Avvento 2021: Giorno 17 – La Torre

di Simone Borri

giorno 17 -211217-01

La carta simboleggia la superbia e la presunzione, che vengono punite con il castigo. Secondo questa lettura rappresenterebbe la Torre di Babele, abbattuta dal fulmine divino. Preannuncia qualcosa di molto forte, di improvviso, in grado di scombussolare l’esistenza. Come tutti gli arcani maggiori, la carta muta il suo significato a seconda del verso, dritto o capovolto.

La torre è comunque una risoluzione, uno sblocco repentino di una situazione che fino a poco primo sembrava immutabile, inesorabile. La risoluzione di un problema, oppure un avvenimento catastrofico che scombussola la quotidianità. Questo arcano, spesso, può portare buone notizie, perché per uscire da una situazione di immobilismo molto spesso serve uno scombussolamento forte che rimescoli tutte le carte in tavola. Allo stesso modo però, quando la torre è un ostacolo ne rappresenta uno particolarmente grosso.

La torre è il fondo del pozzo, il cambiamento radicale che deve essere accettato per lasciare che si presenti la risoluzione.

Matteo Salvini, alla prova dei fatti e della storia, resterà con l’immagine del giovin signore che si ritrova ad ereditare un ingente patrimonio di famiglia e che, sprovveduto e con poca esperienza di lavoro come tutti gli altri comuni mortali, lo dilapida in breve tempo, restando in bolletta e provocando danni anche a chi gli sta o gli è stato vicino.

Quando nel 2010 la Lega Nord andò incontro allo scandalo del Trota e prese atto che il suo leader storico fondatore Umberto Bossi era stato messo fuori gioco da una malattia invalidante, sembrava ormai un movimento/partito dal passato glorioso ma dall’avvenire ormai inesistente. Buono per i libri di storia e per gli album dei ricordi padani. L’elettorato che aveva sognato di staccarsi da Roma Ladrona era ridotto ad un 4% che faceva tenerezza. Fine dei giochi e addio al Grande Padre Fiume Po.

Quando si presentò sulla scena il ragazzo dalla maglia verde, la Lega Nord, o quello che ne rimaneva, era pronta a seguire un nuovo Capitano non più lungo il grande fiume ma lungo un nuovo tragitto che la portasse ad una rinascita e ad una dimensione politica nazionale.

Al Salvini prima maniera va dato atto di una lucidità politica e di una inflessibile determinazione e capacità organizzativa pari forse soltanto a quelle dimostrate – il paragone non sgomenti nessuno – dal giovane Mussolini. Come il futuro Duce del Fascismo, il futuro Capitano della Lega per lungo tempo non ne ha sbagliata una, sempre un passo avanti agli avversari, per quanto fossero agguerriti ed in alcuni casi letali.

Ripresa per mano dal suo instancabile nuovo leader, la Lega a questo punto di Salvini cominciò a mietere un successo elettorale dopo l’altro. Nel 2018, con un 17% che aveva del miracoloso, fu l’ago della bilancia della nuova legislatura che sembrava la prima della Terza Repubblica, con la costituzione di quel governo gialloverde che prometteva di rivoltare non solo il parlamento ma tutto il paese come un calzino, secondo la dichiarazione del Movimento Cinque Stelle suo partner di quel governo.

Nel 2019, il raccolto elettorale sembrava avviato a superare di gran lunga il 30%, con la Lega promossa a leader di tutto lo schieramento di centrodestra, con Berlusconi ormai relegato al ruolo di padre nobile e Giorgia Meloni confinata in quello di promettente ragazza. Nell’estate del 2019, Matteo Salvini sfidava a viso aperto l’Europa che eleggeva Ursula von der Leyen e dichiarava guerra al sovranismo. Nel frattempo, le procure siciliane lo bersagliavano di avvisi di garanzia per aver fatto applicare la legge vietando ai clandestini africani l’accesso sul nostro territorio. Ognuno di quegli avvisi, però, si dimostrava puntualmente un boomerang per chi lo aveva emesso ed una medaglia al valore per chi lo subiva.

Poi venne il momento in cui la storia, e forse la tua stessa biologia, ti chiedono il conto. A forza di sentirti invincibile, viene il momento che agisci come se tu lo fossi. E il destino è lì che ti aspetta.

8 agosto 2019, Salvini fa saltare il banco del governo gialloverde credendo di avere tutte le carte vincenti in mano. Non è così, ce le hanno i vecchi arnesi della prima repubblica ed i nuovi maneggioni delle seguenti. Mattarella dà prontamente incarico al Conte bis, la nuova compagine è giallorossa anziché gialloverde, i 5 Stelle dimenticano un decennio di insulti al PD, il leghista che chiedeva pieni poteri si ritrova a non averne più nessuno.

9 marzo 2020. Nel momento in cui il paese avrebbe bisogno di un movimento politico forte che arginasse la psico-pandemia e l’allucinante maxi-arresto domiciliare nazionale del lockdown, Salvini sparisce per la seconda e ultima volta. E’ tra i primi a chiudersi in casa ed a battere le mani al governo che tira giù il bandone a tutti i negozi ed a tutte le attività professionali. L’opposizione in Italia restano a farla due o tre parlamentari di quei 1000 che improvvisamente cessano di presentarsi a Montecitorio e Palazzo Madama, come se fossero cittadini qualsiasi soggetti alle ordinanze di un Conte in stato sempre più confusionale.

Durante tutto il calvario politico economico del 2020, l’Italia e le sue categorie produttive non hanno mai il conforto di un sostegno come quello che Salvini aveva promesso al paese che voleva uscire dagli anni bui della recessione e delle spending review. Ma il peggio deve ancora venire. Il 2021 sarà un altro calvario, ma stavolta per tutti i cittadini italiani. La follia vaccinista e neonazista mette di fronte il paese ad un lockdown diverso, a cielo aperto. Quello di chi si ritrova senza lavoro perché non si è fatto bucare. Da Norimberga all’art. 32 della Costituzione repubblicana, Salvini avrebbe di che sostanziare un altro dei suoi celebri discorsi parlamentari e non. Eppure tace, o balbetta come quel Trota da cui aveva preso a suo tempo le chiavi della Lega.

Lo si rivede solo ad inizio anno, quando Mattarella si inventa il governo Draghi e Draghi si inventa l’unità nazionale. Comprendente, udite, udite, la Lega di Matteo Salvini.

Tra il 30% abbondante del 2019 ed il 4% del 2010, non sappiamo dove si attesti adesso realmente lo share dell’uomo che aveva promesso di cambiare l’Italia e che invece dall’Italia, dalla sua peggiore versione, è stato cambiato in maniera irriconoscibile nel giro di un paio di serate. Ma crediamo che gli resti ben poco, a vantaggio tra l’altro di una Giorgia Meloni che non ha fatto più di lui, ma per ora almeno ha saputo come farlo. Se non altro, tra vaccinisti e free vax, i piedi in due staffe ha saputo tenerli.

Come Mussolini, alla fine l’invincibile capitano è stato sconfitto e ricacciato nei ranghi soprattutto da se stesso. La Torre dei suoi discorsi gli è alla fine crollata addosso, seppellendolo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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