Seppellite il mio cuore a Shindand

di Simone Borri

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«Alle Olimpiadi si creano gli eroi. Alle Paralimpiadi arrivano gli eroi».

(Ambra Sabatini)

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Questa storia comincia a Gela, in Sicilia, attorno alla metà degli anni novanta. Un giorno in cui i Bersaglieri passavano di corsa per le strade della città, durante una delle loro parate. Lungo una di quelle strade, mescolata tra la gente che applaudiva, c’era una ragazza di circa quindici anni. La cui vita da quel giorno restò segnata per sempre.

Monica Graziana Contrafatto non era stata una bambina di quelle che giocano con le bambole. No, lei si immaginava poliziotta, ed arrestava colpevoli e cattivi. Quel giorno in cui i Bersaglieri le passarono davanti correndo, era adolescente e pronta a sognare ad occhi aperti ancora più in grande. Da grande, appunto. Il mestiere delle armi, il mestiere di soldato da quel giorno la affascinò come una tentazione irresistibile. Una vocazione quasi mistica.

Da lì in poi il destino sembrò organizzarle una serie di appuntamenti fatidici, uno dietro l’altro. L’anno in cui conseguì il diploma di maturità fu anche quello in cui il governo italiano istituì il servizio militare femminile. Monica Graziana non era ancora pronta a seguire del tutto i suoi sogni. Lo fece solo in parte al momento, iscrivendosi alla facoltà universitaria di Scienze Motorie. Con il senno di poi, un altro step importante verso il suo presente di oggi.

Ma il richiamo della divisa era forte. Le mancavano pochi esami alla laurea quando divenne irresistibile. Più o meno negli anni in cui il mondo si concentrava sull’Afghanistan nel tentativo di dargli una Durevole Libertà, Monica Graziana coronò un vecchio sogno di ragazzina diventando il bersagliere Contrafatto. Senza immaginare che sarebbe rimasta nella storia come la prima donna che…..

MonicaContrafatto210910-001Andiamo con ordine. La soldatessa Contrafatto fu assegnata a Enduring Freedom, e raggiunse il suo reparto, il 1° Reggimento Bersaglieri, di stanza a Shindand, provincia di Herat nella zona di pertinenza della missione italiana. Etnia pashtun, minoranza tagika (i Mujaheddin, per capirsi), una polveriera su cui i liberatori sedevano e operavano quotidianamente.

In mezzo a gente che combatteva ogni giorno per la propria sopravvivenza senza alcuno spazio per i propri sogni, Monica Graziana Contrafatto caporal maggiore dei Bersaglieri coronò il suo, e trovò se stessa.

«Mi sono innamorata dell’Afghanistan la prima volta che sono andata, e non vedevo l’ora di tornarci». Parole di Monica, stesse parole di tanta gente che è stata lì in quei luoghi, in quegli anni, impegnata in missioni militari, sanitarie o di qualunque genere inteso a portare conforto, speranza, libertà. «Non per il bene che facevamo noi a loro – prosegue -, ma per quello che loro facevano a me».

MonicaContrafatto210910-002Nella seconda missione, Monica fu assegnata al quadrante di Gulistan, più o meno stessa situazione etnica e militare, con i Talebani in pressione per avviare la riconquista del paese sottratto loro dall’alleanza occidentale e quest’ultima impegnata in una difficile azione di controllo non sempre supportata dalla benevolenza di una popolazione spesso ancora immersa in odii tribali.

Il destino attendeva il caporal maggiore Contrafatto nei pressi della base avanzata Ice dello schieramento italiano a Gulistan. Quella mattina, il 24 marzo 2012, il reparto di cui Monica faceva parte fu preso a tradimento da un gruppo di fuoco talebano o comunque ostile. Il resto ce lo racconta la motivazione con cui le sarebbe stata conferita la medaglia d’oro al valor militare.

«Bersagliere, nel corso di un vile attentato perpetrato a una base operativa avanzata da parte di insorti mediante armi a tiro curvo, anteponendo l’incolumità dei colleghi alla propria, dopo l’arrivo di una prima bomba da mortaio faceva sgomberare la propria tenda, indicando ai propri commilitoni di recarsi nei bunker e salvando loro, di fatto, la vita. Mentre si portava al proprio mezzo per attuare le azioni di contrasto, rimaneva gravemente ferita dall’esplosione di un’ulteriore granata che colpiva la stessa area e, malgrado il lancinante dolore, con spiccato coraggio rifiutava le prime cure e incitava i propri commilitoni alla reazione, prima di accasciarsi stremata.

Valle del Gulistan (Afghanistan), 24 marzo 2012»

Roma, decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 2014, n. 319.

La prima donna della storia dell’esercito italiano ad essere insignita da una onorificenza ufficiale, doppiata peraltro da quella di Ufficiale Ordine al merito della Repubblica italiana concessale negli stessi giorni. Di che essere più che orgogliosi, se non fosse per il fatto che la sua gamba destra era rimasta laggiù, nel distretto di Gulistan, alla Forward Base Ice, insieme alla vita del suo compagno di reparto sergente Michele Silvestri, bersagliere del Genio Guastatori. Altri cinque commilitoni, per quanto feriti anch’essi in modo serio, devono la vita a lei.

Ascoltiamo ancora le sue parole: «Il vero problema non è stata tanto perdere la gamba, ma non poter più fare quello che amavo fare».

Durante la lunga e interminabile convalescenza, ecco il destino venirle di nuovo incontro.

MonicaContrafatto210910-007Le Paralimpiadi del 2012 a Londra furono la prima edizione di questa manifestazione sportiva ad avere nell’epoca moderna un risalto pari a quello delle Olimpiadi. Monica Graziana Contrafatto, militare in congedo per motivi di salute dovuti al servizio, trovò di nuovo se stessa guardando quelle ragazze e quei ragazzi che sconfiggevano lo stesso male occorso a lei, combattendo e vincendo ogni giorno la più difficile delle battaglie: competere come i normodotati. Le nuove protesi lanciate e rese celebri da Oscar Pistorius furono il miracolo di cui avevano bisogno i portatori di handicap per dare un risultato, oltre che un senso, a quelle loro battaglie.

A Monica la protesi arrivò nel 2013, e da quel momento l’obbiettivo per lei fu uno solo: Rio de Janeiro. «Se in quell’esplosione non sono morta – disse -, vuol dire che c’è ancora in serbo qualcosa per me».

MonicaContrafatto210910-004Eccola dunque ad allenarsi come una matta in pista, con lo stesso impeto con cui si era addestrata senza risparmiarsi nella sua precedente vita, quella militare. Ecco le Paralimpiadi di Rio, e la medaglia di bronzo sui 100 metri femminili riservati alla categoria T63, atleti che competono con una protesi al posto di un arto. Il suo tempo fu di 16’’11, di tutto rispetto. Ma non era finita lì.

Agli Invictus Games (la competizione internazionale tra veterani di guerra che hanno contratto disabilità permanenti in servizio o per causa di servizio in diverse discipline sportive) del 2018 a Sydney si aggiudicò la medaglia d’oro nei 100 metri piani.

MonicaContrafatto210910-003Dopo Rio c’era in programma Tokyio, per chi si sentiva di non aver ancora dato tutta se stessa. Altri cinque anni di allenamenti intensi. A Tokyio il 4 settembre 2021 il suo tempo è stato 14’’73. Quasi tre secondi in meno rispetto a Rio, niente male per una ragazza di quarant’anni che corre su una gamba sola.

Monica è terza dietro Ambra Sabatini che fa il record assoluto e Martina Caironi, che hanno rispettivamente venti e dieci anni meno di lei. Alla fine si abbracciano tutte insieme sotto la bandiera italiana, nel giorno più suggestivo di tutta la storia della nostra atletica, non ce ne vogliano i pur fantastici ragazzi della 4×100 olimpica.

MonicaContrafatto210910-005E’ finita qui la storia? Macché. Ascoltiamo ancora Monica Graziana Contrafatto, caporal maggiore dei bersaglieri in congedo, prima donna soldato ad essere insignita di onorificenze della repubblica al valor militare, quinta donna più veloce al mondo sulla distanza dei 100 paralimpici:

«A costo di perdere pure l’altra gamba, voglio tornare in Afghanistan e aiutare a ricostruire la pace».

Per la seconda volta in questo scorcio di estate del 2021, pare che il destino abbia mandato una nuova chiamata per Monica Graziana Contrafatto.

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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