A Beirut comincia la Terza Guerra Mondiale?

di Simone Borri

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E’ presto per dirlo, ma il fungo che si leva in cielo al momento dell’esplosione nel porto di Beirut assomiglia in maniera sinistra a quello di cui si commemorerà domani la ricorrenza, 75 anni da Hiroshima.

E’ il momento dello shock e del cordoglio per le oltre 1.00 vittime ed i 4.000 feriti, e nello stesso tempo del lavoro sotterraneo ed a ritmo serrato da parte di polizie, servizi segreti e governi che forse hanno già le risposte, o sono sulla buona strada per averle.

Fatalità e sfortunato incidente sono categorie che mal si applicano ad una zona del mondo come il Medio Oriente, dove da millenni niente succede per caso e quasi mai per effetto di una volontà superiore, soprannaturale, trascendente. Portavoce di governi e addetti ai lavori dell’informazione del resto avanzano già le loro illazioni, secondo la loro ispirazione: attentato è una parola che ripetono in molti, poi c’è chi ci mette accanto la parola Israele, e a quel punto capisci che se la mano che ha innescato la catastrofe non era assassina, lo è sicuramente chi vorrebbe che tutto ciò degenerasse. E si potesse finalmente parlare apertamente della tanto agognata da più parti terza guerra mondiale.

Stavolta l’esplosivo micidiale non è portato in loco da un aereo con l’accattivante nome di donna. Il Little Boy che devasta la capitale libanese, a partire dalla sua nevralgica e strategica zona del porto (dove tra l’altro ha sede uno dei principali palazzi del governo locale), è costituito da 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Sequestrate ben sei anni fa dalle autorità doganali libanesi ad una nave da trasporto, e da allora mai sdoganate e giacenti in un magazzino che tra l’altro ospitava anche dei fuochi d’artificio.

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Credere alla semplice stupidità umana in un posto del genere è come credere alle coincidenze. La burocrazia fa questo ed altro, per carità, ma seguendo un altro metodo di pensiero si potrebbe anche ipotizzare che questo sia stato il modo più semplice per portare sul posto un carico esplosivo da usare al bisogno. Le parti in causa, da quelle parti, non si fanno scrupoli, da sempre. E non importa aver letto John Le Carré per sapere che organizzazioni governative e non – all’opera sempre da quelle parti, ma non solo – sono capaci di questo ed altro.

Aspettando versioni ufficiali che o non arriveranno mai o saranno convincenti come la dichiarazione di quel parlamentare italiano a 5 Stelle, tale Manlio Di Stefano che stamattina ha ribadito la propria solidarietà agli “amici libici” colpiti dalla tragedia, si può intanto abituarsi a parlare di terza guerra mondiale. Finora l’aveva fatto soltanto Papa Francesco, ed era sembrato più che altro un artificio retorico.

Dopo aver destabilizzato l’Europa rovesciando sulle sue coste una marea umana a getto continuo, adesso è il turno del Medio Oriente, la polveriera del mondo. Finora era detto in senso lato, da oggi sappiamo che di esplosivo, per far saltare in aria la nostra civiltà ed il nostro tempo, da quelle parti – ma non solo – ce n’è stoccato a sufficienza. E ad innescarlo è questione di un attimo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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