Perché Firenze non riesce più a osare?

di Barbara Chiarini

Firenze, lo stadio Artemio Franchi, veduta aerea

Firenze, lo stadio Artemio Franchi, veduta aerea

Magari sarà soltanto un mio pensiero, forse anche sbagliato. Ma oggi sento proprio il bisogno di dire la mia! E sono convinta che se Pier Luigi Nervi fosse stato ancora vivo, sarebbe stato lui stesso il primo a stupirsi dei veti e degli intralci che i muri della  burocrazia riescono a edificare … E pensare che poi, tutto è volto unicamente ad impedire che il suo stadio, quello da lui progettato e costruito quasi cento anni fa, possa restare una meraviglia al passo col tempo. 

Penso a queste cose quando leggo della mostra che la Manifattura Tabacchi ha dedicato a questo architetto che fra gli anni ’30 e gli anni ’70 seppe lasciare il suo segno nello skyline del mondo. 

Ma chi era Pier Luigi Nervi? Io vi risponderei subito così: egli fu un innovatore avvenirista che seppe modellare e dare vita a grandi opere, mostrando grande maestria facendo uso del cemento armato, esattamente come  fece nella storia dell’arte Benvenuto Cellini con il bronzo, o il Canova con il marmo.

Pier Luigi Nervi (Sondrio, 21 giugno 1891 – Roma, 9 gennaio 1979)

Pier Luigi Nervi (Sondrio, 21 giugno 1891 – Roma, 9 gennaio 1979)

«Il cemento è il più bel materiale da costruzione che l’uomo abbia mai inventato», amava dire. Un progressista che se ne fregava delle burocrazie, guardando al bello e al funzionale come ideale primario: uno che rispondeva sempre pane al pane e vino al vino.

Ovvio che gli stadi siano fatti per essere stadi, e i musei per essere musei!

Nervi ebbe la fortuna di arrivare a Firenze in una stagione particolare. Perché per l’architettura e per lo sport, gli anni ‘30 furono gli anni del coraggio e della passione: il coraggio di chiamare a realizzare per lo stadio cittadino, un giovane architetto che aveva costruito sì bene la tribunetta dell’anello di atletica degli Assi Giglio Rosso sul viale dei Colli, ma che al momento non aveva realizzato niente di più. Eppure gli fu lasciata lo stesso carta bianca sul disegno!

Quindi …  coraggio e passione: la passione tutta fiorentina di un signore qual era il marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, allora presidente viola, che per realizzare lo stadio ci mise del suo e molto di più. Dapprima il pressing sul Ministero della Guerra per ottenere un terreno dentro la piazza d’Armi di Campo di Marte. Poi,  per spostare di notte i picchetti che delimitavano l’area messi dai tecnici del Ministero,  pur di disporre in tal modo di una superficie più ampia e adatta per uno stadio. Quindi,  nel sostituirsi in parte alle casse pubbliche che non ce la facevano a finanziare tutta l’opera, pagando con i propri mezzi un terzo del valore dello stadio!

Per trovare i soldi il marchese Ridolfi non esitò a vendere il castello di Verrazzano e la vigna di Vitigliano, che furono acquistati dall’allora proprietario de La Nazione, Egidio Favi. 

Firenze, Campo di Marte. Lo Stadio in costruzione, particolare della pensilina, 1931

Firenze, Campo di Marte. Lo Stadio in costruzione, particolare della pensilina, 1931

Il coraggio e la passione, appunto.  E il risultato fu un orgoglio per la città.

Nervi, plasmando il cemento come fosse pongo, realizzò una meraviglia non solamente fine a se stessa ma che risultò davvero funzionale alle esigenze del tempo, rispondendo a tutte le richieste che gli furono rivolte: gli chiesero di farci stare dentro una pista di 500 metri e lui disegnò le curve nel rispetto di tale misura. Gli chiesero anche di farci stare dentro un rettilineo per l’atletica di 220 metri, e lui, per tutta risposta, si inventò la forma a D. In ultimo ma non ultimo, gli dissero di non far assolutamente bagnare gli spettatori vip e lui, sopra la tribuna, realizzò la magia della pensilina che stava su da sola. Un atto così ardito che i carpentieri, dopo la gettata di cemento, non se la sentivano di togliere i sostegni!

È rimasta famosa la frase di un tecnico del Comune (anche se certamente ve l’avrò già raccontata in un altro articolo precedentemente) venuto a verificare i lavori, il quale affermava con convinzione: «Qui viene giù tutto, non può stare in piedi» .

E così il povero Nervi dovette personalmente disarmare e togliere i cunei di sostegno, mentre era circondato da un gruppo di gente che se ne stava lì davanti, ferma immobile, a bocca aperta!

Firenze, stadio Artemio Franchi, particolare della torre di Maratona

Firenze, stadio Artemio Franchi, particolare della torre di Maratona

Ecco, oggi, proprio come per la pensilina, alla quale un restauro tragico nel 1990 ha tolto ogni idea di meraviglia statica, molte di queste esigenze sono venute meno, mentre altre invece si sono rese più necessarie. Non c’è più la pista d’atletica e il calcio moderno chiede di essere visto da vicino, e inoltre si fa sempre piu impellente la necessità che nessuno si bagni più, stando a guardare il match.

Il tutto rispondendo sempre alla logica funzionale che gli stadi son nati per essere stadi e i musei per fare i musei!

Insomma, esigenze chiare a tutti tranne che ai burocrati della soprintendenza che, proprio come i carpentieri di Nervi, sembrano diffidare del futuro negando alla città la possibilità di un progetto che, dentro un canone di nuova bellezza, restituisca qualcosa di cui ha bisogno. Ritrosie che per primo avrebbe biasimato lo stesso Pier Luigi Nervi in persona, in quanto simbolo dell’evoluzionismo in architettura e uomo che rappresentò la continuità fra il grande passato artistico italiano e le esigenze del presente. 

Immagino già i commenti di qualche lettore, fermo sostenitore che a Firenze dalla nuova uscita degli Uffizi all’Alta Velocità, sono anni che non si riesce a fare niente di innovativo. 

E come dargli torto! Però, se ci pensate bene, questo non accade sempre: ad esempio, una risposta diversa paradossalmente la può dare proprio il luogo che ospita la mostra su Nervi. Anche la Manifattura Tabacchi fu realizzata negli anni ’30 su progetto di Pier Luigi Nervi. Lo dimostra la mini torre di Maratona costruita sopra i locali del dopolavoro che oggi ospitano il teatro Puccini. Dopo la sua chiusura per 20 anni si è discusso sul daffarsi e, ad un certo punto, c’era anche chi voleva buttare giù tutto. 

Oggi invece, grazie a una collaborazione intelligente fra pubblico e privato, l’intero spazio è rinato. Un piccolo pezzo di Firenze che, per idea del futuro, sembra quasi New York, in attesa dei nuovi lavori per appartamenti e uffici che daranno vita a un nuovo quartiere terzomillenario. Qui alle Cascine, coraggio e passione si sono fusi assieme in maniera plastica, facendo da propulsore alla rinascita. 

Ma cari concittadini e amici, siamo certi che sul nuovo stadio di Firenze si potrà dire altrimenti?

Firenze, l’Antica Manifattura Tabacchi

Firenze, l’Antica Manifattura Tabacchi

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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