Grazie Mister, grande uomo dal cuore viola

di Patrizia Iannicelli

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In una fredda giornata di marzo, di una primavera che stenta ad arrivare, come un fulmine a ciel sereno una notizia incredibile quanto inaspettata mette in subbuglio la Firenze calcistica. Cesare Prandelli si dimette da allenatore della Fiorentina.

Come accade in questi casi le voci si susseguono, si cercano conferme, i dubbi affiorano, forse saranno le solite falsità per destabilizzare l’ambiente in un momento delicato e difficile, di certo non sarà vero….. Questi i primi commenti. Poi arriva la conferma dal sito ufficiale, che con poche righe prende atto e accoglie «la richiesta del tecnico comprendendo le ragioni che vanno oltre il calcio giocato».

La lettera del tecnico, che abbiamo già pubblicato, fa capire quanto sia stata sofferta questa decisione. Il tecnico di Orzinuovi arriva sulla panchina il 9 novembre dopo lo scialbo pareggio a Parma, si mette a disposizione di società e squadra con l’entusiasmo di un bambino, un incarico di sei mesi senza chiedere e pretendere nulla. La missione da subito non appare per nulla semplice, una squadra forse creata (prima della cessione di Chiesa, ndr) per lottare per obiettivi di prestigio, catapultata tra paure e timori nella zona retrocessione. Una squadra priva di un assetto tattico, carente nei diversi reparti, dal centrocampo ad una punta di ruolo che si chiede da anni a gran voce.

Lavoro faticoso per il mago di Orz (i giovani giornalisti non possono immaginare quanti cartelloni e striscioni per Prandelli in Curva Fiesole, ndr), che deve con pazienza serafica entrare nella testa di giovani promesse, di giocatori considerati esuberi, e perfino di boriosi che mostrano disappunto nel accomodarsi in panchina. Mesi duri e difficili, ma il condottiero fiero e senza paura, continua nell’ardua impresa, quella di portare in acque tranquille una barca che si regge a stento a galla, ma con un vento di tempesta, sempre in agguato, che da lì a poco potrebbe affondarla.

I risultati, – già, i numeri, quelli che davvero contano – non sono lusinghieri, si perde la prima in casa contro la neo promossa Benevento, si passa il turno di coppa Italia a Udine, e poi sconfitte con Milan e Atalanta, solo pari in casa con Sassuolo e Verona, poi arriva la grande gioia della vittoria a Torino contro la nemica di sempre, la Juventus. Il mister Cesare ne conosce il significato, lo ha già vissuto nella sua prima esperienza (2 marzo 2008, se ne consiglia la visione agli amanti del calcio, ndr).

Il nuovo anno non è benevolo per i colori viola e per il mister, un freddo gennaio non porta nessun giocatore funzionale e di supporto, ci sono buone prestazioni ma pochi punti con le piccole, sconfitte amare con Udinese Roma e Lazio, una resa incondizionata con il Napoli. Il mister non cerca alibi o giustificazioni, continua a predicare nel deserto, parla di compattezza e unione d’intenti, di remare dalla stessa parte, con la saggezza che i dissapori esterni creano solo scompiglio.

Dopo ogni gara è il primo responsabile sul banco degli imputati, radio, tv e social contestano una volta il modulo e il tale giocatore, la volta dopo la sostituzione sbagliata, lo apostrofano come minestra riscaldata, Perdelli e bollito (per limitarsi agli epiteti meno offensivi), le critiche arrivano anche da coloro che all’inizio avevano caldeggiata la sua candidatura. Il mister più vincente tra i tecnici viola nel suo primo mandato dal 2005 al 2010, quello che ha regalato emozioni incredibili e vittorie memorabili in Italia e sui palcoscenici prestigiosi dall’Europa League alla Champions, avrebbe meritato altro rispetto.

L’ultimo mese è stato determinante, risultati altalenanti con le solite amnesie difensive, errori evitabili, qualche disappunto tra le riserve in panchina, il tecnico che sente meno la fiducia di società, stampa, tifosi e una parte di giocatori. Un disagio sottolineato nel post gara contro il Benevento, una frase sibillina, «sono stanco», troppa tensione accumulata, ancora una volta nessun supporto dalla società, fino ad arrivare alla gara di poche ore fa al Franchi contro il Milan.

In panchina lotta come un leone, forse ferito, ma con la solita grinta nel guidare i suoi ragazzi in campo, novantaquattro minuti di urla, ad incitare, a sostenere, esce dal campo stremato, senza forze fisiche e mentali. Ancora una volta non ha dalla sua parte neanche la dea Eupalla che poteva cambiare il destino delle cose, e forse portare ad un altro epilogo.

Una sconfitta che lascia il segno, Prandelli non rilascia dichiarazioni, troppo coinvolto e chissà, forse ormai certo della sua scelta maturata da giorni. Termina così la seconda avventura del tecnico – tifoso che per troppo amore per la squadra e per quello che rappresenta esce di scena, con la sua classe e signorilità, con i  ringraziamenti di rito, con la dignità di pochi. Quello che sarà il domani professionale di Cesare (per la prima volta scrivo il nome, senza mister) non possiamo immaginarlo, anche se nella sua lettera ha scritto chiaramente che potrebbe essersi chiusa qui la sua carriera di allenatore.

Di certo possiamo solo dirgli grazie MISTER, grande uomo dal cuore viola, per sempre uno di noi e nella storia della Fiorentina.

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