Sfuma la finale, resta l’orgoglio

di Patrizia Iannicelli

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Dopo le ultime tre vittorie di campionato, la Fiorentina si proietta nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, con la nemica di sempre Juventus, una gara che in qualsiasi competizione si affronti non sarà mai come le altre.

Si parte dal vantaggio dei bianconeri ottenuto con la sfortunata autorete di Venuti nei minuti finali del 2 marzo, con una prestazione che portò elogi e complimenti ai viola, ma molta amarezza per il risultato da recuperare.

Come abbiamo anticipato nell’articolo di campionato, polverizzati i tagliandi del settore ospiti, presenti 1066 supporter viola, che già nelle fasi del riscaldamento fanno sentire il sostegno verso i ragazzi di Italiano.

Il mister costretto all’ennesima formazione inedita, dopo il grave infortunio di Castrovilli, in panchina ancora non recuperati totalmente Odriozola e Bonaventura, forfait dell’ultima ora di Milenkovic per problemi fisici, al suo posto Quarta, Saponara si posiziona a centrocampo. Gli undici titolari, con il solito modulo del 4-3-3 sono: Dragowski tra i pali, Venuti, Martinez Quarta, Igor, Biraghi,(cap.) Saponara, Torreira, Duncan, Gonzalez, Ikonè, Cabral.

Nella bolgia dello Allianz Stadium, la Fiorentina in divisa viola si porta subito in area avversaria. Da un tiro a colpo di sicuro di Torreira il brasiliano Cabral a portiere battuto ferma la conclusione del compagno sulla linea di porta, poteva essere il vantaggio viola. Dalla parte opposta contropiede dei bianconeri ma con fuorigioco di Morata.

fiorentina-220422-003 (1)Gli ospiti controllano e offrono buoni spunti, la difesa di casa chiude gli spazi. L’ex di turno Vlahovic costringe ad una bella parta il portiere polacco Dragowski, ma il serbo quando si lancia verso l’area mette apprensione nella retroguardia. Al 27esimo problemi di schiena per l’uruguaiano Torreira, ancora Dragowski neutralizza Vlahovic anche se in posizione di fuorigioco.

Al 32esimo episodio chiave, azione di contropiede con Morata che mette al centro dalla sinistra, Dragowski esce dai pali, pallone arriva a Biraghi che lo respinge verso Bernardeschi che a porta a vuota realizza il vantaggio, a niente vale il recupero del portiere che tenta di opporsi. Difesa gigliata disattenta e uscita avventata portano in salita una gara già in partenza difficile.

La reazione degli ospiti è alquanto flebile, anche per la difesa di casa che si oppone e non lascia nessuno spazio. Dopo 4 minuti di recupero si va all’intervallo. Nella ripresa il primo cambio esce Torreira per Amrabat.

La Fiorentina in pressione con possesso palla totale, Perin si esalta ed evita il pari su un tiro di Quarta deviato da De Ligt. I viola pressano nell’area avversaria, ma Zakaria lanciato da Vlahovic prende la traversa con il pallone che esce dalla porta. Al 63′ secondo cambio esce Saponara per Sottil. Minuti di forcing viola che non riescono a finalizzare, anche una punizione di Biraghi con portiere battuto, termina fuori.

Al 69′ ancora una sostituzione esce Venuti per Callejon. Subito dopo, da un ‘incertezza difensiva degli ospiti, arriva il raddoppio della Juventus con la rete di Rabiot, dopo il consulto Var goal annullato per fuorigioco. Al 79’ ancora girandola di cambi Piatek e Maleh al posto di Ikoné e Duncan.

I viola ci provano con tutta la forza e la volontà, Callejon viene murato in corner, dal corner Cabral manda alto, tiro di Amrabat bloccato dal portiere Perin, un tiro di Sottil in area viene respinto ancora dall’estremo difensore, con i minuti che scorrono verso la fine. Nei cinque di recupero, Cuadrado dalla linea di fondo salta Quarta e appoggia per Danilo, che senza difficoltà realizza il raddoppio, che chiude definitivamente la gara.

fiorentina-220422-002 (1)Una buona prestazione con qualche errore e la sfortuna dell’andata, condanna la Fiorentina ad uscire dalla competizione, con molte occasioni create e non concretizzate. I numeri sono tutti a favore dei ragazzi di Italiano, 69% di possesso palla, 17 tiri verso la porta, maggiore precisione nei passaggi, anche se forse la necessità di dover fare risultato, ha condizionato qualche giocatore.

Senza voler dare giustificazioni ad una prova meno brillante di qualche singolo, (ricordiamo che l’avversario di esperienza abituato a certe pressioni ), non dobbiamo dimenticare una squadra rivoluzionata per assenze pesanti. In questo momento non ha significato trovare le cause di cosa non ha funzionato, se le scelte potevano essere diverse, se qualche esperimento poteva essere evitato, si esce dallo Stadium a testa alta consapevoli dopo tre anni di sfiducia e delusioni di costruire buone basi per il futuro.

Analizzare la prestazione dei reparti evidenziando chi ha espresso il meglio ci sembra riduttivo, la mentalità e la personalità non sono mancate, con i limiti di una squadra ( le riserve non all’altezza dei titolari) che ha dato dall’inizio della stagione più di quanto si potesse immaginare.

Di certo resta l’amarezza per una finale che sfuma, (dopo aver eliminato Atalanta e Napoli in trasferta, ndr) come per centesimi di secondi al fotofinish, per episodi contrari, per una buona dose di sfortuna, per la maledizione della dura legge dell’ex di turno, per mancanza di cinismo nell’ultimo passaggio, ma con l’orgoglio di una squadra che ha portato entusiasmo e ottimismo.

Dopo la cocente delusione, si riparte con il campionato, proiettati verso la prossima gara, la difficile trasferta con il fanalino di coda Salernitana, la prima delle ultime sei rimaste (compreso il recupero del prossimo mercoledì contro l’Udinese al Franchi, ndr), fondamentale per continuare a lottare per un posto in Europa. Un obiettivo straordinario e inaspettato, di questa sorprendente Fiorentina.

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