Chissà chi lo sa?

di Simone Borri

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Oltre ai cartoni animati, agli sceneggiati d’autore ed ai telefilm per piccini ma anche per grandi, il palinsesto della RAI degli anni eroici, pionieristici e mai più eguagliati si impreziosì di un’altra componente dimostratasi fin da subito essenziale: il telequiz.

In principio era stato Mike Bongiorno, che aveva riportato dall’America il primo format, quello di Lascia o raddoppia? Insieme a lui aveva spopolato il Musichiere di Mario Riva. Gli italiani mettevano alla prova le loro competenze, in molti casi di fresca acquisizione, divertendosi.

Era una televisione pubblica che aveva ben chiara la sua mission, o per dirla italianamente, la sua funzione: educare una popolazione che usciva da secoli bui di analfabetismo e oppressione di tutti i tipi, per renderne effettivi i diritti sanciti dalla nuova Costituzione repubblicana. La RAI assolveva a questa funzione affiancando una scuola pubblica che affrontava in quegli anni l’immane compito di arrivare dappertutto, e di funzionare dappertutto. In molte realtà le antenne della TV arrivavano prima del Ministero della Pubblica Istruzione, presentando un piano didattico sicuramente più accattivante di quello di quest’ultimo.

All’ora del quiz, grandi che non si vergognavano più delle proprie carenze culturali si confrontavano con piccini che erano nati in regime di scuola dell’obbligo, e che non conoscevano altro mondo che quello che li chiamava in classe al suono della campanella. Ben presto si capì che era necessario dedicare programmi ad hoc a questa fascia d’utenza dall’età verde, e la TV dei Ragazzi acquistò il suo telequiz specifico e dedicato grazie a due personaggi che stanno alla storia della televisione pubblica come Cavour e Mazzini alla Storia d’Italia.

Febo Conti

Febo Conti

Cino Tortorella era il Mago Zurlì, e dalla sua bacchetta aveva tirato fuori tante magie, come lo Zecchino d’oro e Topo Gigio. Febo Conti era un alter ego di Mike Bongiorno. Come lui si era trovato da ragazzino a fiancheggiare i Partigiani nella guerra civile italiana. Come lui aveva scelto l’emigrazione come destino e l’etere come professione. La sua terra d’adozione post-bellica era stata la Svizzera, da cui aveva riportato diverse idee. La più azzeccata delle quali, confrontata con analoga frullata in testa al collega Mago, dette vita a Chissà chi lo sa?

Lo storico televisivo Walter Veltroni ha così riassunto l’epopea del telequiz per bambini: «Noi che abbiamo visto quei ragazzi giocare siamo, in fondo, l’unica testimonianza che c’è stato davvero, un giorno per tanti anni, un meraviglioso programma per milioni di ragazzi del sabato pomeriggio.».

Fu davvero così. Per ben 11 anni tutte le settimane al grido di Squillino le trombe, entrino le squadre! lanciato dal presentatore Febo sotto la regia del mago Cino, due squadre di sei ragazzi ciascuna provenienti da due scuole medie selezionate tra quelle di tutto il paese si affrontavano in studio gareggiando a rispondere agli indovinelli e alle sfide di cultura elementare proposti dal conduttore.

I giochi da tavolo nati sulla scia del quiz televisivo

I giochi da tavolo nati sulla scia del quiz televisivo

Alla squadra vincitrice andava in premio una enciclopedia che veniva assegnata alla scuola di provenienza, un premio non da poco per una istituzione che affrontava all’epoca difficoltà enormi, anche dal punto economico, per ammodernare le sue strutture e renderle confacenti alla domanda diffusa di istruzione. La scuola vincitrice si ripresentava nella puntata successiva per una nuova sfida con un’altra scuola, secondo il meccanismo che sarebbe diventato proprio di ogni sfida a suon di quiz: campione in carica contro sfidanti.

Ciissà chi lo sa? andò in onda dal luglio 1961 al giugno 1972, ed è a tutt’oggi una delle trasmissioni più longeve della storia della RAI. Febo Conti avrebbe di lì a poco interrotto il suo rapporto con la TV pubblica, confluendo come molti altri poi nella nascente TV commerciale. Al posto del quiz per le scuole a partire dal 1972 sarebbe andato in onda un programma completamente diverso.

Ettore Andenna

Ettore Andenna

Erano gli anni dell’epica sfida tra Bobby Fischer e Boris Spassky per il titolo mondiale degli scacchi. Una vicenda che appassionò moltissimo l’opinione pubblica dell’epoca. La RAI, che all’epoca dell’opinione pubblica teneva gran conto, lanciò il programma Scacco al Re, ideato anch’esso da Cino Tortorella insieme a Enrico Vaime e Italo Terzoli, e condotto dal presentatore emergente Ettore Andenna. Si trattava di una partita di scacchi viventi le cui mosse erano associate però al superamento di alcuni quiz di cultura generale, prove di abilità, prove sportive.

Scacco al Re andò in onda per due stagioni, fino al 1973. A quel punto, la stagione dei telequiz e della pubblica istruzione impartita tramite il tubo catodico era ormai agli sgoccioli, ed il varietà per grandi e piccini si rivolgeva ormai verso nuovi orizzonti.

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Chissà chi lo sa?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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