Il Caffè della Loggia

di Barbara Chiarini

Firenze, Piazzale Michelangiolo, veduta del fronte principale del Caffè della Loggia

Firenze, Piazzale Michelangiolo, veduta del fronte principale del Caffè della Loggia

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, all’interno del contesto di trasformazione urbana e degli atti commemorativi del IV centenario della nascita dell’artista toscano Michelangelo Buonarroti, celebrati nel settembre 1875, fu progettato il Piazzale Michelangiolo (nell’Oltrarno, zona di San Niccolò, nelle immediate vicinanze della chiesa di San Miniato al Monte), sul progetto di Giuseppe Poggi. L’architetto,  a quel tempo, tempo stava lavorando all’urbanizzazione della sponda destra dell’Arno.

A questo proposito, va pure detto che il Poggi aveva già progettato, nel 1869, un caffè-ristorante attiguo al vicino piazzale Galileo. Come abitualmente si riscontra nell’opera di questo professionista, la struttura era stata progettata nel rispetto di uno stile ispirato al mondo classico. Constava di pianoterra (con tre piccoli vani e un ampio salone) e di un piano principale (con distribuzione degli spazi analoga al precedente e due locali di servizio).

Immagine d’epoca, Giardini di Tivoli - Firenze

Immagine d’epoca, Giardini di Tivoli – Firenze

Questo caffè-ristorante era una delle costruzioni che integravano l’allora nascente Giardino di Tivoli. Per coloro che non lo avessero ben presente, il giardino a cui mi sto riferendo era situato tra piazzale Galileo e via Machiavelli ed era stato ideato dal consiglio municipale nel 1869 su progetto dell’architetto Giacomo Roster quale collaboratore di Poggi, nel 1869. Il parco era stato concepito per fungere da parco divertimenti e spettacoli, sul modello di quelli già esistenti, e pure di gran moda, in molte altre città europee (vedi Berlino o Copenhagen).

Tra le altre costruzioni in legno e di concezione pittoresca, il giardino disponeva di una sala concerti, di un caffè-concerto, di un bazar di ispirazione orientale, di un teatro, di un edificio adibito a birreria e ristorante e persino di un padiglione di tirassegno. Esso venne inaugurato il 1 maggio 1871 ma, nonostante gli investimenti fatti per realizzarlo, non ottenne mai l’accoglienza sperata da parte del pubblico fiorentino.

I caffettieri del Tivoli (Miller, Roda e Norchi) attribuirono la scarsa affluenza di pubblico al fatto che esistevano in città altri luoghi di svago (ad ingresso gratuito come i Giardini di Boboli o il Parco delle Cascine) e alla difficoltà di accesso mediante trasporti pubblici. Ad ogni buon conto, il suo fallimento si rese inevitabile. 

Frattanto veniva anche realizzato Il Piazzale: anche questo magnifico terrazzamento era frutto del genio creativo dell’architetto Poggi, il quale, oltre che alla progettazione, ne curò anche tutti i particolari, tra cui le panche in marmo che fece realizzare dallo scultore Giuseppe Bondi. Una volta ultimati i lavori vi fu collocata al centro una copia in bronzo, e a scala inferiore, del David di Michelangelo. Il basamento in marmo della statua fu sempre opera del Bondi. 

Una volta predisposto a livello urbano, il Piazzale Michelangiolo divenne lo scenario ideale, anche come luogo per l’installazione su uno dei suoi lati di un ulteriore edificio. La voluta fabbrica, posta su un terrapieno balaustrato con colonnini in ghisa, contenuto da un muro a bugnato, si presenta ancora oggi come una monumentale loggia ugualmente balaustrata,  il cui fronte principale è rivolto verso il Piazzale Michelangiolo e quindi verso l’ampio panorama della città. Il disegno del Poggi, che fu responsabile dell’intero progetto del viale dei Colli, si caratterizza ancora una volta per il suo austero gusto d’impronta neoclassica, sempre oltremodo sobrio ed elegante.

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L’edificio era stato originariamente pensato dal Poggi come museo di originali e di calchi michelangioleschi (tra i primi i Prigioni ora invece alla Galleria dell’Accademia, tra i secondi quello del Mosè) dove inoltre doveva trovare spazio al centro del loggiato una grande statua moderna raffigurante lo stesso artista, per la quale si era reso disponibile lo scultore Giovanni Dupré, in modo che l’insieme potesse «costituire quasi una tribuna a Michelangelo, come in altri tempi fu fatta la tribuna di Galileo». 

Accantonata questa originaria idea che si sarebbe poi declinata nella realizzazione del monumento a Michelangelo (inaugurato nel 1875), la fabbrica fu destinata, come è ancora oggi, “ad uso di caffè“, senza tuttavia portare a una semplificazione del progetto originario, di modo che l’insieme, terminato di costruire attorno al 1873, apparve anche allo stesso Poggi e appare (anche ad occhi moderni) decisamente sovradimensionato e monumentale rispetto al suo impiego. 

Il fabbricato presenta una facciata frontale porticata con tre archi a tutto sesto (detti palladiani), fiancheggiati da colonne doriche e coronata dalla relativa trabeazione e da una balaustrata. Dalla zona del portico o loggia che dir si voglia (come attesta l’origine del nome con cui fu battezzato il locale),  si accede alle sale interne, disposte e arredate in maniera raffinata. Il caffè disponeva e ad oggi dispone di un pianoterra e seminterrato e di un’ ampia terrazza all’aperto, perfetta per i concerti musicali da cui, peraltro, si può godere di magnifiche viste panoramiche sulla nostra bellissima città. 

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Forse anche per questo il manufatto in questione rimane una tra le più rappresentative opere dell’architetto Giuseppe Poggi, assolutamente in sintonia con l’intero progetto del piazzale, nell’ambito del quale rappresenta il terrazzamento più alto, e del paesaggio circostante, ponendosi come traguardo intermedio dello sguardo verso il complesso di Monte alle Croci. 

La diverso destinazione originaria spiega come questa sia l’unica testimonianza di caffè fiorentino (insieme al precedente di Tivoli, adiacente al piazzale Galileo) edificato come una costruzione a sé stante. 

Il Caffè della Loggia è in servizio a tutt’oggi ed è stato ammodernato a più riprese dai diversi caffettieri che si sono succeduti dalla sua fondazione. Tra il 1887 e il 1928 fu gestito dalla famiglia Scarselli, ma nel 1929 l’affitto dello stesso fu oggetto di licitazione privata indetta dal consiglio, a seguito di lavori di miglioramento.

Benché distante dal centro storico, il Caffè della Loggia rappresentò, come molti altri del suo tempo, un luogo di riunione per gli artisti; il gruppo Italia Futurista vi girò persino un episodio del film Vita Futurista, intitolato Futuristi e Passatisti, girato nel1916, per la regia di Arnaldo Ginna e con la collaborazione di Marinetti. 

Attualmente l’ambiente è occupato dal Caffè & Ristorante La Loggia: grazie all’Associazione Gli Amici della Loggia,  il caffè è ancora  sede di mostre, incontri letterari, dibattiti e iniziative culturali.

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Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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