La decima sconfitta

di Patrizia Iannicelli

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Dopo la disfatta rimediata al Franchi contro la corazzata Inter, giustificata dall’intero ambiente per il divario tecnico in campo e in panchina, per il bacino d’utenza, per il monte ingaggi e chi più ne ha più ne metta, noi aggiungiamo c’è modo e modo di arrendersi all’avversario superiore (resa senza condizioni e senza opposizione), il calendario per la Fiorentina sembra sulla carta alla portata. Si andranno ad affrontare la Sampdoria e l’Udinese fuori casa, nel mezzo la rivelazione neo promossa Spezia al Franchi.

La prima è la trasferta a Genova contro la Sampdoria, considerata l’ennesima sfida salvezza, come con le squadre che si affrontano di valore medio basso. La gara ci fa tornare indietro di qualche mese quando i blucerchiati all’andata riuscirono a fare bottino pieno al Franchi e uscirono fuori dalle sabbie mobili della zona retrocessione. La Fiorentina invece cominciava ad evidenziare le prime pecche di una squadra incompleta e fragile anche mentalmente.

Dopo il cambio alla guida tecnica, mister Prandelli ha da subito evidenziato l’obiettivo principale di arrivare alla salvezza, ha dato fiducia a determinati giocatori, si è visto anche qualche spunto di gioco. Con  la classifica deficitaria conta fare punti, non solo per risalire posizioni, ma anche per morale e autostima, questi i presupposti del pre-gara.

Con il forfait di Ribery (ancora una volta il francese con problemi fisici, ndr) e Amrabat per squalifica, si recupera Milenkovic , mister Prandelli parte con il modulo del 3-5-2, Dragowski tra i pali, Milenkovic, Pezzella (cap.), Martinez Quarta, Venuti, Castrovilli, Pulgar, Bonaventura, Kouame, Vlahovic.

I viola partono subito in avanti, si lotta a centrocampo, la difesa gigliata chiude gli spazi senza problemi, come sempre manca nell’ultimo passaggio in fase realizzativa. Alla mezz’ora dopo un buon avvio, come succede alla prima disattenzione si va in svantaggio, l’azione parte da un corner, pallone che arriva in area, incerti Vlahovic e Dragowski, che lasciano passare il pallone in rete, goal del dieci doriano Keita Balde.

Pronta e immediata la reazione degli ospiti che al trentasettesimo trovano il pareggio con Vlahovic, goal rocambolesco partito da  una punizione battuta da Pulgar, il portiere Audero si supera con una grande parata che non trattiene, Vlahovic recupera e mette in rete, il portiere arriva sul pallone ma dentro la linea di porta. Breve consulto al Var per verificare qualche irregolarità in area dell’attaccante viola, ma dopo pochi secondi il goal è convalidato.

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Dopo un minuto di recupero si va all’intervallo. Nella ripresa ancora buoni spunti degli ospiti, due buone occasioni, un palo di Quarta, anche se viene fischiato un fuorigioco, tiro di Bonaventura di poco fuori. I padroni rispondono con Keita, pallone sull’esterno della rete, poi Pezzella in area salva su un tiro di ancora di Keita. Al settantaduesimo il raddoppio della Sampdoria, tiro di Quagliarella su assist di Candreva dalla destra, i due neo entrati dalla panchina, con una leggera deviazione di Pezzella. Una beffa per i viola.

All’ottantatreesimo doppio cambio (il primo, ndr), escono Venuti e Pezzella per Malcuit e Callejon. Il forcing finale è tutto viola che cerca il pari, le conclusioni di Callejon e Vlahovic sono respinte, l’ultima occasione sfortunata con un tiro di Biraghi che viene parato da Colley sulla linea. Dopo cinque minuti di recupero il triplice fischio finale.

Un momento difficile per la Fiorentina che avrebbe meritato per quello visto in campo almeno un pari, anche se le problematiche sono da ricercare nei soliti errori che rimarchiamo da settimane, errori difensivi e mancanza di concretizzare le azioni da rete. Il mercato invernale, chiamato di riparazione, perché dovrebbe rinforzare le squadre che mostrano lacune tecniche e individuali, non ha dato i giusti supporti di giocatori pronti e funzionali. In questo momento non ha importanza parlare dei singoli ( un plauso al giovane Vlahovic, all’ottavo goal), i più o meno della gara lasciano il tempo che trovano.

La riflessione che balza agli occhi è l’intero organico che mostra diverse carenze e che non ha alternative con le seconde linee, tanto che il mister che indicava come fondamentali i cinque cambi, ne utilizza solo due e quasi al termine della gara. La mancanza di Ribery si nota in ogni gara, anche perché non trova un sostituto di ruolo, cosi come si parla da tempo di un attaccante di spessore da affiancare al giovane serbo che ha sulle spalle tutto il reparto offensivo, il nuovo arrivato Kokorin potrà servire in futuro (visto il contratto di tre anni e mezzo, ndr), ma era necessario un profilo di giocatore pronto nell’immediato.

Insomma una squadra che doveva essere rafforzata, con tutte le giustificazioni del caso, compresa la dea Eupalla che ormai quando vede viola gira il suo sguardo benevolo da altra parte, incassa la sua decima umiliante sconfitta. Un campionato che ad oggi porta solo numeri negativi, 22 goal fatti (solo il Parma ha fatto peggio con 14, ndr), 35 goal subiti, una delle difese più perforate, con appunto 10 sconfitte, 5 vittorie e 7 pareggi, quindicesima in classifica, 4 anni senza coppe europee, dall’inizio dell’anno su 5 gare 1 vittoria. Se la matematica non è un’opinione, sarebbe il caso di riflettere, perché quello che conta davvero, sono e restano i numeri.

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