Gli occhi del lupo

di Simone Borri

lupo211111-01
C’é una frase che a mio parere riassume più di tante altre il senso della vita. E’ stata pronunciata dal più improbabile dei filosofi, anzi da un uomo estremamente pragmatico, al punto che il mondo si è abituato da tempo – tranne pochi nostalgici di un’epoca e di un sistema per fortuna andati – a considerarlo e condannarlo come fin troppo pragmatico.
La frase dice: se hai paura dei lupi, non devi andare nel bosco. Mi affascina non soltanto perché mi sono scelto il lupo come avatar, e il perché l’ho spiegato in passato. Ma anche perché davvero è una lezione di vita incommensurabile. Sei hai paura di ciò che potresti dover fronteggiare durante il corso della tua vita, hai paura della vita stessa e non dovresti proprio affrontarla. Questo è il senso.
Il suo autore? Si chiamava Iosif Vissarionovič Džugašvili, era diventato ad un certo punto l’uomo più potente del mondo (o uno dei due più potenti), ne comandava una buona metà esercitando un potere assoluto, ma non era stato sempre così potente. La sua giovinezza, i cosiddetti anni migliori, l’aveva trascorsa a fuggire dalla polizia zarista. Una delle più brutali e spietate di ogni tempo, a confronto i poliziotti manganellatori della Lamorgese sembrano bulletti di periferia, per quanto disgusto possano suscitare.
Se il nome non vi dice niente, proviamo con il soprannome. Lo chiamavano Stalin, metà del mondo lo idolatrava, l’altra metà lo detestava con tutto il cuore. Tutti, da entrambe le parti, sarebbero rimasti a bocca aperta alla notizia – arrivata ben dopo la sua morte – dei crimini commessi in suo nome, ed in nome dell’ideologia che era arrivato a rappresentare identificandovisi. Dimostrandosi il più feroce tra i lupi del branco in cui era nato e cresciuto.
Dicono tutti di esecrarlo, al giorno d’oggi. In realtà sono in molti a volerlo emulare, anche e soprattutto nel nostro paese. L’unico che non ha fatto ancora bene i conti con il suo passato, né quello fascista né quello comunista. Di piccoli stalinisti abbonda la nostra storia politica recente, e vanno ricercati non solo a sinistra ma in tutto l’arco costituzionale. Soprattutto adesso che la presunta pandemia Covid sembra aver fornito validi argomenti a coloro che vorrebbero tanto chiudere la bocca a chi non la pensa allo stesso modo, e se non ci riescono giustificano perfino le azioni di una sbirraglia che avrebbe fatto l’invidia di quella di Pinochet e Videla. Se non sapete chi sono, vuol dire che negli anni 70 eravate alla stazione, sì, ma dormivate tutti. Oppure siete giovani, e invece di vaccinarvi alla prima difficoltà che la vita vi mette di fronte avreste fatto meglio non dico a studiare (è faticoso, e poi si guadagna poco, a meno di non indirizzarsi verso le professioni che una volta si definivano nobili, il medico, il giudice, il politico) ma almeno a documentarvi. I vostri padri e madri, in compenso, non sono stati e non sono migliori di voi. Hanno vissuto inutilmente e impermeabilmente quegli anni che avrebbero dovuto insegnare molto e fortificare, e disatteso i migliori maestri che ci fossero, i Bertrand Russell, i Norberto Bobbio e perfino quel Karl Popper che ha poi prodotto suo malgrado i Soros, i banchieri di Satana da cui sono discesi come ultima e più diabolica filiazione prima Mario Monti e poi Mario Draghi.
Mario Draghi nasce dal connubio tra le Massonerie dove vanno a perdere tempo la sera maschi e recentemente anche femmine storditi dal troppo benessere e dal troppo tempo a disposizione per impiegarlo e spenderlo male, e le teorie neoconservative con cui si gingilla chi negli ultimi vent’anni ha avuto nostalgia del comunismo e di Stalin, perché non ha più come giustificazione per i propri affari più o meno sporchi quella di dover combattere contro un nemico mortale.
Intendiamoci, Stalin se li sarebbe mangiati tutti questi guerrafondai da gay pride che non riescono a fare il solletico nemmeno a Vladimir Putin, ma che in compenso riescono benissimo a rompere le scatole a coloro che dovrebbero in teoria essere i migliori e più riveriti clienti dei loro prodotti, i popoli dell’occidente. Il cliente avrebbe sempre ragione, vai a farlo capire ad un Bill Gates o ad un Mark Zuckerberg, gente che non sa nemmeno come ha fatto a scappare fuori dal garage dove cercava di assemblare una dinamo per la bicicletta e per caso ha fatto bingo ritrovandosi per le mani un balocco con cui non semplificare ma piuttosto avvelenare la vita dei propri simili. Chi è cresciuto con la masturbazione come unica compagna di vita, difficilmente sviluppa empatia per il resto del genere umano.
Bll Gates è il nonno rincoglionito di Greta, che gli fotte i soldi sfilandoglieli di nascosto dal portafoglio. Mark Zuckerberg è il nipote più grandicello che ancora però non è stato con una donna e scambia le sue pulsioni masturbatorie per standards della comunità che vorrebbe irreggimentare, e che governa a colpi di restrizioni, fact checkers e avvisi che raccomandano una visita al centro informazioni Covid che assomiglia tanto a quelle convention di venditori dove si tenevano in esercizio una psiche a loro dire vincente ripetendo per serate intere: siamo forti, siamo tanti, siamo di più, siamo i migliori!
In mezzo a questa èlite è chiaro che un Mario Draghi finisce per sembrarti un John Maynard Keynes, un Sergio Mattarella lo sbagli per Leonardo Sciascia (anche perché per motivi anagrafici biascica i suoi ungarettiani oscuri versi in un dialetto simile) e la Lamorgese per Tina Anselmi (la Tina era stata partigiana, a prendere e dare bastonate ai fascisti c’era andata di persona, e non si avvaleva della più ignobile sbirraglia vista in occidente dai tempi del Congresso di Vienna).
E’ chiaro anche che gente simile ha potuto prenderci di sorpresa perché ormai eravamo troppo confidenti sul fatto che le garanzie costituzionali e quelle sostanziali del boom economico degli ultimi cinquant’anni fossero state date una volta per tutte. Non era così, ogni generazione deve affrontare le proprie difficoltà facendo affidamento soltanto su quello che John Milton e Andrea Colombini chiamano mental fighting. Disposizione mentale al combattimento. Le risposte che possono darti o meno la sopravvivenza in questa jungla di bestie stupide ma dalle zanne feroci sono tutte dentro di te. Sta a te trovarle, tirarle fuori, utilizzarle al meglio.
E si ritorna a Stalin, che sarà stato sicuramente un despota assassino, ma che aveva dovuto affrontare le sue difficoltà da ragazzo come chiunque altro, anzi forse di più. La risposta che si dette è la stessa che mi do io, fervente anticomunista e vecchio liberal inascoltato ma per questo ancora più orgoglioso: se hai paura dei lupi, non andare nel bosco.
Io mi sono scelto il lupo come avatar, e il 4 dicembre al No Draghi Day ci sarò, in una qualunque delle città dove la gente italiana che non ha più testicoli perché glieli hanno frantumati, non perché é nata senza, sarà in strada a manifestare. Alla facciaccia del Videla de noantri e della sua ministra che non è buona neanche a farsi fare una permanente decente, prima di andare a fare ancora più schifo in pubblico con i suoi discorsi.
Dopo la buffonata della pandemia, del lockdown, della vaccinazione coatta e del green pass dello stesso colore della tessera del fascio che imposero a mio nonno, è tempo che chi ha zanne altrettanto lunghe e possenti di queste mezze calzette che vorrebbero tanto assomigliare a Stalin le mostri. E faccia sentire quel sommesso ma possente, inquietante, raggelante ringhio con cui il lupo annuncia la sua presenza e ti avverte, finché sei in tempo per fare un passo indietro e ritirarti. Quel ringhio che poi si moltiplica se il lupo si raduna in branco, scatenando il terrore anche nella più miserabile, ignobile, carogna delle bestie.
La iena fugge quando arriva il lupo, da solo o in branco. E’ tempo che le iene che ci governano siano messe in fuga a loro volta. E’ tempo che guardino il lupo negli occhi, e si ritirino ascoltando il suo ringhio. Finché sono in tempo.
(P.S. Questo mio scritto è dedicato agli eroi dimenticati del 2020 e poi costretti ad esserlo davvero nel 2021, quando il mondo si è rivoltato loro contro come un branco di iene dalla bava infetta.
Questo scritto è dedicato agli infermieri che sono stati sospesi dal lavoro per non aver piegato la testa all’obbligo fascista vaccinale, e tuttavia non hanno vacillato un solo momento rispetto alle loro convinzioni, in scienza e coscienza.
Sono gli unici veri eroi, gli unici veri lupi che io ho conosciuto. E davanti ai quali abbasso rispettosamente lo sguardo.)

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Commenta l'articolo