Un sogno chiamato America

di Simone Borri

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AUCKLAND, 21 febbraio 2021.
Io c’ero nel 1983, quando Azzurra di Agnelli, dell’Aga Khan, di Cino Ricci e Mauro Pellaschier arrivò ad un passo dal sogno, portando per la prima volta la sfida italiana a Newport, Rhode Island. Si arresero soltanto ad Australia 2, destinata alla leggenda per aver portato per la prima volta via dall’America la Coppa America.
Io c’ero nel 1992 a San Diego, quando il Moro di Venezia di Raul Gardini e Paul Cayard portò il sogno un passo più avanti, sfidando gli americani di America Cube che si erano ripresi la Coppa, dopo aver sconfitto in finale di Vuitton Cup (il challenge round degli sfidanti) gli imbattibili neozelandesi. Persero soltanto per la desuetudine a quei grandi appuntamenti, e per il fatto che gli USA non avrebbero accettato di veder ripartire subito la Coppa.
Io c’ero nel 2000 ad Auckland, quando Luna Rossa scese dal cielo la prima volta, vinse anche lei la Vuitton e andò a giocarsi di nuovo la gloria contro New Zealand, ma stavolta in finale. Il fuoriclasse Russell Coutts ed un po’ di stanchezza mentale fermarono nuovamente il sogno italiano ad un passo dall’avverarsi.
Per tutti questi anni, il team Prada ha metabolizzato la sconfitta nel modo migliore, da sportivi di razza. Ha riportato la sfida italiana dovunque si corresse, con qualunque tipo di imbarcazione, aspettando il proprio momento mentre si compiva la parabola di Alinghi e dei catamarani.
Fino a stanotte. Battere gli inglesi in mare è sempre impegnativo, come sanno bene le marinerie di tutto il mondo, dai tempi di Trafalgar.
Luna Rossa c’è riuscita, con un 7 – 1 che non ammette repliche, se non quelle che per la terza volta New Zealand cercherà di opporle nel round finale di questa America’s Cup.
Comunque vada a finire, grazie a Miuccia Prada e Fabrizio Bertelli, per aver tenuto alto il miglior nome dell’Italia, per troppo tempo dimentica di essere abitata da un popolo di marinai, quando non perdono tempo a fare i buffoni e gli opportunisti.
Grazie a Vasco Vascotto, triestino che i suoi concittadini hanno soprannominato affettuosamente il “mona” e che nel momento più splendido della sua carriera sta facendo fare la figura del mona a tutto il mondo. E grazie a tutti i suoi compagni marinai di lungo e glorioso corso.
Grazie anche a chi non c’è più, da Agnelli a Gardini. Qualcuno dice che erano dei filibustieri. I nostri amici inglesi misero un filibustiere a capo della Royal Navy, Francis Drake, e sappiamo che l’Invencible Armada ancora cerca la strada per tornare a casa.
Nella notte italiana torna a brillare una Luna Rossa. E questo ci appaga e ci ripaga di tante cose.
Io ci sarò.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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