Obiettivo raggiunto

di Patrizia Iannicelli

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Nell’ultimo turno infrasettimanale, la 36esima giornata di campionato la Fiorentina al Sardegna Arena affronta il Cagliari, una trasferta sempre ostica per i colori viola. I rossoblu reduci da 4 vittorie in 5 gare, dopo l’arrivo dell’ex gigliato in panchina Leonardo Semplici, sono coinvolti nella lotta salvezza e necessitano di fare punti. Per i viola si aspetta solo la matematica, che potrebbe arrivare anche da altri campi.

La formazione viola in divisa bianca, parte con il consueto modulo del 3-5-2, con qualche cambio tra gli undici di partenza, Ribery e Venuti in panchina, Kouame e Igor titolari. Dragowski tra i pali, Milenkovic, Pezzella (cap.), Igor, Caceres, Amrabat, Pulgar, Bonaventura, Biraghi, Kouame, Vlahovic.

Nelle prime fasi nessuna occasione pericolosa verso le due aree avversarie, portieri inoperosi, fasi di sterile possesso palla, ritmi bassi. L’atteggiamento da parte delle due squadre è di massima prudenza, attente più a difendere più che a proporre, gara tattica interrotta con qualche fallo. Nella fase finale Dragowski per problemi fisici necessita delle cure dei sanitari. Nella ripresa il polacco non recupera al suo posto entra Terracciano.

I sardi provano qualche azione, i viola rispondono con un tentativo di contropiede, Kouame nell’occasione non lo sfrutta. Grande grinta di Vlahovic nel controllare un pallone con due avversari, anche da terra il serbo difende il pallone che poi esce dal rettangolo di gioco. Dal bordo campo Ribery cerca di spronare e dare consigli ai compagni.

Il secondo cambio vede entrare Castrovilli al posto di un deludente Kouame. L’unico lampo nel torpore del nulla un recupero di Milenkovic su un tiro di Joao Pedro. Al 69′ giusto per movimentare, viene effettuata una doppia sostituzione, entra Callejon per Bonaventura, e Venuti prende il posto di Caceres.

La parte finale si gioca per inerzia, una sofferenza tra passaggi e un misero tentativo offensivo del Cagliari con i viola che fanno muro davanti la porta. Dopo tre inutili minuti di recupero anche il direttore di gara annoiato (si legge un labiale eloquente) chiude il match da triste primato, una partita senza un tiro in porta.

Su questa gara dove è prevalsa la noia assoluta ci sono pochi commenti da fare, un affronto al gioco del calcio, spettacolo inesistente con zero emozioni e occasioni, anche se da anni siamo costretti a vedere questo tipo di partite di non belligeranza, che accontenta le due squadre nel dividersi la posta in palio. La difesa attenta anche perché poco impegnata con nessun tiro verso la porta, la mediana ha gestito il possesso palla e non ha permesso agli avversari di creare, per il reparto offensivo il bomber Vlahovic non ha mai ricevuto palloni da finalizzare, ha lottato con gli avversari, prezioso in fase difensiva.

Nella noia di una gara soporifera, l’unica nota positiva, aver raggiunto l’obiettivo della matematica salvezza, il quinto risultato utile consecutivo, i 39 punti, che bastano anche grazie alla sconfitta del Benevento. Resta comunque una prestazione da dimenticare, cosi come questo campionato di sofferenza, con poche gioie, la sola di questa stagione quella della crescita del centravanti serbo Dusan Vlahovic, che continua a stupire anche per la mentalità vincente. Non a caso al rientro dopo la trasferta di Cagliari, il classe 2000 si è fermato al centro sportivo per allenarsi, sull’esempio del campione, il suo mentore Ribery che fece la stessa cosa dopo una gara lo scorso anno.

A proposito del centravanti inizia da adesso il capitolo spinoso e controverso del suo rinnovo, che sarà il primo obiettivo per capire come sarà costruita la Fiorentina del prossimo futuro. Sarà poi la volta del nodo da sciogliere sul prossimo allenatore, tanti i nomi accostati ai viola, un profilo di livello porterebbe non solo entusiasmo nell’ambiente, ma sarebbe un punto di rilancio per una nuova stagione, con una squadra competitiva nei diversi reparti.

L'infortunio di Dragowski

L’infortunio di Dragowski

Sarà necessario un cambiamento o un supporto nell’area tecnica con talent scouting anche a livello internazionale, uomini competenti nel settore che possono agire sul mercato in prima persona senza interferenze. Si dovrà ripartire dall’anno zero, facendo tesoro ed evitando questi due anni di errori e problematiche, senza doversi ritrovare con un finale da incubo retrocessione che nessuno potrebbe di nuovo giustificare.

Prima della rivoluzione e futura ricostruzione in campo e fuori, restano ancora due gare da giocare, quella sulla carta difficile e complicata contro il Napoli (in corsa Champions) nel lunch match di domenica al Franchi e l’ultima a Crotone già retrocesso. Prima dei saluti e di qualche ringraziamento ci aspettiamo il massimo impegno e la professionalità da parte di tutti, per rispetto di Firenze e della Fiorentina.

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