La maschera di bischero

di Simone Borri

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Disgraziata la patria che ha bisogno di simili giornalisti, parafrasando Bertolt Brecht. Marco Travaglio è l’enfant prodige della stampa italiana da almeno vent’anni, da quando pubblicò il suo libro su Mani Pulite e fu acclamato come l’erede di Montanelli e il caposcuola della nouvelle vague dell’informazione libera e indipendente.

Con la sua aria da odiosetto e ruffianetto primino della classe (il compagno che avremmo voluto avere tutti nella nostra di classi, non foss’altro per attendere il momento in cui maestre e prof. non guardavano….), da Saint Just de noantri, moralista inflessibile a scapito dei peccati altrui, in cerca perenne di un Robespierre che gli metta a disposizione la ghigliottina senza sindacare sui propri, Travaglio sogna da una vita di giustiziare la sua nemesiSilvio Berlusconi, e per sua disdetta il giorno che lo incontra finalmente faccia a faccia in tv fa la figura del disturbatore alla Gabriele Paolini, balbettando frasi smozzicate e prendendo bacchettate sulle mani dalle unghie a lungo rosicate.

Travaglio sogna di entrare nell’entourage dei Cinque Stelle, per diventarne il Ministro della Propaganda. E questi gli si vanno a mettere con Salvini, alla faccia del PD che come nullità di contorno era tanto più comodo!

Travaglio allora rompe i coglioni tutti i giorni al governo, manco fosse un Mario Calabresi qualsiasi. Ma lo fa solo con la metà leghista. Signora maestra, guardi un po’ che fa Salvini……

Poi il governo gialloverde diventa giallorosso (fai la giravolta, falla un’altra volta….dal vaffanculo tutti al tutti a giocare a campana, l’avesse fatto Berlusconi Travaglio riempiva le librerie di supporti per gambe di tavolino corte…..).

Da allora Travaglio si è messo buono, aspettando il suo momento. Ma che momento può avere un umarell del giornalismo scandalistico come lui in un movimento di scappati di casa che come portavoce ha già la Taverna e il Dibba?

E’ andata male, Travaglio e ora non ti resta che riflettere sul tuo nomen omen. Del resto, se Montanelli si fosse immaginato che fine avresti fatto (professionalmente parlando) ti faceva rinchiudere nelle segrete come fece il Re Sole con il suo gemello segreto. Ti sarebbe comunque toccata una dignitosa maschera di ferro, invece di quella che i tuoi compagni di vaffa ti lasceranno appiccicata addosso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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