In ricordo di Franco Zeffirelli

di Barbara Chiarini

Franco Zeffirelli (Firenze, 12 febbraio 1923 – Roma, 15 giugno 2019)

Franco Zeffirelli (Firenze, 12 febbraio 1923 – Roma, 15 giugno 2019)

Un altro grande connazionale che ha conquistato la statura di un gigante dell’arte cinematografica, e non solo, sulla scena mondiale, lasciando opere cinematografiche affascinanti che si ricordano e si rivedono sempre con piacere e che sono rimaste nella storia della cinematografia mondiale, la maggior parte delle quali prodotta con capitali, attori, e musicisti stranieri, il che denota la internazionalità di un regista.

Stiamo ovviamente parlando di lui, Franco Zeffirelli.

Franco era nato a Firenze il 12 febbraio 1923, a seguito di una relazione extra-matrimoniale che la madre, la giovane sarta Alaide Garosi Cipriani, aveva avuto con il commerciante di tessuti Ottorino Corsi, originario di Vinci, sposato con un’altra donna; lei era sposata con un avvocato vecchio e malato, e divenne vedova durante la gravidanza mai nascosta.

Il padre naturale lo riconobbe dopo 19 anni, e Zeffirelli ebbe una infanzia tribolata anche per la morte prematura della madre, la quale, non potendolo registrare con il cognome dell’effettivo genitore, fu costretta a fargli assumere un cognome inventato; all’epoca era usanza attribuire ai bimbi nati fuori del matrimonio un cognome inventato, e quando il bimbo venne registrato era il giorno in cui il cognome doveva iniziare con la “Z” e la madre aveva scelto Zeffiretti, derivante da un’area dell’ Idomeneo di Mozart che alla giovane piaceva tanto; ma l’impiegato dell’Anagrafe sbagliò e sostituì le due “tt” con due “ll” trasformandolo in Zeffirelli.

Tanto ricordava lo stesso regista in una delle memorie della sua vita, intensa e ricca di soddisfazioni e successi, per i numerosi film, le numerose regie di tragedie e di opere liriche, tutte di altissimo livello.

La madre morì quando era ancora bambino, e venne allevato da una zia e da una governante inglese che gli trasmisero l’amore per William Shakespeare, le cui opere lo seguirono per tutta la vita, e molte vennero messe in scena da lui.

Dopo la guerra, studiò all’Accademia di Belle Arti e alla Facoltà di Architettura; nel 1946 si trasferì nella capitale entrando a far parte di un gruppo teatrale nel mentre  proseguiva gli studi. Era cattolico e dichiaratamente omosessuale, ma non apprezzava il movimento gay perché per Zeffirelli «l’omosessuale non era uno che sculettava e si truccava: era la Grecia, Era Roma, era una virilità creativa». 

Franco Zeffirelli insieme a Luchino Visconti

Franco Zeffirelli insieme a Luchino Visconti

Aveva avuto un lungo e travagliato rapporto con Luchino Visconti, dichiaratamente bisessuale, con il quale convisse per diversi anni a Roma nella villa di Luchino sulla Via Salaria. Aveva anche adottato due figli, Pippo e Luciano, ai quali aveva dato subito il suo cognome, amandoli come un  vero padre e riversando su di essi quell’amore che gli era mancato quando da piccolo.

L’incontro con Luchino Visconti fu determinante e cambiò molto della sua vita; ne divenne assistente e lavorò al suo fianco per un decennio, e quell’esperienza lo spinse a cimentarsi con la regia, dapprima teatrale (nella quale ha lasciato celebri messe in scena di Romeo e Giulietta, Sabato, domenica e lunedì, Otello, La Signora delle camelie, affidate ad interpreti internazionali come, ad esempio, Laurence Olivier, Susan Strasberg, Alec Mc-Cowen) e poi cinematografica.

Franco Zeffirelli era un uomo di portata internazionale, e lavorò con tantissimi artisti di tutti i paesi: basta leggere una delle sue tante biografie per comprenderne le doti e la internazionalità che lo distinguevano, con una incredibile lista di produttori, sceneggiatori, attori, e musicisti, solo alcuni di essi nazionali.

Nel corso della sua vita ebbe la capacita di riuscire a spaziare in tutti i campi dell’arte: dal teatro classico, alle opere liriche, financo alle opere televisive e cinematografiche, realizzando capolavori di grande intensità.

Zeffirelli era convinto che qualsiasi spettacolo dovesse tendere alla perfezione figurativa e stilistica, ma senza cadere nell’estetismo fine a se stesso. Questo è uno dei motivi per i quali è stato uno dei registi più ricercati a livello internazionale, e diresse e lavorò con artisti eccelsi in tutti i campi, dalla lirica, alla musica, per non parlare degli attori delle sue opere teatrali e cinematografiche.

I maggiori teatri del mondo hanno messo in scena le sue opere, dal Covent Garden di Londra, al Metropolitan di New York, Al Bolshoi di Mosca, al National Theatre di Tokyo e, ovviamente, in tutti i nostri grandi Teatri e Arene, tra le quali quella di Verona.

Franco Zeffirelli insieme a Maria Callas

Franco Zeffirelli insieme a Maria Callas

Non si contano le opere cinematografiche, nelle quali talvolta ha ripetuto, ovviamente con tecnica diversa, qualcuna messa in scena sui palchi teatrali, ma anche tante altre tratte dalla letteratura classica, o dai Vangeli, o dalla vita dei Santi. Come non ricordare, ad esempio, capolavori come La bisbetica domata, Romeo e Giulietta, Fratello Sole e Sorella Luna, Gesù di Nazareth, Il campione o Storia di una capinera ?

Non c’è stato premio, nazionale o internazionale, che non abbia vinto o per il quale non abbia ricevuto candidature o nominations.

Personalmente mi sono rimaste impresse due opere cinematografiche: la prima è Fratello Sole Sorella Luna, del 1972 dedicata a San Francesco e Santa Chiara, film affascinante anche per la celebre colonna sonora di Riz Ortolani, dedicato alla pazzia del Giullare di Dio.

Immagine tratta dal film “Il Campione “

Immagine tratta dal film “Il Campione “

La seconda è Il campione – The Champ del 1979, una struggente storia dell’amore tra il papà stalliere, ex pugile e il suo figlioletto che gli è stato affidato dopo la separazione dalla moglie; un bimbo che stravede per il papà, il suo eroe, dal quale non vorrebbe mai separarsi; ma purtroppo durante un ultimo match di boxe il papà perde la vita per una emorragia  cerebrale; il distacco tra il padre morente e il piccolo disperato è una delle scene più toccanti della filmografia di tutti i tempi, una sequenza struggente, degna del genio del grandissimo autore scomparso ormai da due anni , che riuscì a rendere memorabile il dolore di un piccolo attore.

Ciao Franco, ovunque tu sia spero ti sia stato  gradito il nostro ricordo!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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