Politicamente imbecilli

di Simone Borri

RadioLondra201110-003

Parla Londra. Trasmissione destinata alle forze combattenti nelle zone occupate.

Alcuni messaggi in codice:

Impfstof macht frei (il vaccino rende liberi)

Bell’Abissina, aspetta e spera che cottura si avvicina

Vittoria, vittoria ad ogni costo, vittoria malgrado ogni terrore, vittoria per quanto lunga ed aspra possa essere la via; perché senza vittoria non sopravviveremo.

(W. Churchill)

Difendete il pensiero ch’essi minacciano, la Bellezza ch’essi oltraggiano! Verrà un giorno ch’essi tenteranno di ardere i libri, di spezzare le statue, di lacerare le tele. Difendete l’antica liberale opera dei vostri maestri e quella futura dei vostri discepoli, contro la rabbia degli schiavi ubriachi. Non disperate, essendo pochi.

(G. D’Annunzio)

Harold Stevens, il colonnello Buonasera

Harold Stevens, il colonnello Buonasera

Buongiorno italiani, è il vostro colonnello Stevens che vi parla da Londra. Sembra che a breve non avrete più un governo. Non che finora ne aveste uno, almeno in senso lato. C’era un esecutivo, insediato dal presidente della repubblica qualche tempo fa previa fiducia del parlamento (uno degli ultimi atti prima che questo si rendesse latitante a causa del Covid). Ma dire che questo esecutivo abbia effettivamente governato, in pace o in guerra, ne converrete che sarebbe un’eresia.

«il governo – diceva Tom Paine di cui ricorreva uno degli anniversari nei giorni scorsi – nella migliore ipotesi, non è che un male necessario; nella peggiore, un male intollerabile». Diciamo pure che voi italiani avete una soglia di tolleranza altissima. Inversamente proporzionale peraltro ai risultati delle vostre politiche, o del tasso di crescita del PIL.

Il governo di Giuseppe Conte è diventato un male intollerabile perfino per chi ne fa parte. Come Matteo Renzi, che ha dimostrato abbondantemente a suo tempo di non essere un uomo di governo, nemmeno per le galline in un pollaio. Ma di essere tuttavia bravissimo a far governare gli altri peggio di lui.

Philadelphia, 4 luglio 1776

E adesso la parola passa di nuovo al Quirinale, e i nodi di una democrazia incompiuta come quella che vi ha assicurato per 70 anni la vostra Costituzione si preparano a tornare al pettine. Nella settimana in cui si registra l’assalto dello Sciamano al Campidoglio americano (quello romano, com’è noto, si prepara a vivere l’ultimo semestre di Virginia Raggi sindaco di Roma), si discute molto sulla democrazia di qua e li là dell’Atlantico. Molti si scoprono discepoli di Tocqueville e discettano sul significato di una protesta di popolo che peraltro è perfettamente nelle corde e nelle tradizioni degli americani stessi.

La prima fu nel 1773, è passata alla storia come Boston Tea Party e fu tutt’altro che un tè delle cinque per il governo di allora, quello coloniale britannico). L’abbiamo celebrata tutti, perfino noi inglesi, come la madre del nostro mondo moderno per oltre due secoli. Ma da quando sono le Hillary Clinton e le Nancy Pelosi (ed in prospettiva, Dio ce ne scampi, le Kamala Harris) a irreggimentare il vecchio spirito dell’american way of life, le corde di oltre oceano suonano diversamente, anche perché laggiù quasi tutti i media sono schierati da parte democratica, un po’ come del resto da voi in Italia. Cosicché, i politically correct, secondo cui Donald Trump è una via di mezzo tra il secessionista Jefferson Davis ed il Nixon del Watergate, pur non essendo tantissimi si fanno ascoltare di più. Perché possono permettersi di sbraitare a voce alta, amplificata da Washington Post, CNN e compagnia cantante.

SciamanoJakeAngeli210114-001

Jake Angeli, lo Sciamano

In Italia si fa un gran parlare dell’assalto a Capitol Hill da parte dell’ultimo Sciamano. Al di là delle facili ironie, c’è da chiedersi – e dovreste chiedervi voi per primi – se abbia più senso per un regime democratico un tizio vestito da sakem dei pellirosse (si può dire?) che entra – non si sa come, visto che è il palazzo più pesantemente e letalmente sorvegliato del mondo – nel Senato americano, oppure un anziano signore che se ne sta chiuso nel palazzo che una volta apparteneva al Papa Re e che con metodi non dissimili da quello continua a scegliere lui i governi che vi ritrovate voi sulla testa.

Il politicamente corretto ci seppellirà. Ne abbiamo avute diverse prove in questi ultimi giorni. Qui in Inghilterra siamo alle prese con la variante nostrana del Covid, che non alza di un solo centesimo di grado la pericolosità del virus in Europa e nel mondo ma che in compenso alza o abbassa tutti gli indici di borsa, come auspicava chi ha avuto la Brexit in gran dispetto e vorrebbe tanto farla rimangiare alla perfida Albione. Non sono più i tempi di Horatio Nelson, che rovesciò il banco a Napoleone e impose la Euroexit, il blobbo navale all’intero continente con la flotta britannica. Sono piuttosto quelli, ben più miseri, che lamentava il compianto John Le Carre, quando parlava dei suoi ormai flebili legami con un paese di origine ormai governato da gente senza spina dorsale. Ci fosse stata Margaret Thatcher a gestire questa crisi Oltremanica, il Covid sarebbe scappato a nuoto facendo caì caì!!!! Ne siamo oltremodo sicuri. Boris Johnson fa il Trump che prende le distanze da Trump, Albione non è più perfida ma ridicola, e meno male che le ricchezze del Commonwealth le assicurano provviste per un bel po’ di tempo. Finche almeno Astra Zeneca non comincerà a mettere sul mercato il suo elisir di lunga vita.

APROECHIUDO219114-001Voi italiani avete altri problemi. La vostra solita e congenita sindrome da 8 settembre. Vaccini non testati, dosi insufficienti acquistate in ritardo e fidandosi di tempi e modi della insidiosa comunità europea, siringhe non adeguate, commissari che si fanno un vanto della loro incapacità a reti unificate. Eppure, c’è chi smonta di notte dal reparto ospedaliero e come prima cosa va a farsi vaccinare con un sorriso a 32 denti stampato in faccia, contenta/o come una Pasqua e dichiarando che «è un giorno felice» (applausi in studio). L’oca ha tutto il diritto di essere giuliva, almeno finché qualcuno non le tira il collo. Ma avremmo messo questi tizi a fronteggiare spagnola e asiatica di qualche tempo fa. All’epoca, chi faceva il proprio dovere rideva poco. Non ne aveva il tempo.

Ma il tempo cambia, e la morale comune si fa sempre più inutile ed ipocrita. A dire quello che ha detto Guzzini si rischia di dover cambiare anche mestiere, o addirittura di perderlo. Eppure è ciò che ci insegna la storia delle civiltà umane, va avanti chi sopravvive. Una storia che peraltro nessuno studia più, da molto tempo prima dei banchi a rotelle dell’Azzolina. Molto più affascinate e gratificante stare dietro al complottismo sui canali internet. Le Torri Gemelle le tirarono giù gli americani stessi d’accordo con gli alieni, e via discorrendo.

Molto più facile, nel caso specifico italiano ma non solo (pensate a quella volpe che voleva riscrivere La Marcia di Radetzky al Concerto di Capodanno a Vienna, perché nazista) ed alla portata di tutti ridurre fascismo e antifascismo ad una questione di marketing alimentare, iscrivendosi così ad un’ANPI virtuale a stare dentro la quale non si rischia nulla e si ottengono meriti che fanno curriculum.

LaMolisana210114-001La Molisana rischia di fare la fine di Guzzini pubblicizzando due dei suoi leggendari (e squisitissimi) prodotti. Le Abissine e le Tripoline esistono da quando abbiamo l’uso di ragione, ed un palato per gustarle. Ma il popolo del politically correct è in cerca di un nuovo capro espiatorio verso cui indirizzare la frustrazione per il fatto di non portare a casa più nulla di concreto. Gli operai è da mo’ che hanno smesso di votare per la sinistra (del resto, se volevano campare, era giocoforza), all’antifascismo di marca Twitter e Facebook (quello che può addirittura permettersi di oscurare un presidente degli Stati Uniti) resta solo il radicalismo chic e l’idiozia congenita. Sbaglia la Molisana – a nostro giudizio – a chiedere scusa pubblicamente, come del resto ha fatto Guzzini. Noi, che siamo estimatori della cucina e delle eccellenze italiane, continueremo a gustarci Abissine e Tripoline, alla faccia delle Compagne che strepitano. Come quella Boldrini che è separata da una Nancy Pelosi soltanto da un oceano troppo largo perché a una delle due venga voglia di traversarlo liberando almeno una delle due sponde da quell’isteria culturale che l’amministrazione Biden dovrebbe purtroppo riportare in auge a partire dal prossimo 20 gennaio.

SergioMattarella210114-001Siamo tutti in attesa, e in Occidente soltanto il vostro Renzi sembra avere le idee chiare su cosa fare. Quella baraonda che a lui riesce meglio che a tutti gli altri. Del resto, da quando l’altro Matteo, Salvini, ha ripiegato sui selfies con le fette di bresaola, l’unica speranza è che il sistema, il vostro sistema, affondi a causa delle proprie contraddizioni interne. La Lamorgese vuole togliere di nuovo dai documenti di identità dei minori le diciture padre e madre. Visto il modo come state preparando i vostri figli a diventare i futuri cittadini italiani, difficile darle torto. Già adesso molti adolescenti non sanno più chi è il babbo né la mamma. Non lo sanno nemmeno i cosiddetti adulti, ma nel caso loro è un altro discorso. La vostra crisi di governo è esistenziale, stavolta, ed ha molti genitori. Ma come sempre non avrà né babbo né mamma per definizione.

AshliBabbit210114-001

P.S. Per il balordo George Floyd si genuflesse tutto il mondo democratico dell’Occidente. Per questa donna qui sopra, Ashli Babbit, veterana dell’aviazione USA, non ci risulta che nessuno appartenente a quel mondo abbia fatto anche un solo cenno della testa. Such a shame…….

You’ve got your mother in a whirl

She’s not sure if you’re a boy or a girl

(Rebel rebel, David Bowie)

DavidBowie210114-001

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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