Gagarin, figlio dell’umanità

di Barbara Chiarini

Jurij Alekseevič Gagarin, Klušino, 9 marzo 1934 – Kiržač, 27 marzo 1968

Jurij Alekseevič Gagarin, Klušino, 9 marzo 1934 – Kiržač, 27 marzo 1968

«Il primo uomo nello Spazio, il russo Yuri Gagarin, è morto in un misterioso incidente aereo: sono trascorsi solo 7 anni dalla sua storica impresa… »

Così i mezzi di informazione dell’intero pianeta annunciarono la morte di v Era il il 27 marzo 1968, in piena Guerra Fredda.

La storica impresa a cui i media di tutto il mondo si riferivano era stata un’incursione nello Spazio durata appena 108 minuti: poco meno di due ore che però avevano avuto un significato tecnologico e politico di grandissima importanza. Con questa impresa l’Unione Sovietica aveva dimostrato agli Stati Uniti di essere la capolista nell’ambito tecnologico, concretizzando il sogno umano più ambizioso: l’esplorazione dello Spazio.

Per il suo popolo, come per il mondo intero, Gagarin divenne l’Eroe senza pari, colui che aveva realizzato la missione impossibile, dando vita per sempre al mito dell’astronauta. 

Ancora oggi niente è cambiato: Jurij Gagarin rimane indissolubilmente uno dei personaggi più amati nel firmamento delle stelle socialiste. 

Nato il 9 marzo 1934 nel villaggio rurale di Klushino, a circa 200 chilometri a ovest di Mosca, in una fattoria collettiva, la sua istruzione era stata bruscamente interrotta dalla guerra nel 1941, quando la famiglia era stata costretta a fuggire. Gagarin aveva mostrato una passione per gli aerei fin dall’infanzia e a 20 anni si era iscritto a una scuola di volo: il brevetto gli aveva quindi permesso di accedere all’aeronautica sovietica e diventare un pilota militare. Jurij  entrò come collaudatore nel 1955, due anni prima che venisse lanciato lo Sputnik (primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra).

GAGARIN, FIGLIO DELL’UMANITÀ’.2021.03.27-02

Lo storico evento lo convinse a proporsi come cosmonauta, realizzando il suo sogno di sempre. Sogno che divenne realtà il 12 aprile 1961, quando a bordo della navicella Vostok 1 alle 9:07 ora di Mosca, Gagarin pronunciò il suo famoso «poyekhali!» (andiamo!) e il vettore Semyorka partì per lanciare in orbita bassa la minuscola e claustrofobica Vostok 1 con al suo interno, Gagarin stesso.

Pochi minuti dopo, alle 9:12, quasi al limite dell’atmosfera, giunsero al mondo le prime parole pronunciate così lontano dalla superficie come non si era mai neppure immaginato che potesse accadere. Erano le parole di un pioniere: «Vedo la Terra… è magnifica!»

Oriente 1 fece un’orbita ellittica intorno alla Terra ad una velocità di 27.400 km/h. e dopo un volo di 108 minuti, fece rientro insieme al suo conducente sulla Terra (sebbene egli non fosse più all’interno della navicella, bensì con un paracadute, dopo essere stato espulso a circa 7.000 metri di quota). Questo particolare venne tenuto segreto per diversi anni, per timore che il volo non venisse omologato perché incompleto. Ad ogni modo, la sua impresa segnò un punto a favore dell’Unione Sovietica nella corsa allo spazio e un grave smacco per gli USA.

Accolto da eroe, dopo il rientro a Mosca, il regime sovietico organizzò per lui diversi tour per il mondo, in missioni di pace e propaganda. 

Gagarin fu ricevuto da tutti i leader politici di allora nonché dalla regina Elisabetta II e pure da Fidel Castro ma, nonostante questo fosse il suo desiderio, non gli fu più permesso di tornare nello Spazio: per i sovietici era diventato un simbolo troppo prezioso per fargli rischiare la vita in missioni pericolose e la sua carriera di cosmonauta e di pilota si interruppe.

Dopo qualche anno di celebrazioni e festeggiamenti pubblici, e di molte sregolatezze, Gagarin si rimise in forma e tornò a pilotare aerei come pilota di jet. Il 27 marzo 1968, durante una missione di addestramento, il suo MiG entrò in avvitamento ad alta velocità e si schiantò al suolo.

Le circostanze dell’incidente divennero un segreto di Stato, alimentando anche varie teorie complottiste antisovietiche. Dai documenti declassificati cinquant’anni dopo emerse la causa dovuta:  con molta probabilità, si trattò di una brusca manovra compiuta per evitare un pallone meteorologico, o forse a provocare l’incidente fu la turbolenza provocata dalla scia un altro aereo di dimensioni più grandi.

Tre giorni dopo l’incidente, si svolsero i funerali di Stato; decine di migliaia di persone accompagnarono il feretro e altre centinaia di migliaia nel mondo, rimasero attaccate alla radio e alle televisioni per seguirlo.

Di Gagarin oggi restano la memoria dell’impresa, il sorriso, la meraviglia che ha riportato sulla Terra, le statue, i francobolli, il centro di addestramento dei cosmonauti e il nome con cui è stato battezzato quel cratere sulla Luna dove egli sognava di mettere piede, di lì a qualche anno.  

GAGARIN, FIGLIO DELL’UMANITÀ’.2021.03.27-03

In ultimo, di lui resta una canzone: mi direte che è poca cosa rispetto a tutto il resto. Lo so, ma io questo brano l’ascoltavo sempre quando ero poco più che una bambina e grazie al suo testo riuscii ad immaginarmi tutto, come se avessi vissuto ogni momento di quel 12 aprile 1961 quando invece, non era ancor nata. 

Ricordate anche voi? 

Claudio Baglioni,Gagarin” – tratto dall’album “Solo”,1977.

cliccare sul link per ascoltare il brano:

Gagarin – Claudio Baglioni

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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