Agnelli sacrificali

di Simone Borri

RadioLondra201110-003

Parla Londra. Trasmissione destinata alle forze combattenti nelle zone occupate.

Oggi un solo messaggio, non in codice:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Martin Niemoller)

Le strade di Roma sono deserte, pochissime macchine, nessuno a piedi. Per ritrovare uno scenario del genere bisogna andare indietro a quell’inverno del 1944 in cui per le strade della città aperta circolavano soltanto le camionette della Wehrmacht e delle Camicie Nere, come api impazzite che sgommavano pericolose nel silenzio degli innocenti.

Ci vorrebbe un Rossellini per raccontare degnamente questa seconda Pasqua di guerra degli italiani di Roma e del resto del paese. Guerra ad un nemico stavolta invisibile, di cui ora come allora il nostro Stato Maggiore non sa o non vuole calcolare le forze. Ci vorrebbe il maestro del neorealismo, e invece abbiamo soltanto i mestieranti del cinema finanziato dallo Stato (anche quello) che hanno finito per far accogliere quasi con sollievo la chiusura forzata delle sale.

Sono altri, ed anche tanti, a cercare di spiegare come stanno veramente le cose, ma sempre troppo pochi e troppo poco ascoltati da una cittadinanza distratta e fottuta di paura. Che aspetta i lockdown e le vaccinazioni quasi con rassegnazione. Che tocca fa’ pe’ usci’ de casa……

Sul web, intanto, i social stanno rinunciando per forza di cose alle tentazioni nordcoreane, con gli algoritmi si governa peggio che con la Wehrmacht, evidentemente. Le informazioni, a stare attenti, passano. Ma come le leggi del padre Dante, chi pon mano ad elle? Chi le legge davvero, cercando di capire cosa legge e di farne tesoro, quel tesoro che consiste negli articoli della nostra Costituzione ancora in vigore?

Roma città aperta trascorre chiusa e spettrale la Domenica delle Palme, l’entrata di Gesu a Gerusalemme, l’unico momento festoso di una liturgia, quella pasquale, cupa e sanguinaria come nessun’altra celebrazione della religione cristiana. Pasqua non è Natale, a Pasqua si parla di morte, di sangue, di sacrificio. Il tutto scaricato addosso non metaforicamente a quel povero agnellino che anche quest’anno è arrivato alla sua ultima settimana di vita, per ricomparire variamente cucinato sulle nostre tavole pur a commensali ridotti.

Marta Cartabia

Marta Cartabia

I veri agnelli sacrificali, per il secondo anno consecutivo, in realtà siamo noi. Cittadini del non più libero Stato delle banane italiane. Sudditi del pensiero unico bancario – sanitario. Siamo noi che veniamo rimessi in gabbia con un semplice decreto, fonte del diritto talmente in basso nella scala gerarchica da non meritare nemmeno la degnazione della Corte Costituzionale, l’organo che dovrebbe vigilare sul rispetto della nostra Carta dei diritti. Dovrebbe, perché in realtà la Corte è imparziale come lo era quella di Bisanzio nei giorni più bui del Basso Impero. Alla Corte si fa politica come altrove, si scambiano favori, si preparano carriere. Guardate un po’ che carriera ha fatto Sergio Mattarella, uno dei suoi ultimi presidenti. Guardate che carriera sta facendo e farà Marta Cartabia. In apparenza l’ultima di una serie di Carneadi finiti seduti su una delle tante poltrone dei governi italiani. In sostanza, colei che rischia di sfondare personalmente e nel contempo di far danni ai suoi connazionali più della mitica Fornero.

La signora, a detta del presidente del consiglio che l’ha voluta ministro della giustizia, sta lavorando ad un testo di legge che dovrebbe obbligare gli operatori sanitari di qualsiasi livello a vaccinarsi, se vogliono continuare ad esercitare la loro professione. Non ripeteremo qui l’elenco abbastanza lungo delle norme che, a cominciare dall’art. 32 della Costituzione tutt’ora vigente, un simile provvedimento violerebbe in maniera grave. C’é in ballo molto più dei nostri diritti civili, c’é in ballo la stessa democrazia. Come dice quella vecchia poesia tedesca che racconta la dinamica dell’Olocausto, quando alla fine verranno a prendere noi, di questo passo non ci sarà più nessuno a protestare. Perché verranno. Ed uno alla volta ci prenderanno tutti. Oggi tocca a quelli degli ospedali e delle case di riposo, ma una volta passato il principio, sarà la volta di tutti gli altri. Di tutti noi, con un pretesto o con l’altro.

La nostra Costituzione è stata spesso un elenco di buoni propositi per le nostre istituzioni e di sogni per il popolo che governano. Attuata in ritardo e mai compiutamente, è stata spesso invocata proprio da chi la voleva disattendere, come le sinistre – chiamiamole così – allorché due anni fa intesero gabbare quel fesso di Salvini e le sue pretese di democrazia rappresentativa. Quando invece si è trattato di diritti dei cittadini, tutti tacciono. Contano le curve degli epidemiologi (attendibili come le curve negli stadi di calcio quando sono accessibili), non più le nozioni di giuristi che peraltro stanno passando in massa nel campo avverso. Quello dove si fa carriera, si è ben pagati, e si fanno favori che poi saranno ricambiati.

MarioDraghi210329-001Marta Cartabia studia da presidentessa della repubblica, dicono, e perciò è disposta a fare qualunque cosa. Compreso l’oltraggio ad una Costituzione che non le è mai penetrata sottopelle, nonostante l’anno trascorso a presiederne l’organismo guardiano. Marta Cartabia sa che se se la gioca bene adesso, eseguendo l’ignobile ordine del suo sorridente premier (dal sorriso accattivante come quello di un gatto che tiene in bocca un topo), tra due anni potrebbe andare al Quirinale seguendo per la seconda volta le orme di Mattarella. E in quanto prima donna che ce la fa, sarebbero pochi, veramente pochi, forse nemmeno Giorgia Meloni stavolta, coloro in grado di dirle di no.

Ecco in che mani sono i nostri diritti, in questa mattina solo apparentemente soleggiata in cui ci aggiriamo per città improvvisamente colorate di rosso, come le porte di casa degli Ebrei nella notte in cui passò l’Angelo Sterminatore (all’anima del Dio misericordioso…..).

Strade quasi deserte, anziani (pochissimi, la paura, giusta o sbagliata, ormai non fa 90, ma almeno il doppio) dallo sguardo stralunato. Quelli liberi, perché quelli reclusi nelle RSA hanno lo sguardo rassegnato.

Mia madre mi dice spesso che ormai non ricorda più com’era la vita prima. Da sette, otto mesi non posso toccarla, baciarla, farle una carezza se non fermando la mia mano contro il vetro che ci divide inesorabilmente, come quello del parlatorio di un carcere. Lei non voleva saperne del vaccino, anche perché il covid se l’é già fatto, ha già gli anticorpi come le spiegano i medici da una vita e non capisce perché improvvisamente oltretutto i vaccini non coprono più, al contrario di quello che facevano quando lei era giovane ed io ero un bimbetto in età da trivalente.

Ma insomma, si sta convincendo che per avere uno sconto di pena, gli arresti domiciliari o comunque qualche beneficio per buona condotta qualcosa dovrà farsi iniettare. E’ curiosa di questo Johnson & Johnson. «Ma non faceva lo shampoo, quando eri bambino?», mi chiede ad un certo punto. Non so cosa risponderle, mi sento un cretino, esponente di una generazione di cretini, nonostante i sacrifici che questi poveri vecchi hanno fatto per farci studiare e maturare. Per ritrovarsi alla fine così. Grazie a noi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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