Indignados di lotta e di governo

di Simone Borri

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Dunque, vediamo un po’. Secondo la scaletta settimanale messa a punto dal Partito Unico, dal Giornale Unico e dal Pensiero Unico, dovrei indignarmi per i seguenti motivi:

1) la marea umana di interisti che hanno festeggiato in Piazza del Duomo a Milano lo scudetto della loro squadra

2) la censura operata dalla Rai nei confronti di Fedez, che a sua volta avrebbe voluto intervenire al Concertone del Primo Maggio con un discorso a favore del DDL Zan e contro chi ha espresso perplessità in merito

3) il gioielliere di Cuneo Mario Roggero che si è fatto giustizia da solo

4) l’ennesimo naufragio (con vittime) di migranti nel Mediterraneo.

In effetti, sono abbastanza indignato. Anzi, per la precisione ho qualcosa da dire a tutta quella galassia collocata nel nostro universo sulla Sinistra del quadrante stellare e che redige – o intenderebbe farlo – puntualmente l’agenda delle nostre emozioni e delle nostre priorità.

AVETE ROTTO LE SCATOLE. PER I SEGUENTI MOTIVI:

Interscudettocovid210504-0011) Dio benedica i tifosi dell’Inter. Assembrandosi per festeggiare la matematica certezza dello scudetto alla loro squadra in quella Pazza del Duomo di Milano che da oltre un anno non vedeva altro che piccioni e militanti della sinistra antagonista ed arcobaleno fare a gara a chi lascia a terra più escrementi, i supporters nerazzurri hanno inviato a tutte le sonde spaziali l’inequivocabile segnale che sul Pianeta Terra c’é ancora vita.

Il virologo Galli sarà già pronto a vaticinare l’estinzione entro un anno dell’Inter (predizione al cui avverarsi sta lavorando tra l’altro il suo amico Xi Jin Ping), degli interisti e dei milanesi in generale. Ma la Piazza si è riempita, con buona pace di sindaci, questori, prefetti, ministri e tutori vari di un ordine che nessuno sopporta più, e la cui insofferenza – se proprio vogliamo trovare un difetto allo spontaneo rassemblement del popolo meneghino di domenica sera – ha avuto bisogno di un evento sportivo per manifestarsi.

Poche ore prima, a Parigi erano volati sonori schiaffoni tra Gilet Gialli e Flics, e il calcio non c’entrava per niente. C’entravano quei diritti universali dell’uomo che i francesi hanno messo insieme nelle loro piazze un paio di centinaia di anni fa, e che da allora al bisogno scendono in quelle stesse pazze a riprendersi. Noi italiani al massimo manifestiamo per il diritto a vincere lo scudetto da parte di una squadra che non sia sempre la solita.

Ma insomma, intanto prendiamo e portiamo a casa. Non essendo né virologi né post-comunisti, la gioia interista senza distanziamento sociale (ma solo quello che separa i nerazzurri dalla seconda in classifica) ci sembra decisamente una boccata d’aria fresca, e senza mascherina.

Fedez210504-0012) Che la Festa del Lavoro debba essere lasciata in mano ai lavoratori dello spettacolo che ogni anno si alternano sul palco sponsorizzato e ultra-schierato del Concertone di San Giovanni a Roma, e che tra questi lavoratori dello spettacolo ci sia puntualmente chi si sente in diritto di dare lezioni in materia di lavoro e relativi diritti a chi magari il lavoro lo pratica davvero e magari lo ha appena perso, è un malcostume che ormai si perpetua da decenni con la connivenza di sigle sindacali, partitiche ed istituzionali.

Quest’anno è toccato al buontempone Fedez, quello che canta (male) ma che soprattutto sa tutto lui, e se qualcosa non la sa lui la sa di certo la sua sposina, la Ferragni duchessa di Istagram. Siccome il Fedez di lavoro ne sa oggettivamente poco, eccolo scegliere per il suo tema l’argomento a piacere: il DDL Zan e la trans-omo-fobia in Italia oggi. La RAI censura, come fa sempre dai tempi di Dario Fo. E fa male. Basterebbe astenersi dal mandare in onda certi spettacoli (ogni riferimento al Concertone è assolutamente voluto) che di per sé squalificano sia i messaggi che chi li recapita, per non parlare di chi li ascolta.

Nel merito della questione, non ne posso più di un paese dove bisogna stare attenti a come si parla e anche a come si pensa, altrimenti c’é una qualche minoranza o comunque categoria protetta pronta a farti passare un guaio. Guai a dire qualcosa su gay, migranti, scuri di pelle, donne, partigiani, antifascisti.

La Costituzione e l’ordinamento tutelano minoranze e diritti civili e politici dal 1947, ma di continuo si sente il bisogno di leggi speciali ad ulteriore tutela. Quando si approvano leggi speciali, hai voglia a dire che è per la democrazia e la libertà. Democrazia e libertà a quel punto se ne stanno già andando. Negli anni 70 vincemmo contro il terrorismo politico senza leggi speciali. Adesso non se ne può più fare a meno. Le leggi speciali impongono doveri speciali a qualcun altro, per sanzionare comportamenti che i nostri codici tra l’altro sanzionerebbero già, se qualcuno li applicasse.

Chi viola queste leggi, come il DDL Zan di cui sopra, va incontro a sanzioni che possono prevedere anche la reclusione fino a sei anni. Ricordiamo, come termine di mero paragone, che Erika ed Omar (li potrò nominare? O rischio la violazione dei diritti del delinquente sanciti da qualche altro DDL Simil Zan?) se non ricordiamo male dopo quattro anni erano già a casa.

Caro Fedez, che tu dica cazzate – come hai giustamente fatto notare – fa parte del sistema. Un sistema in cui volenti o nolenti sguazziamo tutti. Magari andrebbero scelte cazzate con più fondamento. Ma in fondo non è colpa tua se la galassia di pensiero a cui fai riferimento, quella a Sinistra del quadrante stellare, ormai di cause che non siano cazzate e non siano perse a casa non ne porta più.

MarioRoggero210504-0013) Dice Mario Roggero: ho dovuto scegliere in un attimo tra la vita mia e della mia famiglia e quella dei delinquenti. In qualsiasi altro paese del mondo, tanto basterebbe, accertati i fatti. In questo no, e noi purtroppo siamo a vivere in questo. Dove ormai le Forze dell’Ordine affiancano i cittadini soltanto quando si tratta di multarli perché consumano al chiuso e non osservano il distanziamento sociale. Se invece a notte fonda ti entra in casa qualcuno malintenzionato e tu non hai la prontezza di riflessi di Mario Roggero (chapeau, vorrei averne altrettanta, capitasse – Dio non voglia – a me), sei del gatto. Se i delinquenti intanto non ti hanno fatto fuori anche quello.

Seguirà maxi-polemica per la durata di tutte le udienze (prevedibilmente non poche) che madama magistratura destinerà alla soluzione della questione in tribunale. Roggero dovrà spendere una mezza fortuna in assistenza legale (a meno che qualche grosso nome del Foro non lo patrocini a gratis, confidando sulla pubblicità che ne deriva). Per arrivare alla fine al punto che era anche quello di partenza: la legittima difesa è sempre ammessa, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. Dovunque, meno che nel nostro Codice Penale. Qui invece devi stare a misurare i centimetri (mentre il malintenzionato delinquente aspetta pazientemente l’esito delle tue verifiche) come se chi ti vuole rapinare e magari anche trucidare fosse nient’altro che un fastidioso vicino di autobus o di coda al supermercato.

SalviniSaviano210504-0014) I processi a Salvini stanno all’ordinamento giuridico italiano come Palamara stava alla professione di magistrato. Ogni morto in mar Mediterraneo sta senza se e senza ma sulla coscienza di chi a sinistra vorrebbe ripopolare le nostre lande con provenienti dal continente a sud di quel mare medesimo (la parola migranti, se mi si consente, è una parola grossa, e fuori luogo). Come quel cretino che ormai viene accreditato come scrittore di successo da quando ha raccontato cose di cui nessuno immaginava l’esistenza, tipo: in Campania c’é la Camorra. Ma vedi un po’.

Funziona così, io ti do un premio, tu poi mi fai marchette. Il premiato in questione non si è mai fatto pregare, né ha mai fatto mistero della sua poetica: un milione di africani nell’ex Regno delle Due Sicilie, e la questione meridionale è risolta una volta per tutte. Da Giustino Fortunato a Roberto Saviano. O tempora, o mores.

Ricapitolando, sì, sono parecchio indignato. E se qualcuno insiste a dettarmi l’agenda del politicamente corretto parlare e pensare, alla fine risponderò anche male.

Molto male.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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