Quando le parole non servono

di Barbara Chiarini e Simone Borri

Charlie Chaplin ed il piccolo Jackie Cougar nel film "Il monello"

Charlie Chaplin ed il piccolo Jackie Cougar nel film “Il monello”

«La vita è una tragedia se vista in primo piano, ma è una commedia se vista in campo lungo»

(Sir Charles Spenser Chaplin) 

Chiunque tra noi abbia visto anche una volta soltanto un tale indossare una bombetta stretta, una giacca troppo piccola, baffetti, pantaloni  larghi ed un bastone che rotea continuamente, non può non avere rivolto il proprio pensiero ad una delle figure più famose, amate e influenti del cinema americano: Charlot. 

Ebbene, quella straordinaria maschera muta, fu ideata da uno dei più grandi attori di tutti i tempi: Sir Charles Spenser Chaplin detto Charlie (Londra, 16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey, 25 dicembre 1977).

E come ciò accadde è davvero tanto casuale quanto geniale allo stesso tempo. 

CharlieChaplin200204-002Deluso dall’insuccesso del suo primo film prodotto per la Keystone,  dal titolo Per guadagnarsi la Vita – pellicola in cui impersonava un aspirante giornalista a caccia di scoop -, Charlie entrò nei camerini degli Studio e si mise a raccogliere da terra alcuni indumenti dei suoi colleghi, mettendoli insieme a casaccio, badando solo ai contrasti, indumenti usati, presi da altri costumi di scena: pantaloni troppo larghi e malridotti, giacchetta striminzita, scarpe enormi e indossate con il piede sbagliato per non perderle, bombetta, baffetti ritagliati da altri baffi e bastoncino. Un’ultima aggiunta: quella che sarà la tipica andatura del personaggio, nata da un ricordo del vecchio stalliere Rummy Binks, omino pieno di dolori, costretto a camminare dondolandosi appunto come farà molto dopo e per sempre Charlot. Il bambino Charles lo imitava continuamente e la madre e gli altri non riuscivano a trattenere le risate. 

Chaplin avrebbe precisato in seguito che le decisioni di quel pomeriggio non erano state per niente offerte dal caso ma ci aveva pensato assai mentre andava verso il magazzino e proprio per questo, dal momento in cui era entrato in scena, il personaggio era già nato. 

E noi ci possiamo credere, un guizzo di vivacità inventiva, di creatività mista ad intelligenza ed intuito: Charlot, il personaggio immaginario più originale di tutti i tempi! 

E Charlot, si presentò per la prima volta sulle scene il 7 febbraio 1914, nella pellicola cinematografica  Kid auto races in Venice.

CharlieChaplin200204-004Il film, che durava non più di 6 minuti, metteva in scena una gara automobilistica ma, ad intralciare la ripresa, ecco che compariva nell’inquadratura questo strano ometto: il bastone, la buffa camminata, la bombetta ben calzata sulla testa ed un’unica intenzione nella mente: quella di volere essere ripreso dalla telecamera. Ecco che Charlot si mette continuamente in primo piano, scacciato ritorna, con mille astuzie riesce a fare disperare l’operatore ed anche un poliziotto. In principio, la sua insistenza genera disappunto e fastidio anche tra la folla, spettatrice della gara: ma egli resta concentrato il quel suo unico e futile scopo; rischia addirittura di venire investito dalle auto che sfrecciano via veloci.

Poco alla volta, però, l’atteggiamento del pubblico cambia: sono in molti ad essere distratti dalle sue gag e qualcuno accenna addirittura ad un sorriso. Poi, i più, iniziano a ridere sinceramente divertiti di fronte a quel piccolo uomo buffo che cerca, con tutta la sua volontà, di riuscire ad assumere un atteggiamento da gentleman (sebbene gli abiti improbabili lo smentiscano), mentre viene più volte spintonato dal cameraman che intende assolutamente continuare a filmare l’evento automobilistico.

Forse non lo ricorderete, ma ciò che più sorprende è la spontaneità con cui avviene l’intera scena: ed infatti, questa sequenza venne realmente girata durante l’evento annuale del Pushmobile Parade l’11 gennaio 1914, in circa quarantacinque minuti! Nessuna finzione dunque, le reazioni del pubblico erano assolutamente autentiche! E quelle stesse riprese furono poi inserite nella nuova pellicola di lancio.

Da allora, in ventidue anni (tanto visse il personaggio di  Charlot), furono ben pochi gli altri aggiustamenti apportati: «un miracolo – dissero in molti -, un’epifania subito vincente, nata dall’istinto di un giovane artista che  già era piuttosto noto nel teatro del Music Hall!»

Ma Charlot, il Vagabondo ( cosi come lo chiameranno nelle terre anglofone) fu molto di più. Egli fu l’eterna allegoria e la sintesi con il suo stesso ideatore, una riproduzione, una perpetua pantomima della propria creatività dove confluirono i più svariati intrecci: dalle esperienze pesanti e dolorose vissute nell’infanzia, fino all’abbandono ed alla solitudine, fantasmi mai vinti che rimasero con Chaplin per l’intera sua vita e trovarono in Charlot una geniale sublimazione.

A proposito della sua celeberrima creatura egli stesso ebbe a dire: «Quel modo di vestire mi aiuta a esprimere la mia concezione dell’uomo medio, dell’uomo comune, la concezione di quasi tutti gli uomini, di me stesso. La bombetta troppo piccola rappresenta lo sforzo accanito per poter apparire dignitoso. I baffi esprimono vanità. La giacca abbottonata stretta, il bastoncino e tutto il comportamento del vagabondo rivelano il desiderio di assumere un’aria galante, ardita, disinvolta. Egli cerca di affrontare coraggiosamente il mondo, di andare avanti a forza di bluff: e di questo è consapevole. Ne è così consapevole che riesce a ridere di se stesso e anche a commiserarsi un po’».

E mai altra definizione sarà cosi calzante!

Per le sue molteplici discordanze (da uomo a bambino), per l’impudenza del suo narcisismo quasi infantile per il suo stile tanto disomogeneo da fargli guadagnare degnamente l’appellativo di The Tramp (il monello senza patria) ma, soprattutto per il suo modo di comportarsi in ogni frangente, Charlot divenne, nel giro di pochi anni, il  beniamino del pubblico e tale rimase fino a che non fu spodestato dall’arrivo del cinema sonoro. 

CharlieChaplin200204-003Tra il 1914 ed il 1940, Chaplin recitò in 35 comiche ed in ben 5 film, modificando ed innalzando l’arte del mimo e della pantomima: senza mai pronunciare una parola, Charlot fu cameriere, ballerino di tango, pugile, pittore, facchino, panettiere, gagà, innamorato ed una volta divenuto un beniamino del pubblico fu pure marinaio, soldato, pompiere, pattinatore, usuraio, evaso, emigrante e tanto altro ancora.

Soprattutto, egli seppe affermare la sua figura, fiera e patetica, stracciona e dignitosa, quale l’emblema dell’uomo qualunque del suo tempo, di quegli ormai lontani anni Venti e Trenta. 

Sono trascorsi più di cento anni da allora ma nessuno riesce a dimenticare quella vecchia comicità tipica del personaggio: è entrato nei cuori di tutti e, di generazione in generazione, lì è rimasto per sempre divenendo non soltanto un’icona della storia del cinema, bensì una delle principali fonti d’ispirazione per tutti i più grandi Maestri del Sorriso, simbolo sempre attuale di un’umanità che mantiene inalterati molti dei suoi pregi e anche molti dei suoi difetti!

"Tempi moderni"

“Tempi moderni”

Tempi moderni uscì in Italia il 5 febbraio 1936. E’ considerato a buon diritto il capolavoro di Charlie Chaplin, quello in cui la sua comicità così venata di realismo e tristezza raggiunge l’apice.

Chaplin ne scrisse personalmente la colonna sonora. E’ uno dei brani più famosi dell’intera storia del cinema, per non dire della musica moderna. Smile, sorridi, perché il futuro è radioso.

Nel 1954 vi furono aggiunte le parole, e la canzone fu affidata alla voce per eccellenza, in quel momento quella del leggendario Nat King Cole. E’ sua l’interpretazione – poi ripresa 40 anni dopo dalla figlia Natalie nel suo struggente e nostalgico album Unforgettable…. with love – che vi proponiamo come brano del giorno.

Le parole a Charlot non servivano. Questa musica, sì.

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