Sequestrati tessuti e filati per 50milioni di euro

di Redazione

gdf-160111-001PRATO – Rotoli di tessuto e rocche di filato per un valore complessivo di 50 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Parato a conclusione di una indagine denominata Fabric Tracking fra i grandi depositi di merce stanziati in prevalenza nell’area industriale del Macrolotto, gestiti prevalentemente da imprenditori di origine cinese.

Nel dettaglio sono finiti sotto sequestro 727 mila rotoli di tessuto (pari a circa 170 milioni di metri quadri) nonché 580 mila rocche di filato. Nel corso delle ispezioni eseguite in quindici aziende, sono state rilevate diffuse irregolarità, tali da precludere la commercializzazione dei prodotti sull’intero territorio dell’Unione Europea.

In particolare, la quasi totalità dei rotoli di tessuto accatastati nei depositi è risultata sprovvista delle previste etichette e dei contrassegni recanti, in lingua italiana, l’indicazione della composizione fibrosa nonché dei dati identificativi del fabbricante e dell’importatore, così come del riferimento ai pertinenti documenti doganali e commerciali di accompagnamento.

(foto d'archicio)

(foto d’archicio)

Si tratta di irregolarità che, ripercuotendosi di fatto su tutta la filiera produttiva, incidono sulla possibilità di scelta consapevole del consumatore, in modo particolare in presenza di allergie relativamente ad alcune fibre o componenti, e che possono inoltre tradursi nell’indebito riconoscimento del Made in Italy.

Oltre a costituire autonomo illecito amministrativo in materia di sicurezza, la mancata osservanza di tali disposizioni, ostacolando la possibilità di accertare – in sede di attività ispettive – l’origine dei tessuti, è spesso propedeutica ad altre violazioni connesse all’illegittimo approvvigionamento delle materie prime, non di rado provenienti dall’Oriente in contrabbando o in evasione dell’Iva.

Queste ultime pratiche illecite costituiscono poi il presupposto – non solo in ordine cronologico – di molte altre gravi manifestazioni di illegalità che connotano il distretto parallelo cinese, tra le quali l’evasione fiscale e contributiva, la contraffazione, lo sfruttamento del lavoro ed il riciclaggio di proventi illeciti.

A carico dei rappresentanti delle aziende coinvolte, la Camera di Commercio, ha irrogato sanzioni amministrative per un importo complessivo fino ad un massimo di circa 1,2 milioni di euro. In caso di mancata regolarizzazione i prodotti tessili sequestrati saranno sottoposti a confisca.

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