Strenna di Natale

di Patrizia Iannicelli e Simone Borri

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Dopo il solito pari rimediato in rimonta al Franchi, i ragazzi di Prandelli nel quattordicesimo turno di campionato, sono di scena all’Allianz Arena contro la nemica di sempre, la Juventus. Come nelle precedenti gare il presidente Commisso si collega nel pre-partita con la squadra per esortare a dare il massimo per la maglia e per i tifosi.

La formazione parte con un inedito modulo a sorpresa con il 5-3-2, Dragowski tra i pali, Caceres, Milenkovic, Pezzella (cap.), Igor, Biraghi, Amarabat, Borja Valero, Castrovilli, Ribery, Vlahovic.

Dopo tre minuti i gigliati con un’azione straripante si trovano in vantaggio, Ribery per Vlahovic, il serbo si infila tra Bonucci e de Ligt, e da solo davanti al portiere Szczesny inventa un delizioso pallonetto che gonfia la rete. I viola galvanizzati dal vantaggio, sono pericolosi in contropiede e si notano anche con buone giocate.

Al sedicesimo brutto intervento di Cuadrado su Castrovilli, il colombiano rimedia un giallo, ma dopo la visione al Var, l’arbitro estrae il cartellino rosso per l’espulsione, avversari in dieci per il resto della gara. La Fiorentina continua a creare occasioni e potrebbe anche trovare il raddoppio con Castrovilli, il cui tiro è parato dal portiere. Si va all’intervallo dopo due minuti di recupero.

Fiorentina201223-001Nella ripresa al cinquantaduesimo il primo cambio esce Borja Valero, (già ammonito rischia il secondo cartellino ), per Pulgar. I padroni di casa cercano di recuperare lo svantaggio, Ronaldo sempre il  più pericoloso tra i suoi, al portoghese viene annullato un goal per fuorigioco, poi chiede un rigore per un contatto in area, l’arbitro fa proseguire, anche l’ex Chiesa impegna il portiere polacco, che rinvia in corner. I ragazzi di Prandelli con possesso palla e difesa rischiano poco, al settantacinquesimo altro cambio esce Vlahovic per Kouame.

Un minuto dopo azione di contropiede con Biraghi che dalla sinistra crossa verso l’area dove è posizionato Kouame. Per evitare che il pallone arrivi all’ivoriano, Danilo realizza un autogol, Fiorentina sul 2 a 0. Dalla parte opposta in area viola Dragowski perde palla e ostacola Bernardeschi ( altro ex avvelenato, ndr), che cade, le telecamere riprendono Nedved ( dirigente bianconero) che lascia la tribuna con proteste plateali per il presunto rigore non dato. Interviene ancora il Var che conferma la prosecuzione del gioco.

All’ottantunesimo, la ciliegina sulla torta, Biraghi crossa un pallone che viene intercettato da Caceres che realizza la terza rete. Doppio cambio tra i viola entrano Venuti e Bonaventura per Biraghi e Ribery. Non si effettua recupero, tanto che il cronista può chiudere affermando: incredibile da Torino la Fiorentina batte la Juventus con un clamoroso 3 a 0.

In una serata quasi perfetta, il primo plauso va a Cesare Prandelli, il mister arrivato per una scelta di cuore, costretto a lasciare la sponda dell’Arno, ma rimasto legato ai colori viola come un qualsiasi tifoso. Intanto per i detrattori era già in discussione, i ritorni sbagliati, un allenatore perdente, e così via, una bella rivincita, per Cesare che prima di parlare di moduli e tattica ha dovuto capire le paure e le problematiche mentali.

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Sfidiamo chiunque a contraddirci quando alla vista dei titolari non ha storto il naso, mettendo in conto il mister tra i colpevoli della disfatta con una goleada. Invece ha dovuto fare i complimenti, per avere portato tranquillità, aver dato fiducia, autostima, carattere ma soprattutto ha messo in atto un’analisi attenta per battere un avversario più forte, studiando i particolari con la sfacciataggine di sfruttare le occasioni che si presentano (Caesar dixit, ndr).

Cosi si è realizzata la gara perfetta (con le situazioni arbitrali a favore, ma giuste), difesa a cinque attenta ma pronta a colpire in contropiede, Borja Valero a fare il regista in mezzo al campo con qualità ed esperienza, Caceres messo sulla destra per arginare le incursioni di Ronaldo, l’uruguaiano un pilastro tornato a livelli altissimi. La fiducia a Vlahovic sta ripagando con ottimi risultati – ieri al terzo goal consecutivo per il classe 2000, e questa volta con un meraviglioso pallonetto -, ha lottato su ogni pallone, una delle sue migliori prestazioni, da attaccante di razza.

Poi sale in cattedra il fenomeno che torna ad essere tale, il nostro FR7, una delizia vedere ogni suo tocco di pallone, che non si risparmia e guida la squadra come un vero leader, anche nel post gara negli spogliatoi, la sua gioia indescrivibile come alla prima gara vinta, questo fa la differenza nei campioni. Vorremmo citare la prova superlativa di tutti da Dragowski, al capitano Pezzella a Milenkovic, a Igor impeccabile e preciso in anticipo sugli avversari, ai cross di Biraghi determinanti, alla prestazione di Amarabat, finalmente come ci si aspettava da tempo, al ritorno di Castrovilli, partecipe alle azioni, altra prova egregia, il centrocampo di qualità che ha messo in campo doti e tecnica, dalle seconde linee subentrate dalla panchina da Kouame a Pulgar, insomma una vittoria di squadra in una serata che già diventata una pagina di storia.

Dopo l’ultima vittoria in casa bianconera che risale al marzo 2008, un rocambolesco 2 a 3 per i viola, con in panchina il mago di Oz, appunto il mister di Orzinuovi. Straordinarie circostanze che ogni tanto fanno credere alle favole, ai sogni che spesso vengono espressi ma non sempre si realizzano, invece quanto tutto sembra perduto, come per magia arriva una strenna del Natale inaspettata e quindi di valore inestimabile.

Una vittoria che diventa il più bel regalo per tutti coloro che amano Firenze e la Fiorentina, perché in una notte buia uscimmo a rivedere le stelle.

In attesa di raccontare nuove emozioni nell’anno che verrà, Buon Natale da tutta la redazione.

(p.i.)

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Difficile trovare da eccepire in una serata così, in una vittoria così. Non vogliamo farlo, una vittoria a Torino, contro la Juventus, non si butta via mai, né si può sottostimare in alcun modo. E’ l’ultimo capitolo, e questa volta felice per i colori viola, di una storia cominciata tanto tempo fa, quando i più vecchi di noi erano bambini, e molti neanche più si ricordano quale fu il primo episodio ad alimentare una rivalità che è diventata storica, anzi, leggendaria.

No, questa vittoria non si butta via, ci mancherebbe, la Juventus è una corazzata che combatte ad armi pari con corazzate europee ed internazionali i cui nomi fanno rabbrividire. la Juventus è tornata da Barcellona forte di un 3-0 come quello subito stasera dalla Fiorentina. Nessuno lo credeva possibile, eppure eccoci qui. Giustamente inorgogliti dal fatto di riportare a casa tre punti che nessuno ci pronosticava, nemmeno il più sfegatato dei nostri tifosi.

Questa vittoria va di diritto nell’albo d’oro, e nell’album dei ricordi, perché è vanto e gloria di Firenze. Ad una sola condizione, però, e questa è l’eccezione che ci permettiamo di fare anche stasera, anche in una serata così. Dev’essere un punto di partenza e non di arrivo. Nessuno chiede al presidente, che sprizza giustamente felicità da tutti i pori come un tifoso qualsiasi, di fare miracoli impossibili. Ma gli chiediamo solo di far sì che simili vittorie non siano più le imprese improbabili e impronosticabili di una squadra e di una società ormai cadute irrimediabilmente in basso, che si risvegliano soltanto quando di fronte hanno le maglie bianconere, che ai giocatori ed ai tifosi ricordano qualcosa della passata grandezza.

C’é stato un tempo in cui Fiorentina e Juventus si giocavano nello scontro diretto lo scudetto. Non sappiamo se sarà possibile, umanamente possibile, tornare a farlo. Ma vogliamo almeno che la Fiorentina possa sperare di vincere qualcun altro di questi confronti non soltanto perché gli altri hanno la guardia abbassata, perché siamo la Cenerentola del campionato, perché siamo gli outsider che nove volte su dieci le buscano e una volta fanno il colpaccio.

Mi associo agli auguri della direttrice Iannicelli, per un buon Natale a tutti i lettori ed alle loro famiglie e per una Fiorentina che ritorni là dove le compete. Là dove ieri sera si è ricordata che può e deve stare.

(s.b.)

 

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