L’ Inopportuno

di Barbara Chiarini

L’inopportuno di firenze

L’inopportuno di firenze

Firenze, Palazzo Vecchio:  alla destra del portone d’ingresso, dietro alla maestosa statua di Ercole e Caco, realizzata dallo scultore Baccio Bandinelli (pseudonimo di Bartolommeo Brandini, Firenze 12 Novembre 1843 – Firenze 7 Febbraio1560), un capolavoro segreto gioca a nascondino con i passanti.

Nessuno a prima vista, si accorge mai di questo misterioso volto scolpito nella pietra; un volto inciso con tratti irregolari eppure definiti, consumato da secoli di solitudine, reso quasi invisibile alla visita per via dello spettacolo artistico da cui è circondato. Perché Piazza della Signoria a Firenze non è solamente una piazza, bensì un museo a cielo aperto.

Ma chi sarà quell’uomo ritratto nel bassorilievo e chi mai lo avrà inciso? Soprattutto, quale strana storia potrà mai celare? Purtroppo, gli amanti dei misteri irrisolti resteranno delusi in quanto la realtà è estremamente comprensibile; nessun misticismo, niente esoterismo. La realtà è una vicenda semplice, l’arte che si fa vita vera, che si fa quotidianità.

Quindi, ancora per una volta, l’ unico modo per conoscere i particolari di questa nobile curiosità, sarà quello di tuffarsi di testa nel passato, senza mai tralasciare l’importanza delle leggende popolari. E’ questa la giusta alchimia che rende perfetta ogni ricetta per cucinare pietanze a base di storia, arte e cultura, gustose e gradite a tutti i palati. 

Rivivere il momento muovendosi a ritroso nel tempo, immaginare i colori, gli odori… Ascoltare le voci della gente, osservare gli abiti e i costumi girovagando per le vie della  nostra amata città, Firenze, vestita a festa con uno dei suoi abiti più belli, quello rinascimentale.

Siamo agli inizi del 1500, ci troviamo esattamente in via della Ninna, tra Palazzo Vecchio e gli Uffizi: i passanti che camminano con fare distratto, artisti e mercanti, artigiani e mendicanti, si scambiano saluti, discutono o procedono con gli occhi bassi. D’un tratto appare un volto noto, si dirige nei pressi della piazza, porta con sé gli attrezzi del mestiere. E’ uno scultore, ma certamente anche un pittore: indiscutibilmente un genio poiché il suo nome riecheggerà in eterno.

Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo1475 -Roma, 18 febbraio 1564)

Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo1475 -Roma, 18 febbraio 1564)

Michelangelo Buonarroti cammina per Via della Ninna. Percorre questa strada quasi ogni giorno per recarsi alla sua bottega. Altrettanto abitualmente, un canuto signore lo avvicina e gli rivolge le medesime parole: probabilmente è una povera anima caduta in disgrazia, non trova pace e gli si rivolge vociando, imprecando, lamentandosi, accusando il Fato per la sua tragica sorte. 

Michelangelo, che ogni volta si trova costretto ad ascoltarlo, è ormai annoiato e stizzito: il vecchio gli deve dei soldi, una somma irrisoria che l’artista non insiste neppure più per riavere. Le parole del vecchio rimbombano nelle sue orecchie facendo implodere tutto il suo genio. Spalle al muro, alla destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio, dietro alla maestosa statua di Ercole e Caco, afferra lo scalpello e, simulando una falsa attenzione con lo sguardo fisso sul tedioso oratore, crea. 

Scolpisce il suo ritratto, sulla pietra, senza guardare ciò che fa, senza poter vedere le distanze, le proporzioni, senza neppure preoccuparsi di non avere il pieno controllo delle mani, impegnate quali sono in una torsione scomoda ed irregolare. 

Ebbene, e’ stato cosi che Michelangelo ha lasciato un altro suo dono all’umanità intera, uno sfoggio della sua immensa vena artistica, una dimostrazione dai contorni mitologici.Da quell’incisione fugace ne è nata una figura sorprendente.

Oggi chiunque tra noi può divertirsi a cercarla, scovarla, e infine ammirarla, come si merita.

La leggenda narra che le cose andarono proprio così: come per caso, prese forma una vera e propria opera d’arte, non commissionata, non venerata o iscritta all’albo dei capolavori. Del resto, non tutti sanno che un uomo è riuscito a realizzarla standosene girato addirittura di spalle. 

I fiorentini chiamano questo volto L’ Inopportuno. Ma sul suo conto ci sono almeno altre tre leggende in merito.

Una versione racconta che sia stata una scommessa a determinare la realizzazione del volto michelangiolesco. Sembra infatti che il Buonarroti sia stato sfidato a realizzare un autoritratto senza guardarsi in uno specchio e con le mani dietro la schiena. Il risultato che oggi è arrivato a noi credo abbia fatto vincere la scommessa al grande artista.

Oppure: il Maestro sarebbe stato sfidato dai suoi amici a ritrarre nella roccia il volto di uno di loro, tenendo anche in questa versione, le mani legate dietro la schiena! Michelangelo, che mai si sarebbe tirato indietro di fronte alla ghiotta opportunità di dimostrare il suo talento, avrebbe raccolto la sfida, e scolpito questa piccola opera d’arte. Non è chiaro se la testa riuscì perfettamente somigliante a quello che era stato il soggetto scelto ma, ad ogni modo, rimane indiscutibile l’attribuzione alla mano di Michelangelo.

Ve ne è poi un’altra: la citiamo per ultima poiché, a mio avviso, merita di essere narrata, non tanto perché fondata su testimonianze più credibili delle due precedenti, ma perché sicuramente suona essere molto divertente. L’aneddoto in questione attribuirebbe il volto inciso a quello di un uomo, avversario di Michelangelo per futili motivi di denaro (probabilmente era un suo debitore). Il Maestro, che si trovava a passare per caso in Piazza della Signoria, avrebbe visto l’ uomo messo pubblicamente alla gogna, proprio a causa dei debiti che aveva contratto con molte persone. Quindi il nostro artista, avvicinatosi alle guardie avrebbe chiesto per quanto tempo quell’uomo avesse ancora dovuto subire le angherie del popolo, stando esposto alla loro berlina. Quanto gli fu risposto evidentemente non  dovette soddisfare il nostro Buonarroti che pertanto, espresse la sua opinione in merito dichiarando: «Per troppo poco tempo. Abbisogna che i fiorentini si ricordino più a lungo di costui».

Perciò, affinché il popolo lo ricordasse più a lungo possibile, si decise a scolpirne il volto sulla pietra: i fiorentini avrebbero ricordato in eterno di non prestargli mai dei soldi. 

Uno scopo decisamente raggiunto… potremmo aggiungere col senno di poi!

Firenze, Piazza della Signoria

Firenze, Piazza della Signoria

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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