In the Mood of Glenn

di Barbara Chiarini

Alton Glenn Miller (Clarinda, 1 marzo 1904 – Canale della Manica, 15 dicembre 1944)

Alton Glenn Miller (Clarinda, 1 marzo 1904 – Canale della Manica, 15 dicembre 1944)

«Il più grande aiuto per il morale dei soldati sul fronte europeo dopo una lettera da casa». 

Fu definita così dal generale James Doolittle, il leggendario comandante del raid aereo su Tokio del 18 aprile 1942 e poi dell’Ottava Forza Aerea USA, la rete di orchestre militari messa in piedi da Glenn Miller, il trombonista, arrangiatore e compositore che con la sua orchestra swing aveva dominato il mondo musicale americano negli anni Trenta, facendo conoscere alle masse questo genere musicale vellutato ed orecchiabile, anche per i profani della musica nera. 

Nato a Clarinda, nell‘Iowa  il 1 marzo 1904, Glenn Miller (pseudonimo di Glen Miller Alton), aveva suonato in diversi gruppi prima di fondare nel 1938 la mitica Glenn Miller Orchestra, con la quale spopolò negli USA, a colpi di swing, grazie a brani come In the Mood, String of Pearls e Moonlight Serenade, per non parlare del massimo del successo raggiunto con Chattanooga Choo Choo, il quale vendette oltre un milione di copie in tre mesi, conquistando nel 1942 quello che viene considerato il primo Disco d’Oro  della storia: infatti, l’idea del premio fu una trovata della casa discografica RCA, che per festeggiare l’evento dipinse d’oro una copia del disco, che poi consegnò all’artista nel corso di una trasmissione. Visto il successo riscontrato fu deciso da quel momento di adottare il Disco D’Oro come riconoscimento universale per coloro che avessero superato il milione di copie, introducendo anche il Disco di Platino (10 milioni di copie) e il Disco d’ Argento (500.000).

The Glenn Miller Orchestra, il primo Disco d’Oro

The Glenn Miller Orchestra, il primo Disco d’Oro

Miller morì il 15 dicembre di 76 anni fa, nel 1944, mentre su un piccolo aereo Norseman (un monomotore biposto) stava attraversando il Canale della Manica per raggiungere Parigi, liberata da poche settimane, dove avrebbe tenuto un concerto davanti ai soldati americani. Ancora oggi non si sa con precisione cosa gli accadde, tanto che il musicista è tuttora classificato come MIA, missing in action, come dire disperso in azione, poiché il suo corpo non fu mai trovato.

Miller aveva appena compiuto 40 anni ma nel decennio ’30-’40  aveva già avuto modo di essere stato riconosciuto come uno dei musicisti più influenti degli Stati Uniti, grazie alla sua versatilità musicale ma anche grazie alla sua orchestra di fiati in cui il trombone guidava quattro sax in musiche che, pur partendo dal jazz, avevano perso per strada improvvisazioni e virtuosismi per diventare più facili e ballabili. 

Adesso può sembrarci un merito, ma al tempo questo gli attirò molte critiche da parte dei puristi del genere, i quali lo accusarono di essere troppo commerciale e di avere ucciso, grazie alle continue prove e agli spartiti fissi, la spontaneità del jazz dei primordi. 

Ma questo suo modo di procedere per fare musica gli fruttò, di contro, anche un’enorme popolarità. Ne sono un esempio le sue frequenti comparse  nelle hit parade con brani come Pennsylvania 6-5000Moonlight Serenade (dello stesso Miller con parole di Mitchell Parish) e In the Mood (il cui ritmo ormai identifica un’epoca, quella degli anni ’40). 

In altre parole, critica a parte, Miller e la sua orchestra divennero una presenza costante nella musica di quel tempo. Un articolo del Time pubblicato nel 1939  riferiva: «…dei 12-24 dischi presenti in ciascuno dei 300 mila jukebox americani, da due a sei sono di solito di Glenn Miller».

Glenn Miller in uniforme dell'USAAF

Glenn Miller in uniforme dell’USAAF

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Glenn Miller, pur essendo troppo anziano per essere richiamato, si arruolò volontario nell’aviazione dell’esercito raggiungendo il grado di maggiore; fondò e diresse la Army Air Force Band e organizzò altre orchestre che davano spettacolo nelle caserme americane in Europa, per tenere alto il morale dei soldati. La sua orchestra militare fu accreditata di oltre 800 performance (a più di 300 delle quali partecipò lo stesso musicista) e di almeno 500 trasmissioni radio.

La vita del musicista è stata addirittura ricostruita nel 1954 da Hollywood nel film La storia di Glenn Miller, (The Glenn Miller Story), diretto da Anthony Mann con James Stewart in qualità di interprete principale.

Lo stesso Glenn Miller  in alcune interviste ammise (forse anche poco poeticamente ma comunque in modo molto sincero), di aver creato la sua mitica orchestra principalmente per fare business, più che per la gloria o per l’arte. Resta il fatto che tali intenti, indubbiamente riusciti,  non limitarono la sua band nell’essere, insieme con quelle di Tommy Dorsey e Benny Goodman, fra le più qualificate e apprezzate orchestre del mondo, oltre che tra le più richieste e pagate. 

Purtroppo Miller, autentico personaggio del mondo americano di quella particolare epoca a cavallo tra le due guerre, morì troppo presto in quell’incidente aereo, lasciando la sua orchestra – che lo attendeva a Parigi – attonita e orfana del suo leader. 

Con la sua orchestra, il trombonista dell’Iowa ha suonato la più classica musica jazz, una musica divenuta un modello stampato nel tempo e sempre-verde per definizione, culminante in brani di fama planetaria; suonando il suo trombone riuscì a dirigere  in modo impareggiabile una formazione brillante, impreziosita dalla bravura di musicisti come Mel Powell, Bobby Nichols, Manny Thaler e tanti altri, fra cui degli ottimi elementi vocalist come Dorothy Claire e Johnny Desmond. Un impeccabile mix per una musica nata soprattutto con l’intenzione di divertire e far ballare la gente, basata su un senso del ritmo talvolta davvero inimitabile, il senso del sincopato, ancora oggi senza pari.

Tra le tante frasi e aforismi che talvolta ci ritroviamo a leggere sul web, una mi ha colpita in particolar modo, forse perché calzante alla perfezione con il mio pensiero: «L’America è  sempre stata sinonimo di libertà e non c’è un’espressione di libertà tanto sincera quanto la musica». 

Un epitaffio perfetto per un uomo che riuscì a combattere il Nazismo  impugnando un trombone invece che un fucile!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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