Al vecchio Bottegone 

di Barbara Chiarini

Caffè Il Bottegone, come si presenta attualmente

Caffè Il Bottegone, come si presenta attualmente

La nostra amata città che si adagia lungo le rive del fiume Arno, è stata un referente importante anche nella storia dei caffè europei, soprattutto a partire dalla  seconda metà del XIX secolo. Addirittura, alcuni di essi rappresentarono dei centri di diffusione per le idee più innovative, soprattutto in campo artistico, letterario e politico.

I caffè erano un luogo pubblico di incontro e di riunione che fecero la loro apparizione a seguito dell’introduzione in Europa, nel XVII secolo dell’omonima bevanda. Grazie ai veneziani e ai loro rapporti commerciali con l’Oriente (specialmente con la Turchia), austriaci, francesi e italiani furono i primi a degustare l’allora denominato “nettare” o “vino degli Arabi”.

A partire dal XVIII secolo in Italia, fu Venezia la prima città ad ospitare un caffè con il Florian, inaugurato nel 1720; dopo di che nacquero caffè a Roma ( ricordiamo il Caffè Greco aperto nel 1760), mentre a Padova il primo ad aprire le sue vetrate al pubblico fu il Caffè Pedrocchi (1770): lo stesso accadde in altre città e Firenze – come avremo modo di continuare a vedere – fu una tra quelle che ne accolse in maggior numero.

Gli spazi e gli ambienti in cui si svolgeva la vita di questi locali presentavano caratteristiche tipologiche diverse tra loro, caratteristiche  che sono variate di epoca in epoca: uno sviluppo che, ovviamente, ha seguito il passo dei cambiamenti della società, tanto che gli esperti sono riusciti a tracciarne una vera e propria evoluzione storica, dalle prime botteghe di caffè (nel secolo XVIII) fino ai caffè sorti alla fine del XIX secolo nella nuova piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza della Repubblica), ambienti che diedero vita a un tipo di locale inconsueto, ampio, comodo e lussuoso, sul modello dei caffè parigini e viennesi. 

Le prime botteghe di caffè fiorentine risalgono al XVIII secolo, quando la città conservava ancora l’aspetto di borgo medievale, con le vie strette e costellate da torri imponenti. Mi riferisco, ad esempio, a quella di cui vi ho già raccontato nel nostro primo appuntamento della rubrica: la bottega aperta per la vendita di pani dolci, caffè e liquori, dallo svizzero Luigi Gilli nel 1733 in via Calzaiuoli, una strada che, all’epoca, era una delle poche a distinguersi.

Antico Caffè Il Bottegone, Firenze, Piazza Duomo, fotografia d’epoca

Antico Caffè Il Bottegone, Firenze, Piazza Duomo, fotografia d’epoca

Invece al pianoterra e al primo piano di un bell’ immobile posto in Piazza Duomo nel 1773, i nostri concittadini videro aprirsi le porte del caffè Il Bottegone. La sua posizione all’angolo di Via de’ Martelli con Piazza Duomo, dal lato della cattedrale di Santa Maria del Fiore, attirò fin da subito l’attenzione del pubblico – anche quello di passaggio – divenendo uno dei luoghi classici di appuntamento e ritrovo per i fiorentini.

A suo favore giocò anche la vicinanza con alcuni teatri storici fiorentini quali il Niccolini, che si trovava in via Ricasoli, e il Teatro Nuovo (anche detto Degli Intrepidi), ubicato in via Maurizio Bufalini.

Il Bottegone era infatti l’unico caffè a Firenze che già agli inizi dell’Ottocento avesse il permesso di restare aperto fino a tardi, oltre le due di notte, per accogliere gli spettatori dei vicini teatri e godere del cosiddetto “bicchierino del dopoteatro”, il quale consisteva nella degustazione di un nuovo e rinomato liquore: il vermouth.

Rimanendo aperto fino a tarda notte per servire i clienti che uscivano dagli spettacoli, il locale era molto frequentato anche da letterati e attori, che vi entravano prima o dopo le rappresentazioni teatrali. 

Tra gli avventori più illustri è opportuno menzionare il poeta Gabriele D’Annunzio, che frequentò il caffè durante il suo soggiorno a villa La Capponcina sulle collina di Settignano, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

Nel 1826 la struttura passò alla gestione del signor Fortunato Carobbi fino al 1864, quando fu ceduta in affitto a tale Giovanni Gambassini, il quale è ricordato per avere promosso (a seguito di un considerevole cambiamento del fabbricato originario come decretato dalle esigenze comunali del tempo) anche una serie di lavori al suo interno, dotando il caffè di migliorati servizi e facendolo quindi diventare uno dei caffè piu esclusivi e ricercati della città.

Questo decennio è assai importante nella storia di Firenze, in quanto non dobbiamo dimenticare che nel 1865 essa fu nominata capitale d’Italia e ovviamente, l’eventodeterminò una nuova fase di rinnovamento a livello edilizio, sia urbanistico che sociale e un considerevole aumento della popolazione. 

L’incarico di dare a Firenze il lustro degno di una grande capitale europea, come tutti ben ricorderete, fu affidato all’architetto fiorentino Giuseppe Poggi il quale, tra le altre opere, provvide all’esecuzione di un progetto di ampliamento urbano che comportò la demolizione delle antiche mura ‒ che definivano i confini della vecchia urbe ‒, lasciando in ricordo soltanto alcune delle sue torri e porte, per realizzare l’ancora attuale apertura dei viali di circonvallazione (espletata tra il 1864 e il 1877).

Antico Caffè Il Bottegone, fotografia d’epoca

Antico Caffè Il Bottegone, fotografia d’epoca

Le grandi città europee e in particolar modo Parigi, Londra e Vienna, diventarono punti di riferimento per la nuova capitale, che cercava di rimanere al passo delle ultime tendenze, come dimostra l’apertura di nuovi stabilimenti dai nomi altamente suggestivi quali Ville de Lyon, che si occupava di smerciare tutto l’abbigliamento e i tessuti prescritti dalle tendenze del momento, il restaurant La Ville de Paris in via della Spada, all’angolo con via della Vigna Nuova, o anche Miss Baker in via Ricasoli, in cui si vendevano articoli di moda inglesi e francesi per donne e bambini, o la Maison de Cluny , negozio che aveva sede in via Tornabuoni, all’interno del Palazzo Corsi, in cui era possibile acquistare oggetti artistici provenienti direttamente da Parigi e Vienna.

Inoltre, in questi anni si iniziò a dibattere il riassetto del centro con l’allineamento e il prolungamento di alcune delle sue arterie principali, quali via Tornabuoni, via dei Cerretani e via dei Martelli. Quest’ultimo intervento comportò l’espropriazione degli immobili situati nelle tre vie e, tra quelli confiscati per via del prolungamento di via dei Martelli (il cui progetto fu stilato dall’ingegnere Enrico Guidotti nel 1868 al fine di unire questa strada a via Camillo Cavour, migliorandone la circolazione viaria), si trovava l’edificio che ospitava al pianoterra Il Bottegone. Ecco perché il fabbricato originario fu parzialmente demolito e corredato di una nuova facciata su via dei Martelli, oltre a quella già presente su piazza del Duomo. 

Lo slancio vissuto dalla Capitale dell’Arno in questi momenti, si ripercosse anche sul numero dei caffé presenti in città: pensate che dal 1815 al 1865 si verificò un aumentò davvero considerevole computato da 19 a 107 unita. 

Ma il vecchio Bottegone, come Bruzzi­chelli, rimase un pun­to di ritrovo per i fiorentini che amavano passeggiare nel loro centro storico e rifugiarsi, per una pausa, in un bell’ambiente a bere una tazza di tè; il locale piaceva tanto anche a quel turismo colto (di cui oggi siamo quasi orfani!), rappresentato da americani e inglesi che venivano anche per più setti­mane a soggiornare in città.

Poi, negli anni Sessanta, a seguito di una nuova mutazione per la piazza, il locale venne venduto e acquistato dalla milanese Angelo Mot­ta. Un cambio di stile per il cen­tro, ma anche per la città di Firenze tutta.

Caffè Il Bottegone, gli interni

Caffè Il Bottegone, gli interni

Chi lo avrebbe mai detto: un tocco milanese nel cuore del Rina­scimento! Al posto del le­gno e delle forme ottocen­tesche, fu progettata un’architettura snel­la, una novità assoluta costituita da due li­velli, realizzata con rivestimenti di mosaico e specchio. Fu un cambio drastico, non per questo negativo: sta di fatto che l’ambiente perse molte delle caratteristiche che ne avevano decretato la sua fortuna, venendo presto disertato dai fiorentini.

Il locale, con lo stesso nome, esiste tuttora ma purtroppo, dello charme sa­lottiero del bar che aprì nei pri­mi dell’Ottocento, ahimè, è rimasto ben poco! Al suo posto un self service dal ta­glio decisamente molto commercia­le che, in li­nea con i tempi, ha saputo inter­pretare la logica del turismo “mordi e fuggi”. E chissà che un domani, dopo e se questa pandemia avrà una fine, neppure quella sarà più la giusta logica commerciale!

Il mondo e gli umani con esso, sono in continua e sempre più rapida evoluzione: se in peggio o in meglio …non sta certo a me giudicare!

Arrivederci al prossimo Caffè!

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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