Avvento 2021: Giorno 25 – Natale

di Simone Borri

giorno 25 -211225-01

«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo».

(Matteo 2,1-12)

La stella con la chioma (dal greco κομήτης, kométes) è uno dei fenomeni celesti più ricorrenti e suggestivi. Ed é inevitabile che, secondo antico costume, sia sempre stata associata all’annunciazione di qualche evento o epoca storica di grande novità ed importanza.

La Cometa di Halley, da sola, ha fatto da apripista a tante di quelle evoluzioni e rivoluzioni storiche da aver perso il conto. Una di queste pare che avesse luogo all’incirca duemila anni fa, anno più anno meno. Gli astronomi del Mediterraneo e quelli del Celeste Impero cinese concordano sul suo passaggio in concomitanza con l’anno che secondo il calendario odierno corrisponde al 2 d. C., e secondo quello di allora corrispondeva nientemeno che alla nascita di C. stesso.

Cristo, annunciato dai profeti del Popolo Eletto e dai sempre più ricorrenti fenomeni celesti o d’altro tipo che segnalavano e predicevano ad una umanità in sempre più fervente aspettativa la madre di tutti gli avventi. La venuta del Figlio di Dio.

All’epoca ci fu un po’ di confusione burocratica (tutto il mondo è paese), non solo legata alle diverse versioni del calendario in vigore. Pare che per stare sul sicuro il re Erode di Palestina, preoccupato per la stabilità del proprio trono a suo dire insidiato dalla venuta di questo misterioso Re dei Re, ordinasse la Strage degli Innocenti per la fascia di età compresa tra zero e due anni. Più o meno quella interessata dalle campagne vaccinali di epoche successive, regnanti De Lorenzo, o Lorenzin. E adesso sempre più a stento risparmiata dall’Editto Pfizer.

Sulla capannuccia mettiamo ogni volta la Cometa, a ricordo della Novella più Buona di tutte. Salvo poi esserci dimenticati del perché, ma questo Dio lo sa, perché conosce bene le sue creature.

Due anni fa, era gennaio dell’anno bisestile 2020, nel cielo d’Australia su cui si rifletteva il grande incendio che stava devastando un intero continente, apparve un prodigio di quelli che in altri tempi saggi, astronomi, aruspici e compagnia bella avrebbero studiato a lungo, per trarne vaticini e sensi da dare alla vita.

Nel cielo d’Australia si distese la bandiera Maori a tre colori, rosso, giallo e nero, quella che i bianchi anglosassoni avevano alla fine concesso all’etnia più perseguitata del loro continente, a parzialissimo risarcimento di tutto ciò che aveva dovuto subire a partire da quell’altro gennaio, quello del 1788, quando la prima nave di Sua Maestà britannica prese terra a Botany Bay, inaugurando così il Commonwealth anche nell’emisfero che si sarebbe chiamato australe.

Quella bandiera incredibilmente replicata nella atmosfera Down Under rarefatta dal fuoco, era per chi lo voleva interpretare un chiaro segno di qualcosa di clamoroso, epocale, che stava per accadere. Non solo in Australia, ma in tutto il pianeta.

Neanche un mese dopo, un minuscolo animaletto capace di mettere in ginocchio la specie più orgogliosa e superba tra quante hanno dominato la Terra, cominciava a diffondersi su tutta la sua superficie, costringendo quella specie a chiudersi in casa in preda al terrore.

Gli antichi leggevano il moto degli astri, il volo degli uccelli e tutti i segni offerti da Madre Natura non a caso. Sapevano bene che con tutta la sua conoscenza l’uomo era e resta una creatura ignorante e incapace di reale consapevolezza, di sé e di cosa lo circonda. L’uomo sa soltanto dominare o essere dominato. Prova soltanto superbia, o in alternativa terrore. Sa cacciare soltanto prede indifese, e fugge non appena qualcuna di esse, grande o piccola che sia, mostra un minimo accenno di reazione.

Gli antichi avrebbero salutato il Covid come l’avvento di un’era nuova di consapevolezza per la razza umana. E passato il periodo della diffusione del morbo, si sarebbero dedicati a ricostruire una società migliore di prima. Superstizione e religione, per una volta, avrebbero dato una mano senza intralciare, al contrario di come fanno di solito.

Sono passati due anni. Nessuno ricorda più quella bandiera nel cielo australiano, nessuno ricorda più, forse, cos’eravamo prima della sua comparsa. Non c’é Cometa nel cielo di Betlemme all’appressarsi di questo Natale 2021, che qualcuno vorrebbe – tanto per stare sul sicuro – di nuovo un Natale di guerra, forzatamente casalingo, ridotto ai minimi termini sia nei festeggiamenti che negli omaggi reciproci.

Perfino inglesi e tedeschi, l’un contro l’altro armati, uscirono dalle rispettive trincee sulla Somme nel 1914 per giocare la più straordinaria delle partite di calcio della storia, ritrovando così la perduta umanità.

Noi non siamo ancora capaci di uscire da noi stessi, mentre qualcuno ancora si unge contro morbi reali o immaginari e qualche altro si immagina di emulare Erode, portando il proprio figlio in sacrificio ad un dio malevolo come quello a cui Abramo portò Isacco. Era la parte del catechismo che mi risultava più incomprensibile, da piccolo. Come può un padre portare il proprio figlio sotto la lama del coltello sacrificale?

Quella volta Dio disse: no, riprenditi tuo figlio, ti ho solo messo alla prova. Quante altre volte si è dimenticato di far sentire la sua voce?…….

Lo farà nel 2022? Buon Natale a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Se ce ne sono ancora.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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