Il fuoco cammina con te

di Simone Borri

RoccoCommisso210419-001

Alla fine, la principale sostenitrice della nuova Supereurolega patrocinata dal Real Madrid e dai principali e più ricchi club europei forse sarà proprio la Fiorentina. Nello tsunami che si preannuncia qualora il braccio di ferro fra UEFA e club ribelli si protraesse fino alle estreme conseguenze, la cosa più verosimile è che nell’immediato saltino i campionati nazionali, oltre a quelli continentali ed alle stesse singole federazioni nazionali coinvolte nella gestione del prevedibile diverbio tra i ribelli appunto e quei club di secondo piano che ne stanno già chiedendo l’esclusione, se non la radiazione.

Un campionato italiano senza Juventus, Milan ed Inter sarebbe una novità assoluta, oltre che appetitosa per chi da tempo coltiva il sogno ormai proibito di aggiungere trofei e scudetti in bacheche di cui nel frattempo si è scordato perfino dove ha messo le chiavi. Non pare al momento tra questi di poter annoverare la Fiorentina, i cui sogni di gloria risalgono ormai ai primi tempi della penultima gestione, vent’anni fa o giù di lì. Il club viola attualmente fronteggia l’ennesimo campionato con obbiettivo salvezza, il terzo negli ultimi tre anni, e c’é da credere che sarebbero stati quattro se la scomparsa del povero Astori non avesse dato una scossa al già traballante ambiente quattro anni or sono.

La Fiorentina di Commisso, l’uomo che si presentò dicendo che non aveva bisogno di quotazioni di borsa perché i soldi ci sono, dopo la sconfitta a Reggio Emilia contro il Sassuolo – la quindicesima stagionale, maturata al termine di un secondo tempo da assenteisti furbetti del cartellino – stavolta scherza con un fuoco dalle fiamme altissime. Un fuoco greco che rischia di confermarsi inestinguibile, e che potrebbe divorare una squadra, una società e perfino una città che per quanto abbiano tutte un grande avvenire ormai dietro le spalle si erano illuse almeno di essere risparmiate dal triste futuro toccato in epoca recente a realtà dello stesso prestigio e spessore, come la Torino dal cuore granata, la Genova di entrambe le sponde e quella Bologna che una volta faceva tremare il mondo e che adesso, anno dopo anno, non si toglie più il tremito di dosso a se stessa.

Se si va in B, e mai come quest’anno sembriamo intenzionati ad andarci, poi ritornare in A sarà un’impresa lunga e difficile. Ecco dunque che i posti lasciati liberi dalle società in fuga verso l’Eurosuperlega, qualora la FIGC desse corso alle richieste avanzate già in queste ore da alcuni club come Atalanta, Cagliari e Verona, potrebbero fare gran comodo per eventuali ripescaggi. Stavolta il benefattore non si chiamerebbe Gaucci, ma Agnelli, o Elliot, o Suning (o chi per lui).

Dice, ma stai vendendo la pelle dell’orso viola prima di averlo visto scuoiato. Rispondo che in compenso ho visto la Fiorentina a Reggio, sabato scorso. Questa squadra non fa punti nemmeno a San Piero a Sieve in amichevole estiva. Figurarsi a Verona, in casa con la Juve o nelle partite successive. Sette turni, nessuno dei quali contro squadre senza obbiettivi da conseguire, già in clima balneare. Dopo questa settimana in cui bisogna fare punti contro avversari che mirano alle Coppe (il Verona alla EL, la Juve alla attuale Champion’s, di doman non v’é certezza, e poi ci deve pagare ancora Chiesa, arrivando almeno quarta), poi si va a Bologna contro Mihajlovic & c. che come minimo vogliono lasciarsi ben dietro la zona calda. Poi viene la Lazio che punta anch’essa al posto in coppa, e poi alla terzultima si va a Cagliari, e sarà scontro diretto per il terzultimo posto che dà diritto al soggiorno nella serie cadetta, per i prossimi anni. Poi c’é il Napoli in casa, ed i partenopei lotteranno ancora verosimilmente per il loro posto in Champion’s, o dove si giocherà l’anno prossimo. E per finire a Crotone una degna – o forse è meglio dire indegna – chiusura sotto un cielo di piombo, in uno scenario ed in un contesto che non osiamo nemmeno immaginare.

Questo è il calendario. Il resto dovrebbe mettercelo, o per meglio dire togliercelo, una Fiorentina ormai in stato confusionale a tutti i livelli. Dalla proprietà, che dopo le ultime sparate a mezzo stampa non ha mai dato la sensazione di risintonizzarsi sulle nuove lunghezze d’onda necessarie ad una squadra che – come ha detto Prandelli – sarebbe bene al momento pensasse a buttare i palloni in tribuna. Alla squadra stessa, dove ormai ognuno gioca per sé, e quasi tutti male, tra vedove di Prandelli, veterani di Iachini e gente perennemente fuori ruolo anche perché vaglielo a trovare un ruolo a chi magari rimpiange i tempi eroici in cui padroneggiava il centrocampo a Ferrara (con tutto il rispetto) o piuttosto sogna già da tempo di padroneggiare la difesa a Milano, in una qualunque delle due sponde, e nel frattempo si tiene da conto la gambina e la testolina.

BeppeIachini210419-001

La Fiorentina che gioca con il fuoco da tempo stavolta dovrebbe farcela a bruciarsi, e sarebbero ustioni di terzo grado, perché interesserebbero profondamente anche il tessuto cittadino. Quello dei tifosi che la Viola conserva sempre affezionati malgrado abbia fatto di tutto per disamorarli e disgustarli, e quella borghesia affaristica che sogna ancora lo stadio nuovo e i grandi lavori sperando che gliene tocchi anche a lei una briciola. Fino ad una amministrazione comunale che dopo aver devastato la città in lungo e in largo si troverebbe un ulteriore cumulo di macerie da gestire, senza uno stadio nuovo che nessuno in realtà vuole pagare e con uno stadio vecchio da affittare all’ennesima A.C. viola che riparte da zero.

Scenario apocalittico? Ne riparliamo domenica sera, dopo la Juve. Il Cagliari è a meno cinque punti, il Benevento ci ha affiancati e ha messo la freccia. Iachini dice «gioca, gioca!». Ma a Firenze è tanto che non si vede più giocare davvero. E anche per buttare il pallone in tribuna bisogna saperci fare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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