Si può dare di più. Occhei?

di Simone Borri

CesarePrandelli210207-001

La voce più ricorrente dopo Fiorentina – Inter è: contro questa squadra non potevamo fare di più. Il giustificazionismo ad ogni costo a volte fa incavolare più di qualsiasi reazione a caldo. Dopo una partita così, la nostra simpatia va a quei tifosi che escono dallo stadio bestemmiando (almeno virtualmente, visto che di un ritorno di esseri umani sugli spalti ancora non se ne parla, qualunque sia il governo nei prossimi mesi).

Buona squadra l’Inter, soprattutto nelle giornate in cui il suo allenatore fa pace con il suo parrucchino e quello che c’è sotto. Siamo lontani ancora dalla Grande Inter di Moratti padre ed Herrera, ma insomma l’Inter di venerdi sera è un osso duro per tutti. La riteniamo tra l’altro (insieme a quella del match di andata) più veritiera rispetto all’altra che era venuta qui a ciabattare in Coppa Italia.

Ma è la Fiorentina che rende il test meno probante. Regolata dall’Inter con una facilità disarmante. Sono i tifosi viola non ancora abituati a questo inesorabile «non si può fare di più» quelli che hanno ragione di bestemmiare. Questa rassegnazione a prescindere ed in partenza proprio non va e non deve andare giù. A leggere il roster d’avvio della squadra viola non ci si entusiasma, ma nemmeno è legittimo deprimersi come chi si è messo al televisore convinto che «stasera ne buschiamo». E’ una formazione, quella messa in campo da Prandelli, che dovrebbe fare una figura dignitosa e perché no, almeno un punto, come riusciva a certe Fiorentine degli anni settanta che rimandavano indietro spesso e volentieri gli squadroni di allora lasciando ai loro tifosi l’onore e l’onere delle madonne a fine gara.

La formazione viola, ripetiamo, non sarà quella che può vincere il sondaggio sulla Fiorentina ideale di tutti i tempi, ma non ha poi tanto di meno rispetto ad altre squadre che hanno costretto questa stessa Inter a più miti consigli dall’inizio del campionato. Magari c’è da riflettere sul perché si senta così tanto l’assenza dello squalificato Milenkovic, la cui testa appare di partita in partita sempre più lontana da qui. E sul perché Pezzella le pezze non ce le metta più lasciando tutto nelle mani del drago Dragowski. E via discorrendo su singoli che giocano tutti a corrente alternata.

Il fatto è che qui si parte sempre rassegnati, prestazioni di quei singoli a parte. Sta prendendo piede una modalità del tifo millennial secondo la quale è inutile giocare fintanto che «Nardella non ci fa fare lo stadio» o «i politici e i poteri forti cittadini non lasciano fare a Rocco quello che vuole».

Siamo stati per ventiquattro ore in assoluta euforia perché a Bagno a Ripoli è stata posta la prima pietra del centro sportivo. Questi sembrano ormai gli eventi e i risultati che interessano a certa tifoseria, che ha l’unica scusante di non ricordarsi appunto di certe Fiorentine che si allenavano ai Campini e la domenica, forti o no, le suonavano alle strisciate tra le mura del vecchio (già allora) Comunale.

Lasciando perdere certi paragoni con altre prime pietre posate durante una certa epoca in cui l’evento veniva reclamizzato con altrettanta enfasi, ci permettiamo di ribadire il nostro convincimento secondo cui: 1) la prima pietra non serve a niente, se per veder posare la seconda bisognerà aspettare gli anni che ci vogliono a Firenze e dintorni per veder realizzare una qualsiasi opera pubblica 2) l’ultima pietra secondo questi ritmi sarà posata quando saremo tutti passati a miglior vita 3) centro sportivo e stadio nuovo non fanno punti, con buona pace dell’attuale allenatore della Fiorentina che affermò il contrario in una precedente esperienza su questa panchina.

Si è appena chiusa una sessione di mercato che ha portato a Firenze un oggetto discretamente misterioso (e ci sia consentito dire: inquietante la sua parte) come il russo Kokorin, e che ha lasciato la squadra intatta, dimostrando il sovrano menefreghismo della proprietà e dello staff. Confermata la squadra che, ribadiamo, sulla carta non dovrebbe essere inferiore a tante altre, ma che continua a scendere in campo con un atteggiamento da dopolavoro, anche se la mano del nuovo mister si comincia un po’ a sentire.

Non abbiamo tempo di aspettare gli introiti e gli investimenti che seguiranno ad un nuovo stadio che né noi tifosi né l’attuale proprietario (ma gli auguriamo ovviamente il contrario) vedremo mai ultimato in questa vita. Per rivedere una Fiorentina non diciamo forte, ma almeno decente, dobbiamo aspettare la posa di tutte le pietre di tutti gli impianti?

Fino ad allora mr. Rocco Commisso da Saddle River, New Jersey, ha intenzione di posare anche qualche pietra nelle fondamenta di una Fiorentina che torni ad essere non diciamo vanto e gloria di Firenze, ma almeno suo decoro? O il nostro schedule è piuttosto quello dei New York Cosmos?

Vorremmo rivedere prima o poi una squadra viola che contro l’altra squadra, qualsiasi altra squadra, può giocarsela e non frignare nel post partita che «non poteva fare di più».

Occhei?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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