Il cazzaro giallo

di Simone Borri

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Andrea Scanzi è uno spot vivente per il celebre aforisma di Montanellimeglio fare il giornalista che andare a lavorare. E’ un uomo che nella vita ha diligentemente coltivato la sua arroganza, la sua prosopopea, la sua strafottenza elevate a strumenti del mestiere. Da quando i suoi mentori Padellaro e Travaglio l’hanno tirato dentro al Fatto Quotidiano, lo Scanzi ha capito di avere svoltato e da allora non si tiene più. L’ex DJ della bassa aretina in precedenza era saltato con nonchalance dal Mucchio Selvaggio, al Tennis Magazine, a Donna Moderna, a Micromega, al Manifesto, all’Espresso, a Grazia. E si sente.

AndreaScanzi201205-005Al Fatto ha studiato da Travaglino, anche se di strada ne deve fare per eguagliare il suo modello in termini di odiosità, supponenza, faziosità. Ci sta comunque lavorando alacremente, e da quando il Movimento Cinque Stelle è al governo, sta lavorando anche a traghettare se stesso da pubblicista e opinionista a politico. Gli piacerebbe tanto – come a Travaglio, mentre Padellaro grazie a Dio per legge di natura è vicino alla pensione – fare da portavoce al partito grillino. Nel frattempo fa per esso il lavoro sporco, attaccando con argomenti da casa del popolo all’ora di chiusura per termine distribuzione alcoolici gli avversari dell’opposizione e percependo gettoni di presenza da Lilli Gruber e dovunque si voglia parlar male di Salvini e compagni.

AndreaScanzi201205-002E’ uno che ha sempre trovato tutti i semafori verdi nella vita, e te lo fa pesare. Si piace molto, si ascolta per se stesso volentieri, si autocompiace dei propri aforismi e delle proprie espressioni davanti alla telecamera. Ce lo immaginiamo ai tempi della scuola, i compagni che arrivavano tutti in autobus, lui che arrivava col vespino, faceva strage di facili cuori femminili, ha indossato allora i ray-ban e non se li è più tolti. Non che così ci perdiamo chissà quale delle sue pensose espressioni.

La sua cifra stilistica e intellettuale la codifica una volta per tutte quando il Boccia ministro mette il piede in fallo sulla nascita di Cristo (c’è da dire che se il governo Conte bis avesse dovuto attraversare un campo minato le mine le avrebbe beccate tutte), ecco lo Scanzi che si avventa sui leader del centrodestra e sui loro servi (tutti gli italiani che li votano, a giudicare dalle sue argomentazioni) stigmatizzando lo schifo (sic) della caccia a tre voti in più mediante strumentalizzazione di un falso storico. Segue dissertazione sui calendari giuliano e gregoriano, e su quello che chiunque abbia fatto almeno le Medie sa già. Le date storiche, le ricorrenze, le celebrazioni sono tutte da prendere con le molle, mai alla lettera. Sappiamo tutti che il 25 dicembre è una convenzione, così come l’ora fatidica della mezzanotte. E del resto tutto ruota attorno ad una donna che ha dato alla luce un figlio senza perdere la verginità.

AndreaScanzi201205-004Sappiamo tutto ciò, ma sappiamo anche che tutto ciò è un simbolo, e potente. A suo modo salvifico e gratificante, per chi ci crede. Fa la differenza tra una vita d’inferno e la speranza per quanto remota di un futuro paradiso (irrinunciabile, visto che in questa vita sarà difficile liberarsi degli sponsor politici di Scanzi e Travaglio, ad occhio e croce). Chi crede a ciò ha il diritto di essere rispettato nelle sue credenze, allo stesso modo di come in un paese libero anche uno come Scanzi ha diritto di parola, malgrado la propria ignoranza e strafottenza.

A volerci limitare alla questione religiosa, c’è una simbologia del Natale che si incardina giustappunto su quella mezzanotte, ora nella quale i fedeli vanno a Messa (magari saltano le altre durante l’anno, ma quella di Natale e quella di Pasqua no, per quello che significano); ora a proposito della quale raccontiamo ai nostri bambini la più bella favola tra quante ne conosce la nostra tradizione: a quell’ora passa babbo Natale con i doni per chi se li è meritati.

Irridere tutto ciò – ripetiamo, lasciando stare l’indotto, il contorno economico che rischia di andare a carte quarantotto (dopo averci fatto fuori Pasqua e Natale il moralizzatore e moralista Conte si preparava a bissare per il secondo anno consecutivo, e magari lo farà Draghi al posto suo se i Cinque Stelle glielo consentono) -, significa mancare gravemente di rispetto a tutti coloro per cui legittimamente tutto ciò significa qualcosa. Una libertà di pensiero e azione che fino ad un anno fa erano peraltro il tratto distintivo della nostra Costituzione, pace all’anima sua.

AndreaScanzi201205-003Nei suoi commenti politici, che a suo dire hanno più seguaci dello stesso giornale per cui scrive o di Repubblica, ammontando – udite, udite! – a ben cinque milioni, Scanzi dà spesso l’idea di aver fatto lauto ricorso al fiasco prima di scrivere. Caro Scanzi, a te fa schifo chi cerca tre voti cavalcando i personaggi del Presepio, a noi – che ancora consideriamo il giornalismo una cosa molto più seria di quanto non credesse lo stesso sconsolato Montanelli in vecchiaia – fa schifo chi, come te ed il tuo giornale, per vendere tre copie in più si dimentica perfino il minimo sindacale della buona educazione.

Ti auguriamo di trovare sotto l’albero quello che hai trovato finora: niente. Il Movimento Cinque Stelle non ha bisogno di altri velinari e portavoce. E’ già pieno zeppo di gente ancora più arrogante e ignorante di te, se possibile.

Vedi alla voce Travaglio.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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