco, alla fine, ma dentro di noi eravamo rimasti pronti a sguainarla, ogni volta che i tamburi dei Moschettieri tornavano a chiamarci.

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Edmond e Mercedes

«Lo rivedremo?»

«Ce l’ha detto lui stesso, Edmond Dantes….. Attendere e sperare»

Clicca di seguito se vuoi risentire quei tamburi, e la colonna sonora della tua infanzia.

Il conte di Montecristo

I banditi del re

D’Artagnan – I tre moschettieri

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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