Una Medici alla corte dei Gonzaga

di Barbara Chiarini

Eleonora de’ Medici Gonzaga, duchessa di Mantova (1567-1611)

Eleonora de’ Medici Gonzaga, duchessa di Mantova (1567-1611)

«Ben si potrian lodar (non forse appieno)

gli occhi e ‘l volto sereno;

ma, in descriver di voi l’intera parte,

vinti sarian gl’ingegni, e vinta l’arte» 

T.Tasso, Rime Eroiche, Canzone VIII.

Molti sono i versi che Torquato Tasso dedicò a Eleonora de Medici-Gonzaga, certamente frutto di una riverenza che il poeta riservò a molte delle sue protettrici e dei suoi protettori, ma che servono a comprendere come la duchessa condusse una vita intensamente legata alle arti.

Eleonora de’ Medici, duchessa di Mantova, nacque a Firenze il 28 febbraio dell’anno 1567, primogenita di Francesco (granduca di Toscana dal 1574) e di Giovanna d’Austria. Fu battezzata un anno dopo e per allestire gli addobbi del battistero di San Giovanni, nonché i dovuti festeggiamenti, venne incaricato niente meno che Giorgio Vasari; in suo onore, in città si allestirono giochi e mascherate e furono messe in scena commedie teatrali con la regia di B. Lanci e la scenografia del Giambologna (J. Boulogne).

Eleonora ebbe quattro sorelle (Romola, nata nel 1568 e morta dopo pochi giorni di vita; Anna, nata nel 1569 e morta nel 1584; Isabella, nata nel 1571 e morta l’anno seguente e Maria, nata nel 1575, colei che sarà la futura regina di Francia) e un fratello, Filippino, nato nel 1578 e morto soltanto quattro anni dopo.

Anche sua madre morì presto, lasciando il posto a corte a Bianca Cappello, la donna che aveva rapito da tempo il cuore di suo padre, il granduca. La nobildonna ebbe da allora molta influenza negli affari di Firenze e, ahimè, anche nel futuro della stessa Eleonora. Quanto i dissapori tra i genitori e l’ingrandirsi dell’influsso della Capello sul padre e sulla corte abbiano segnato l’infanzia di Eleonora non ci è dato sapere: sta di fatto che il 9 aprile 1578, quando Giovanna d’Asburgo morì di parto, il granduca si affrettò a sposarsi con la veneziana e anche il succedersi degli eventi per quella sua figlia furono destinati  inevitabilmente a  cambiare.

Infatti, nell’anno seguente, Belisario Vinta – segretario di Stato di Francesco I – venne mandato presso i Gonzaga di Mantova per offrire la mano della giovane Medici al primogenito del duca Guglielmo, Vincenzo; ma la missione fallì. In quel rifiuto, pesò non poco l’ostilità della duchessa Eleonora d’Asburgo, sorella della defunta Giovanna, verso la nuova granduchessa di Toscana. 

Per la nostra Eleonora arrivarono anche altre proposte di matrimonio, tra cui quella del principe ereditario di Lorena, ma fu il granduca questa volta a dire no: le convenienze politiche gli consigliavano allora di mantenersi fedele alla Spagna.

Vincenzo I Gonzaga (Mantova, 1562 – Mantova,1612), figlio di Guglielmo duca di Mantova e del Monferrato e di Eleonora d'Austria

Vincenzo I Gonzaga (Mantova, 1562 – Mantova,1612), figlio di Guglielmo duca di Mantova e del Monferrato e di Eleonora d’Austria

Quindi nell’ottobre 1582, ancor prima che venisse sciolto lo sfortunato matrimonio tra Vincenzo Gonzaga e Margherita Farnese, il duca di Mantova tornò a riconsiderare la proposta rivoltagli tre anni prima: la domanda di nozze fu inoltrata a Firenze con la mediazione degli Estensi e, ancora una volta, Bianca Cappello ci mise lo zampino, volendo occuparsi delle trattative, desiderosa di far sentire la sua autorità soprattutto su chi meno volentieri l’avrebbe riconosciuta.

Le nozze di Vincenzo e Margherita erano state un vero e proprio fallimento: lei era stata giudicata inabile alla procreazione e per questo spedita in un convento contro la propria volontà: ma il naufragio dell’unione aveva alimentato voci anche sulla virilità di Vincenzo e, quando la famiglia Medici riprese le trattative con Mantova per un secondo matrimonio, il granducato di Toscana ( o forse dovremmo dire Bianca Cappello?) dimostrò di non aver dimenticato l’affronto subito qualche anno prima e volle avere ampie assicurazioni riguardo la capacità procreativa del futuro genero; alla seconda moglie del granduca spettò quindi il compito di assicurare la buona riuscita dell’accordo, testimoniato da una fitta rete di scambi epistolari.

Fu così che nel contratto matrimoniale spuntò una scabrosa clausola: il granduca avrebbe assegnato in dote alla figlia 300.00 scudi d’oro ma a patto che  le nozze venissero celebrate solo dopo la “prova”: in altre parole, Vincenzo avrebbe dovuto in qualche modo dimostrare la sua “potentia et attitudine al matrimonio”, essendo stata messa in dubbio dal granduca Francesco I in persona.

Fu allora che iniziò una vera e propria farsa, di cui si rise e si chiacchierò in tutte le corti. A una giovane fiorentina di nome Giulia spettò il compito di fare da cavia sull’abilità amatoria del giovane duca. Probabilmente figlia illegittima di casa Albizzi, la ragazza fu costretta a tale impresa con la prospettiva di una somma di denaro e di un matrimonio successivo.

Accompagnata da Belisario Vinta e accolta dal commissario e medico mantovano Marcello Donati, la povera ragazza dovette aspettare che Vincenzo si sentisse pronto a esprimere la sua ars amatoria di fronte a testimoni. Dopo un primo tentativo finito male per un improvviso malore del duca, la “prova” si svolse come tutti auspicavano e, constatata la sua forza virile, si diede inizio ai preparativi per le nozze con Eleonora.

L’onore del duca Gonzaga era salvo e il nuovo matrimonio non aveva di fronte a sé alcun ostacolo, sebbene con sommo rammarico da parte della Granduchessa!

Anche Eleonora a questo punto era pronta: erano trascorsi quasi tre anni dal primo diniego e la ragazza aveva quindi già compiuto 17 anni. Il suo volto non seguiva i canoni classici della bellezza: lineamenti duri e naso dritto, volto non armonioso incorniciato da una mascella pronunciata con labbra grandi e carnose, tipiche della famiglia asburgica. Ma ella aveva anche un colorito chiaro, grazia di gesti e di parole, un’intelligenza attenta e coltivava diversi interessi.

Di statura alta, il medico ducale la descrisse «bellissima», guardandola però probabilmente coi suoi occhi di medico: la ragazza aveva infatti una corporatura robusta e una struttura decisa, perfetta per svolgere al meglio il suo compito principale, quello di fare figli e assicurare la discendenza al casato Gonzaga

Anche il  rampollo della casa mantovana si presentava bene. Fugati tutti i dubbi, poteva definirsi un tipo esuberante e passionale, ed i suoi modi colpirono subito il futuro suocero e probabilmente anche la futura moglie: il giorno successivo al primo incontro Eleonora era già piacevolmente presa da Vincenzo che la baciava in pubblico con passione.

Il matrimonio si celebrò il 29 aprile 1584 a Firenze, In città si organizzarono feste, danze, giochi e fuochi artificiali. La simbolica “processione della rosa” avvenne il 18 aprile e la sera stessa, al banchetto, Vincenzo fu visto «baciarsi pubblicamente e frequentemente con la principessa».

Iacopo Chimenti, XVI secolo, matrimonio di Eleonora de Medici e Vincenzo Gonzaga 

Iacopo Chimenti, XVI secolo, matrimonio di Eleonora de Medici e Vincenzo Gonzaga

Quindi il corteo nuziale partì alla volta di Mantova, ove vi giunse il 28 aprile 1584: Eleonora entrò in città su una carrozza coperta per metà, per dar agio a tutto il popolo di vederla: vestiva un drappo di seta bianchissimo e teneva sulla testa una regale corona intessuta di grosse perle. 

La giovane fiorentina era delicata e seria, gentile e malinconica, nello sguardo e nelle movenze. Questa sua grazia naturale aprì una breccia anche nei rapporti con la suocera Eleonora d’Asburgo, che si lasciò conquistare dalla giovane donna toscana, certamente preferita all’infelice Margherita Farnese; oltretutto Eleonora portava, per via materna, il glorioso nome del casato Asburgo.

Eleonora e Vincenzo misero al mondo sei figli, due femmine e quattro maschi; un altro bambino morì prematuramente e tale evento segnò profondamente la donna, anche nel suo rapporto con il marito il quale, trovandosi fuori dalla corte al momento della disgrazia, non riuscì con le proprie parole a confortarla: «Io mi trovo sana del corpo ma dell’anima sconsolatissima» scriveva, mentre accanto a lei si trovava soltanto la suocera, con la quale i rapporti divennero  sempre più stretti.

Eleonora era dotata di un raffinatissimo gusto del bello, per questo fu sempre sensibile al richiamo dell’arte: si rivolgeva a Venezia per avere le sete, le porcellane, le lane più pregiate; nel maggio 1592 ringraziava con una lettera il consorte che le aveva promesso di procurarle il dipinto di Andrea del Sarto che avrebbe voluto nel suo camerino. 

In altre parole, la giovane Medici trovò nella cultura la consolazione ai tradimenti del coniuge e agli altri dolori subiti. Eleonora, intelligente e dai gusti raffinati, era cresciuta respirando arte nel palazzo dei nonni paterni Cosimo I e Eleonora di Toledo, che avevano dato tanto impulso alla cultura rinnovando i fasti del Rinascimento. Fu per lei naturale trasferire l’amore per il bello, la danza, il bel canto e la poesia nella nuova corte mantovana; ricordiamo come fondamentale fu il suo contributo allo sviluppo del melodramma, passione esportata direttamente dall’amata Firenze grazie ai componimenti di Claudio Monteverdi. Inoltre, promise protezione a vita a Torquato Tasso e mantenne la parola data: più di una volta il poeta le scrisse per ricevere benevolenza e denaro e mai Eleonora glieli negò. 

ELEONORA DE MEDICI GONZAGA .202’.02.25-04

Nella corte Gonzaga, Eleonora riuscì a mantenere in pugno la situazione, pur soffrendo dei tradimenti del marito che tanto le ricordavano quelli subiti dalla madre a opera del padre.

Per di più, ella era una donna abile e quando le casse dello Stato cominciarono a risentire dell’esagerata prodigalità e degli sperperi di Vincenzo – che passava di festa in festa e «si faceva marito a tante donne» (ebbe tra l’altro tre figli naturali), dimostrandosi tutt’altro che attento all’interesse dello Stato – Eleonora cominciò a occuparsi personalmente delle finanze ducali. Il 27 giugno 1599 lasciò Mantova diretta a Firenze per assistere alle nozze della sorella Maria con re Enrico IV: accompagnò poi gli sposi da Firenze a Marsiglia e non esitò a insistere fortemente presso la sorella per mettere il duca Vincenzo sotto la protezione del re di Francia. E durante le tre spedizioni di Vincenzo in Ungheria a soccorso delle armate imperiali (nel luglio 1595, nel luglio 1597 e nel luglio 1601) fu Eleonora a reggere il governo della città.

Ma, nel febbraio 1611, la duchessa fu improvvisamente colpita da un attacco apoplettico: «si levò la mattina con uno sconcio storcimento della bocca verso l’orecchia destra, in guisa che non potea favellare che fosse intesa, ne mangiare se non malagevolmente» scrisse il Donesmondi.

In città, furono sospesi i festeggiamenti per il carnevale mentre la donna veniva portata a Cavriana, nella speranza che un cambiamento d’aria le potesse giovare. Durante il periodo quaresimale Vincenzo fece cantare ogni venerdì una messa in S. Andrea e offrì alla chiesa doni di gran valore. Ma la guarigione non venne.

E  proprio a Cavriana, Eleonora morì nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1611, mentre il duca Vincenzo si trovava in Monferrato.

Per celebrare i funerali si aspettò il suo ritorno: fu sepolta l’8 ottobre nei sotterranei della chiesa di S. Andrea.

In suo onore furono recitate alcune orazioni e il Tasso non fu l’unico poeta che la lodò.

La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga (o anche La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità) di Pieter Paul Rubens , Palazzo Ducale di Mantova

La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga (o anche La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità) di Pieter Paul Rubens , Palazzo Ducale di Mantova

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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