Un Ringhio scuote la Fiorentina

di Simone Borri

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Fumata bianca per l’allenatore viola, al termine di un conclave che sembrava interminabile più della media dei conclavi, o che dovesse terminare con la presa d’atto della drammaticamente scarsa appetibilità della Fiorentina attuale.

La Fiorentina riparte dunque da Rino Gattuso detto Ringhio. L’annuncio lascia interdetti, perché nei dieci giorni appena trascorsi il nome dell’a questo punto ex allenatore del Napoli era stato accostato più o meno a tutte le squadre di vertice della serie A. La Fiorentina sembrava decisamente attardata sull’erta salita che portava alla designazione del successore di Beppe Iachini. Il quale ad un certo punto, stando almeno a radio spogliatoio, sembrava addirittura papabile per succedere a se stesso. Commisso la proposta gliela avrebbe anche fatta, è stato il nostro Beppe a picchiare per noi una volta di più, ed a declinare l’offerta più garbatamente di quanto facesse quando entrava sugli attaccanti avversari sulla mediana viola di qualche anno fa.

In questi dieci giorni che hanno sconvolto Firenze, per parafrasare un celebre testo su una celebre rivoluzione di un secolo fa, la tifoseria si è trovata di nuovo divisa come ai vecchi tempi. Quelli della gestione Della Valle, in merito alla quale negli ultimi tempi non c’era più un fiorentino capace di esprimere una valutazione a prescindere, soprattutto dal proprio partito ormai preso.

La ormai famosa – o famigerata che dir si voglia – conferenza stampa di fine campionato di Rocco Commisso detto Rocky ha resettato tutti i giudizi sulla stagione appena conclusa. Una delle peggiori, dati statistici alla mano ma non solo quelli, dell’intera storia viola. La quarta consecutiva in cui lo spettro della serie B ha aleggiato in maniera pesante sulle rive dell’Arno. A sentire il patron, e tutti coloro che hanno trovato convincente la sua rocambolesca esternazione, colpa del tracollo della squadra (per fortuna non tradottosi in guai peggiori) sarebbe stato l’atteggiamento dei giornalisti (ribattezzati per l’occasione dai suoi supporters in giornalai, con discutibile tatto verso gli esercenti del settore) nei confronti della società. Una parte del tifo viola trova convincente questa analisi, ed è la stessa parte che adesso batte le mani alla scelta (rocambolesca anch’essa, per com’è maturata) di Gattuso sulla panchina della Fiorentina, senza se e senza ma.

L’altra parte, quella che era perplessa dopo le parole e soprattutto i gesti del patron italo-americano, perplessa rimane. Non per disistima del Ringhio campione del mondo, ma perché ha ben chiaro che il problema non è – come non era nella stagione scorsa – chi si siede su quella scomoda panchina, quanto il materiale umano e tecnico che gli viene messo a disposizione. Scadente, prestazioni alla mano, nel campionato appena conclusosi, e incognita assoluta nel prossimo, a seguito delle partenze e degli arrivi.

Succede infatti che non si stia riscontrando allo stato attuale grande entusiasmo nel mercato di fronte alla prospettiva di accasarsi a Firenze. Si tratti del mister (che ha nicchiato la sua parte, al netto di obblighi contrattuali e proposte alternative) o si tratti dei giocatori di nome e di sostanza, abbiamo la sensazione che il buon Pradé avrà da fare un bel po’ a convincere eventuali candidati a diventare nuovi acquisti viola.

Sulla società non si dice nulla di falso e di offensivo facendo notare che latitano i programmi (a meno di non voler considerare tali le generiche dichiarazioni di appartenenza alla cosiddetta colonna di sinistra della classifica), ma latitano soprattutto gli atteggiamenti giusti. Il Commisso furioso che si scaglia contro la stampa malvagia e ria non è abituato evidentemente ai mea culpa, anche perché nella sua attività imprenditoriale di provenienza forse non ne ha mai avuto bisogno. Ma chiedersi a chi giovano certi atteggiamenti, diciamo così, alla Martin Scorsese (absit iniuria verbis), forse farebbe più gioco alla Fiorentina che stigmatizzare gli atteggiamenti altrui.

La stampa fa il suo mestiere, l’abbiamo detto e lo ribadiamo, e il lettore ha in ogni caso l’arma finale per tenerne a freno eventuali derive: non comprare più quel giornale o non connettersi più a quel sito web. E’ la società viola made in Commisso che in queste prime due stagioni ha fatto il suo di mestieri poco e male. Sbagliando campagne acquisti di sana pianta e cercando di imporle a tecnici di ispirazione completamente diversa, come se chi sa andare forte in macchina sapesse farlo anche in moto, se ci si passa il paragone.

Fare gli auguri a Ringhio (ed alla Fiorentina che dal mese prossimo sarà in campo ai suoi ordini) è d’obbligo. Soprattutto quello di fare più paura ai suoi giocatori di quanta ne facciano loro gli avversari, come gli capitava da giocatore. Pensare che questo sia tuttavia il piede giusto con cui ripartire è prematuro. L’anno appena trascorso ci siamo salvati grazie ai gol inattesi di un ragazzo che a settembre molti volevano mandare in B a farsi le ossa, e per fortuna che Iachini e Prandelli su una cosa sono stati assolutamente d’accordo: tenerlo qui. Cosicché in B alla fine non c’è andato nessuno, né lui né noi.

Aspettiamo il fatidico 31 agosto, o comunque il giorno che si chiuderà il mercato. Dovremmo saperne un po’ di più su questa necessaria ripartenza viola. Una cosa sola è certa, un’altra annata come quelle appena trascorse, forse, sarebbe chiedere troppo anche a chi consegna adesso tutto il potere ed il credito a Rocco Commisso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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