Avvento 5 – Giorno 20 – Il Sole

di Simone Borri

giorno 20 -211220-01

Il Sole è la carta più semplice da interpretare. Rappresenta la luce, senza se e senza ma. Senza dritto e senza rovescio. E’ raffigurato come l’astro che splende riscaldando e benedicendo chi è sotto di lui, su questa Terra. E’ benessere, vittoria sulle tenebre, trionfo del bene, positività. E’ l’origine della vita ed il ritorno ad essa. Il buio può avvolgerci per qualche tempo con i suoi terrori. Ma non esiste notte tanto lunga che non abbia alla fine la luce del sole.

La storia di oggi è molto semplice. Succede di rado, ma qualcuno riesce ad elevarsi dallo stato di grazia terreno datogli dalla notorietà a quello assai più alto, come un astro del cielo, datogli dalla moralità.

Qualcuno ha provato a diffondere luce pura su questo pianeta avvolto da tenebre putride e dominato da infami cialtroni. Qualcuno che avrebbe potuto godersi le sue vittorie, i suoi trofei, i suoi soldi, la sua fama, disinteressandosi sovranamente della sorte di tutti i mortali, compresi quelli che affollano le tribune per battergli le mani e tifarlo.

Qualcuno ci è addirittura riuscito. E’ il caso di Novak Djokovic, campione di tennis, numero uno del ranking mondiale, influencer suo malgrado, come dice Andrea Colombini. Chi è? dicono i lettori che non seguono il tennis e magari poco anche l’attualità generale.

Ve lo spieghiamo in due parole, è quello che ha detto in sostanza di spegnere la TV, buttare via il telecomando e non comprare più giornali. Anche se le sue imprese viaggiano sulle reti televisive e sui media dell’informazione, che purtroppo però sono anche coloro che diffondono le menzogne di cui si nutre la narrazione del covid. Ma lui lo dice lo stesso, pur sapendo che gli costerà alla fine ciò a cui tiene di più.

Siamo in pochi a ricordarci ormai di Mohamed Alì. A rivederlo in Novak Djokovic. In entrambi i casi sarebbe bastato un minimo cenno di accettazione di un compromesso perché le autorità si dichiarassero soddisfatte e li lasciassero in pace.

Ad Alì sarebbe bastato indossare la divisa dell’esercito americano per un’ora, il tempo di fargli una foto, e avrebbe mantenuto il titolo mondiale e la vita dorata del campione.

A Nole sarebbe bastato vaccinarsi, o forse anche soltanto far finta di farlo, o magari presentarsi a Sidney con un green pass comprato chissà dove come fanno tanti vip, e dunque poter giocare l’Australian Open prima tappa di quel Grande Slam che insegue da anni e che potrebbe essere arrivato all’ultima sua stagione utile per vincere.

Nessuno dei due ha scelto la strada comoda, la scorciatoia. C’era un messaggio da mandare, e l’hanno mandato, senza se e senza ma.

Alì disse: non vado a combattere i vietcong, non mi hanno fatto nulla, il mio avversario è l’uomo bianco in America.

Nole dice: non mi faccio iniettare quel veleno, non mi faccio corrompere, a nessun costo.

Grandi campioni. Grandi uomini. I record e le vittorie sportive passano. Quelli dello spirito no.

E gli altri? I suoi colleghi? Nel 1973 a seguito della squalifica da parte della federazione jugoslava di Nikola Pilic per la sua mancata risposta ad una convocazione in Coppa Davis, tutti i più forti giocatori del mondo risposero dichiarando la propria solidarietà al collega in nome del libero professionismo decidendo di disertare non un torneo qualsiasi, ma nientemeno che Wimbledon.

Nel 2021 la resa dei conti per il tennis (e non solo) è venuta ancora dai Balcani. Novak Djokovic, campione serbo e numero 1 del mondo da diversi anni, rifiuta come detto di vaccinarsi per poter partecipare ai prossimi Australian Open, la prima prova di un Grande Slam che insegue da diverse stagioni.

Le autorità australiane sono in preda ad una psicosi che parte da lontano, dalla fobia tutta anglosassone e isolana rispetto a tutto ciò che viene da fuori. Nole da tempo si è eretto al contrario a paladino dei diritti civili anche nel tennis, dichiarando la imposizione degli Aussies un inaccettabile ricatto.

Il Grande Slam serbo resterà dunque un sogno, probabilmente, ma il grande campione in questi giorni è diventato un grande uomo, e resterà nella storia non solo del suo sport.

Difficile dire invece quale sarà la risposta dei suoi colleghi al suo gesto. Se come nel 1973 ci sarà solidarietà da parte loro oppure no. Vogliamo azzardare un pronostico di quanti rinunceranno al viaggio Down Under? Chi seguirà il number one? No one.

Ma intanto sempre più persone, che siano suoi tifosi o meno, seguono il suo esempio: spegnere le televisioni e buttare via i giornali. E scoprono così che, come gli Australian Open, anche il covid finirà presto, se non è addirittura già finito.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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