Mai come le altre

di Patrizia Iannicelli

Parla serbo, non romanesco. ma di sicuro deve aver pensato: «Mo' je faccio er cucchiaio...».

Parla serbo, non romanesco. ma di sicuro deve aver pensato: «Mo’ je faccio er cucchiaio…».

Nella 33esima giornata di campionato, la gara di cartello è FiorentinaJuventus, da sempre la Partita dell’anno per i tifosi viola. Dopo la pesante sconfitta a Reggio Emilia contro il Sassuolo, il 17 aprile, (non solo per il risultato, ma anche per l’atteggiamento rinunciatario della squadra), sembra sia passato un periodo infinitesimo per le diverse situazioni vissute sulle sponde del fiume Arno. La vittoria infrasettimanale contro la gemellata Verona, porta a far sorridere o almeno rasserenare l’ambiente, tanto da far interrompere il ritiro imposto nel post Sassuolo.

Alla vigilia della fondamentale gara contro la nemica di sempre Juventus, una cospicua parte della tifoseria (si parla dai 250 ai 300 tifosi, in barba alle regole contro gli assembramenti, in pochi con le mascherine), dietro un eloquente striscione (un nemico da abbattere, una salvezza da conquistare, lottate da leoni o levatevi dai c…), si ritrovano davanti al centro sportivo Davide Astori, per spronare ed incitare la squadra.

I dirigenti Jo Barone e Daniele Pradè ( presenti nel pomeriggio alla disfatta al Bozzi della Primavera, 0 a 4 contro l’Empoli), fanno da capofila ai giocatori, e davanti al cancello ascoltano la rabbia nei cori, che vanno diritto alla questione: lottare per la maglia e per la città. Insomma sbagliare atteggiamento e sottovalutare la gara non sarebbe giustificato in alcun modo. La partita si gioca domenica alle 15.00, la giornata assolata, il primo caldo, sul viale Manfredo Fanti in molti si ritrovano, pesa ancora di più non essere sugli spalti, per rappresentare il dodicesimo uomo che in queste sfide sono la differenza.

All’esterno della Curva Fiesole i tifosi presenti all’ingresso delle squadre in campo, fanno partire i fuochi d’artificio, tanta la tensione per un incontro da non sbagliare, e la speranza di contribuire ad estromettere i boriosi bianconeri (che volevano il calcio per pochi della Superlega, nata e fallita in poche ore), anche dalla Champions. Si affronta il nemico di sempre con grinta e orgoglio e con forti motivazioni che vanno oltre i valori in campo, ma soprattutto ottenere punti.

Il 3-5-2 scontato, Dragowski, Milenkovic, Pezzella, Caceres, Venuti, Amrabat, Pulgar, Castrovilli, Igor, Ribery, Vlahovic. Primo tempo dei viola perfetto, diverse occasioni per passare in vantaggio, fanno sobbalzare un tiro di Milenkovic, un palo incredibile di Pulgar. Poi arriva il rigore, fallo di mano in area di Rabiot, concesso dall’arbitro dopo la visione al Var (un plauso alla tecnologia che ha portato tanti benefici), e un po’ di equità nelle decisioni. Sul dischetto il giovane serbo Dusan Vlahovic, con freddezza, tra genio e sfrontatezza, decide per un cucchiaio che solo i campioni predestinati possono osare.

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L’avversario irriconoscibile anche nel giocatore più rappresentativo, CR7, si affaccia alla fine del tempo nell’area viola. Neanche il tempo di posizionarsi in campo al rientro dall’intervallo che il bianconero Morata, subentrato dalla panchina, come una doccia fredda gela il popolo viola e porta in parità il risultato.

La gara si accende, gli avversari cercano di portarsi in area, i viola controllano, rischiano in un paio di occasioni, si lotta, si soffre, come squadra. Termina la gara con un pari e un pizzico di rammarico per i viola, ma di certo con un punto prezioso e il secondo risultato utile verso l’agognata salvezza ancora da conquistare.

Le copertine di tutte le testate sono per il giovane serbo, Vlahovic, il migliore in campo, con 17 reti al suo attivo, (raggiunge il fenomeno Adrian Mutu della stagione 2007/8 ), un veterano per grinta personalità e carattere. Oggi osannato, ma all’inizio della stagione in pochi avrebbero scommesso sulla sua maturità ed esplosione calcistica. Si chiedeva a gran voce un attaccante di ruolo (lo stesso Iachini), consigliando di far crescere la giovane promessa in altre categorie. In questa stagione complicata ha mostrato tutto il suo valore, sarà compito della società blindare con adeguamento di stipendio il gioiello viola (cresciuto nelle giovanili), evitando di creare l’ennesimo caso e tormentone, che vede un campione viola affermarsi con altra maglia.

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Per la cronaca finalmente Amrabat, con la migliore prova di questa stagione, e la classe e l’ esperienza di Ribery. Dopo la vittoria a Torino a dicembre, un altro punto ottenuto sui bianconeri, una soddisfazione che non attutisce tanti punti persi con squadre di tasso tecnico inferiore, una questione da analizzare e migliorare in futuro.

Nei nostri flashback non possiamo che tornare al 1982, con il mancato scudetto scippato all’ultima giornata, 39 anni di soprusi, delusioni, rabbia, ingiustizie, amarezza, ma anche sfide memorabili ed emozioni indelebili nella mente e nella memoria. Per i cuori pulsanti al solo pensiero, ricordiamo il 6 aprile del 1991, una vittoria rimasta nella storia per diversi motivi, una coreografia da brividi (i monumenti di Firenze che coprivano la Curva Fiesole), Roberto Baggio che rifiuta di battere un rigore (poi parato da Mareggini) e raccoglie la sciarpa viola dalla tribuna.

Fino ad arrivare alle sfide più importanti di questo secolo, il rocambolesco 2 a 3 di Torino nel 2008, prima era Prandelli, alla rimonta al cardiopalma dallo 0 a 2 al 4 a 2 del 2013 al Franchi, con mister Montella. Poiché da tempi remoti e cosi in futuro, a prescindere da società, dirigenti allenatori e giocatori, che si avvicenderanno, la sfida Fiorentina-Juventus non sarà mai una partita come le altre.

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