La vita è una figata. Parola di Bebe

di Barbara Chiarini

Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, nota anche come Bebe Vio (Venezia, 4 marzo 1997), è una schermitrice italiana, campionessa olimpica, mondiale ed europea

Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio, nota anche come Bebe Vio (Venezia, 4 marzo 1997), è una schermitrice italiana, campionessa olimpica, mondiale ed europea

Beatrice Vio, l’atleta italiana di 23 anni, campionessa mondiale ed europea in carica di fioretto individuale Paralimpiade, e’ dai più meglio conosciuta come Bebe.

Pratica la scherma da quando aveva sei anni; all’età di undici, per una grave infezione, le vennero amputate le gambe e gli avambracci, ma lei non si dette per vinta. Infatti, dopo pochi mesi dall’intervento tornò a scuola e si sottopose a riabilitazione motoria, e un anno dopo l’insorgenza della malattia riprese l’attività sportiva di schermitrice, grazie ad una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto.

Da allora è apparsa come testimonial, in molti programmi televisivi, per diffondere la conoscenza della scherma su sedia a rotelle: a settembre del 2016 ha sfilato come portabandiera dell’Italia in occasione della cerimonia di chiusura della XV Paralimpiade di Rio, nello stesso mese si è resa disponibile per una campagna a favore della vaccinazione contro la meningite, e solo il mese dopo, era il 18 di ottobre, ha fatto parte della delegazione italiana alla cena di Stato, offerta dall’amministrazione Obama, alla Casa Bianca.

Ha ideato l’evento Giochi senza Barriere insieme alla sua squadra formata da cantanti, sportivi e persone con disabilità; alla Camera dei deputati le viene conferito il Premio America della Fondazione Italia USA. Bebe, è stata anche prima doppiatrice nel film Gli Incredibili 2, e dal 2017 conduce su Rai1 il programma La vita è una figata.

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Correggetemi se ho omesso qualcosa, almeno fino a questo momento, per favore!

Insomma Bebe e’ una ragazza speciale, leggera di animo e carica di così tanto ottimismo da riuscire a infonderlo anche a tutti coloro che la circondano. Con estrema naturalezza porge la sua mano artificiale e, a chi la riceve, non resta che stringergliela senza alcun disagio. I suoi occhi sorridono sempre e, come nella sua campagna pubblicitaria per una nota azienda sportiva, è come se ti dicesse sempre che nulla può fermarci.

Si Bebe, e’ vero. Di sicuro niente ho potuto fermare te. Questo è poco ma sicuro! Sei la ragazza più indipendente che io abbia mai visto, nonostante la tua disabilità.Più veloce del lampo, più forte della morte, più Bebe che mai!

C’est la’, Vio !

E anche a queste Parolimpiadi non ti sei smentita: Oro nel Fioretto individuale e argento per la tua squadra!

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Ma quanto è stata dura questa volta…. Prima, durante e dopo la sua gara e la finale dominata contro la cinese Zhou (vinta per 15-9). Si perché, per infliggere in conto e per nome nostro, suo pubblico appassionato, la stoccata, dritta al cuore, Bebe Vio ha aspettato fino alla fine a metterla. Una storia conosciuta da pochissimi all’interno dello staff azzurro, mai trapelata, mai svelata: «Ho avuto un’infezione da stafilococco che è andata molto peggio del dovuto e la prima diagnosi era amputazione entro due settimane del braccio sinistro, quello con cui gareggio, e morte entro poco. Sono felice, ecco perché ho pianto così tanto». La scoperta dell’infezione e l’operazione al Galeazzi di Milano, lo scorso 4 aprile: «L’ortopedico che ha fatto un miracolo si chiama anche Accetta, tra l’altro, ci pensate? È stato bravissimo, tutto lo staff lo è stato. Questa medaglia assolutamente non è mia, è tutta loro. Prima della gara mi hanno nascosto il braccialetto dell’ospedale con scritto -119, che erano i giorni che mancavano a Tokyo ed è stato il momento in cui ho ricominciato ad allenarmi. Solo più tardi ho rimesso la protesi da scherma. Sono stata veramente fortunata». Questa la semplice quanto spontanea dichiarazione rilasciata ai media dalla nostra giovane atleta. 

Ecco perché l’urlo, alla fine, è stato enorme ed è rimbalzato in tutta la Makuhari Messe. Allora Bebe si è lanciata verso la tribuna, dov’erano i suoi genitori, e ha poi ricevuto la medaglia sul podio dal presidente del Cip Luca Pancalli, che sapeva e le è stato sempre vicino.

«Da piccola mi dicevano che non si può tirare di scherma senza braccia e che avrei dovuto cambiare sport, ma ho dimostrato a tutti che le braccia non servono: se hai un sogno, vai e prenditelo». C’è tutta Bebe Vio nelle parole con cui ha esordito alla conferenza stampa di apertura delle Paralimpiadi di Tokyo 2020, quelle di questo anno. Un’ulteriore declinazione del suo motto, e’ altrettanto da combattente:  «Se sembra impossibile, allora si può fare!»,  e badate che questo messaggio apre la sua pagina internet ufficiale e caratterizza la vita, non solo sportiva, di Bebe, all’anagrafe Beatrice Maria Vio una giovane donna di soli di 24 anni.

Altro che medaglia d’oro…. Bebe è una ragazza tutta d’oro, dalla cui esperienza molta di questa gioventù avrebbe tanto, ma che cosa dico, tantissimo, da imparare!

E per noi che non siamo più dei giovincelli? Per noi resta da ricordare soltanto che:  «la vita è un susseguirsi di lezioni»!

Grande Bebe, maestra di vita, continua così!

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