Avvento 2021: Giorno 23 – Due di Coppe

di Simone Borri

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Essere il due di coppe a briscola, quando briscola è bastoni.

E’ uno dei detti più antichi e celebri della nostra tradizione popolare, che spesso fa ricorso figurativo sia agli arcani maggiori dei tarocchi che a quelli minori del mazzo di carte con cui più che divinare il futuro si ammazza il tempo. E’ uno dei detti che da tempo immemorabile definiscono una delle condizioni più ricorrenti – e meno brillanti – dell’essere.

Quando frequentavo la Scuola Allievi Ufficiali dell’esercito Italiano, una delle lezioni più ricorrenti che gli istruttori ci davano era questa: non sono i gradi che fanno l’uomo, e tanto meno il comandante. Il rispetto della truppa, della gente, te lo devi guadagnare tutti i giorni con le tue azioni.

Francesco Paolo Figliuolo, generale degli alpini, di gradi e di mostrine sulla divisa ne ha un bel po’. Quando fu nominato commissario straordinario all’emergenza Covid nella primavera scorsa, in sostituzione del chiacchieratissimo Arcuri, l’uomo che faceva i giochi di prestigio con le mascherine, molti plaudirono con soddisfazione malcelata all’avvento dell’uomo forte. Del militare che arriva a sistemare le cose incasinate dai politici, secondo una tradizione che risale indietro nel tempo e nelle fantasie di molti italiani ancora poco avvezzi alle dinamiche democratiche.

Gli Alpini in Italia hanno una tradizione positiva di efficienza e di abnegazione. Il loro generale comandante era ed è ben introdotto in quella terra di nessuno e di tutti che è il confine tra il mondo militare e quello politico. Comandante in Kosovo con discreti risultati (almeno non ci siamo fatti rispedire a casa con ignominia come in Afghanistan), al generale non nuoceva la concittadinanza con Luciana Lamorgese ministra dell’Interno.

Ora li sistema lui i no vax, dissero ad alta voce in molti quando uscì il decreto di Draghi che lo nominava alla komamndantur antiCovid. Figliuolo non deluse le aspettative, lanciando da subito proclami degni di un Kappler, di un Videla, di un Pinochet: li stanerò e li tirerò fuori di casa ad uno ad uno, e via così.

Parla poco e quando lo fa dice sciocchezze del genere. Sembra tanto lo Starace della situazione, mandato avanti dal Capo a dirle grosse per vedere l’effetto che fa. Se la gente si incazza, la colpa è del generale che parla troppo. Se la gente fa spallucce, è tempo di far uscire qualche altro decreto liberticida.

A sentire lui, il 99,9% della popolazione ormai è stato inoculato. Cifre che danno da pensare, se si considera la persistente spietata ferocia con cui, almeno nei discorsi, si vorrebbe dare la caccia ai no vax come in Argentina negli anni settanta si dava la caccia ai Montoneros.

Non sembra francamente una cima, anche per le medie tradizionali dei vertici militari. E quanto ad incarnare la voglia di regime militare di certi italiani, sembra fatto più per richiamare alla memoria quei film del colonnello Buttiglione che ebbero discreta fortuna dalle nostre parti diversi anni fa.

A fine anno, o comunque con suo comodo, dovrebbe passare ad altro incarico, il vertice del Comando Operativo Interforze, così come si aspetta che Draghi, il suo capo politico, quello che conta davvero, l’asso di bastoni, passi ad altro incarico – o per meglio dire ad altro Colle – anche lui.

Delle due l’una. O l’emergenza non c’é più e l’Uomo Qualunque in divisa può andare a fare danni altrove, oppure – come già Starace per Mussolini – Figliuolo è troppo anche per Draghi. E appressandosi il tempo inevitabile della transizione ad una ritrovata in qualche modo normalità, è tempo di mettere al suo posto qualcuno che quando apre bocca non faccia incazzare perfino i ramarri.

Tanto, caro generale, chi si voleva vaccinare a questo punto lo ha fatto. Chi non lo ha fatto, con rispetto parlando, va in quel posto a lei e a tutta l’Interforze. militare e politica.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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