Beffa finale e terza sconfitta

di Patrizia Iannicelli

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Dopo la battuta d’arresto nel recupero di mercoledì contro l’Udinese, la Fiorentina è di scena a Milano contro la capolista Milan, una gara delicata per entrambe le squadre, con i rossoneri proiettati verso lo scudetto, i viola per riprendere il cammino verso un posto in Europa.

Cornice spettacolare al Meazza con più di settantamila spettatori, dopo il caos biglietti del settore ospiti (preso d’assalto dai tifosi rossoneri, poi annullati per far posto come regola agli ospiti), presenti quasi duemila tifosi viola.

Come avviene dall’inizio della stagione, formazione inedita, sulla destra Venuti al posto di Odriozola non al meglio, Amarabat al posto di Torreira reduce da una ripresa record per l’infortunio subito, ma non in perfette condizioni fisiche, Maleh al posto di Bonaventura in panchina, in avanti il tridente Gonzalez, Cabral, Saponara. Il solito modulo del 4-3-3, Terracciano tra i pali, Venuti, Milenkovic, Igor, Biraghi, Maleh, Amrabat, Duncan, Gonzalez, Cabral, Saponara.

Grande intensità dai primi minuti, Maleh primo ammonito della gara, goal annullato a Theo Hernandez per fuorigioco. Risponde la Fiorentina con un tiro di Igor di poco fuori, ma sono i padroni di casa che mettono i brividi alla difesa viola con Giroud che spreca una facile occasione davanti a Terracciano.

Buona prova della squadra viola che sul piano del gioco è alla pari con la prima della classe, si chiude la prima frazione del match a reti inviolate. Nella ripresa il primo cambio, esce Venuti, già ammonito, al suo posto Martinez Quarta. Grande occasione dei rossoneri con Leao che manda alto sulla traversa. Il secondo cambio per mister Italiano a centrocampo esce Maleh (rischia un paio di volte la seconda ammonizione e la relativa espulsione) per Bonaventura, all’ex della gara grandi applausi dagli spalti per i sei anni in rossonero.

L’ovazione che esalta il pubblico è l’ingresso di Ibrahimovic. I viola subiscono la pressione del Milan che crea diverse occasioni, la poca precisione degli attaccanti e la difesa ospite evitano il peggio. Ancora una doppia sostituzione tra i gigliati, entra Ikonè al posto di Gonzalez e Torreira per Duncan. Al 76esimo grande parata di Maignan che in due tempi ferma il pallone su un tiro di Cabral. Nei minuti finali Sottil al posto di Saponara.

All’82esimo un rinvio di Terracciano favorisce Leao che aggancia, l’esterno portoghese si porta in area e realizza il goal del vantaggio, il Meazza esplode per la rete, in una gara complicata per i rossoneri. I minuti scorrono veloci, la Fiorentina incapace di reagire, nei quattro di recupero una punizione guadagnata da Cabral, l’ultima occasione della gara.

Mentre la festa inizia per i settantamila rossoneri, i viola ancora una volta escono a mani vuote con un primo tempo equilibrato e un paio di buone occasioni, nella ripresa il pressing dei rossoneri con la spinta dello stadio fa la differenza, anche se l’errore dell’estremo difensore ospite pesa non poco. Se da una parte il portiere viola è sul banco degli imputati, decisivo il rossonero che si oppone a Cabral.

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Una beffa finale che porta alla terza sconfitta consecutiva, la quarta con la semifinale di Coppa. Continua il periodo negativo per la squadra viola, dieci giorni che hanno evidenziato i limiti, stanca fisicamente e mentalmente, ma soprattutto condizionata dagli errori dei singoli che hanno penalizzato e causato sconfitte che avrebbero meritato almeno un pari.

Da Dragowski e Biraghi contro la Juve, ad Igor nel rinvio che ha facilitato il goal vittoria a Salerno, alla difesa distratta contro l’Udinese, fino al regalo di Terracciano contro il Milan. Sul podio evidenziamo i migliori dei vari reparti, in difesa torna ai suoi livelli Igor si propone in avanti e chiude gli spazi agli avversari, a centrocampo la fisicità di Amrabat porta sicurezza, in avanti Cabral il più pericoloso.

La delusione per una prova sottotono arriva dagli esterni, Gonzalez in difficoltà, Ikonè mai incisivo, la solita mancanza realizzativa per occasioni create, una costanza da mesi. Una squadra che ha sempre imposto il proprio gioco, che arriva in porta con diversi tiri, ma che manca nella giocata decisiva e nel colpo finale.

Nel gioco del calcio vince chi realizza più goal dell’avversario, e nello stesso tempo chi sa difendere il risultato acquisito. Mister Italiano ha creato un gruppo compatto con una propria identità, ha sopperito alla mancanza del suo attaccante che da solo valeva mezza squadra (Vlahovic ceduto a gennaio), ha recuperato giocatori a buoni livelli, ha ottenuto risultati importanti, ora tocca alla società nel prossimo futuro fare la sua parte, un salto di qualità con arrivi e rinforzi adeguati.

La prossima gara, uno scontro diretto al Franchi contro la Roma, una sfida avvincente per dimostrare di poter lottare e competere con le grandi per conquistare un posto in Europa.

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