Napoli mille colori, viola tenebra

di Simone Borri

CesarePrandelli210118-001

Una immagine che si commenta da sola…..

Fu proprio Cesare Prandelli qualche anno fa durante la sua prima esperienza sulla panchina della Fiorentina a coniare il celebre aforisma secondo cui uno stadio nuovo e di proprietà vale almeno cinque punti in più per la squadra.

Chissà se il mister la pensa ancora così, chissà soprattutto se gli interessa ancora approfondire la questione. La sua seconda esperienza in viola, fortemente voluta per motivi prima di tutto sentimentali, si sta muovendo per linee decisamente divergenti rispetto alla prima. La Panchina d’Oro 2007 e 2008 stenta a ritrovare quel tocco magico che trasformava in Champion’s League tutto ciò che toccava. Adesso la storia è diversa. Per il secondo anno ed il terzo allenatore consecutivo la Fiorentina a gestione Commisso sembra ormai abbonata a qualcosa di meno ma in compenso di molto più angosciante del vivacchiare di dellavalliana memoria: la zona retrocessione sembra diventata il suo habitat naturale, e francamente dettagli come il restyling o la proprietà dello stadio in cui gioca sembrano lontani anni luce dal poter influire sulla vicenda che sta tenendo in ambasce tutti i tifosi, tanto per cambiare.

Per l’ennesima volta tuttavia pubblica amministrazione e proprietà viola si scornano pubblicamente sulla questione dello stadio, e per un paio di giorni Firenze si divide nuovamente tra Guelfi e Ghibellini. Una parte del tifo non sente ragioni, vuole uno stadio nuovo e più moderno a tutti i costi, e se la via più breve è tirare giù il vecchio Franchi e rifarlo in tutto o in parte, che sia. Senza nessuna pietà o sindrome di Stendhal per uno degli ultimi monumenti degni di questo nome aggiunti al landscape fiorentino. Con buona pace della buonanima dell’ing. Nervi e di tutti i suoi progetti, che nel 1931 fecero parlare dell’allora Stadio Giovanni Berta come di un gioiello che rinnovava la magia artistica e architettonica di Firenze, la capitale del genio applicato alle costruzioni.

L’altra parte – che magari non ha a cuore soltanto la Fiorentina ma anche tutti gli altri aspetti che fanno della nostra città quel luogo unico e irripetibile in cui ci si inorgoglisce ancora di essere nati o ci si dispera di non poter rimanere più a lungo venendo da fuori – si è sentita rincuorata a prescindere dalle simpatie politiche dalla decisione del ministro Franceschini di interdire qualsiasi intervento drastico sullo stadio intitolato ad Artemio Franchi poco dopo la sua scomparsa. Una delle ultime perle dell’arte fiorentina intitolata ad uno degli ultimi grandi fiorentini.

Il Franchi – grazie a Dio, aggiunge chi scrive – non si tocca. Per dare alla città uno stadio nuovo e più funzionale bisognerà ricorrere ad altre soluzioni (come quella di Campi Bisenzio troppo frettolosamente e misteriosamente accantonata, mentre la soluzione Mercafir è da ritenersi inconsistente come chi l’ha proposta). Bisognerà anche fare manutenzione straordinaria sul vecchio impianto a questo punto da destinare ad eventi diversi dal calcio e meno impattanti, perché la struttura attuale, dopo l’incuria seguita ad Italia 90, è veramente messa male e costituisce un pericolo per la stessa incolumità delle persone che d’ora in poi vi accederanno, se e quando potranno ritornare a farlo.

NardellaCommisso210118-001

La questione, dicevamo, fa e farà scornare a lungo, pensiamo, le due anime in cui si sta dividendo nuovamente la città di Firenze. Quella che vede in Commisso l’ultimo di una serie controversa di deus ex machina venuti da dentro o da fuori a miracol mostrare e poi dimostratisi più prosaicamente leganti alla logica ineludibile dell’investimento e del profitto. E quella che si fa poche illusioni, perché ha voglia a dire Prandelli, o chi prima e dopo di lui: se non hai i giocatori adatti, lo stadio alla tua classifica ed alla tua dimensione sportiva aggiunge poco, per non dire nulla.

Il diversivo, per quanto appassionante, si protrae per non più di due giorni. Poi gioca di nuovo la Fiorentina, e tutti si dimenticano perfino di cosa stavano parlando, magari con toni anche accesi. I viola vanno a Napoli e rimediano un set tennistico a zero. Una giubbata di gol, come si dice in vernacolo. Il primo preso subito secondo recente ma già consolidata abitudine, giusto il tempo per l’arbitro di fischiare il calcio di inizio. E dire che nel primo tempo i viola non giocano nemmeno malaccio, e avrebbero addirittura le loro brave occasioni. Ma il fatto è che il Napoli non appena affonda le sue spallate e innesca i suoi giocolieri trova un ostacolo di carta velina. I giocatori della Fiorentina in questo momento o sono buone individualità ma isolate da un contesto di squadra (Ribery, Castrovilli, Biraghi, Vlahovic) o sono ex punti fermi alla ricerca di se stessi o di nuova destinazione (Pezzella, Milenkovic), oppure sono onesti pedatori presi al mercato delle occasioni ma che stanno lasciando il tempo che hanno trovato.

Canta Napoli, sotto gli occhi del suo santo più recente.....

Canta Napoli, sotto gli occhi del suo santo più recente…..

Una volta una vittoria sulla Juventus bastava da sola a nobilitare e dare un senso ad una intera stagione. Stavolta l’effetto placebo è durato pochi giorni. La Fiorentina è ritornata sul pianeta Terra e nella zona pericolo del campionato non appena alle maglie bianconere si sono sostituite quelle normali, di altre squadre contro le quali evidentemente i viola, questi viola, non hanno motivazioni agonistiche. Oppure la mancanza di motivazioni ormai è tutta nei confronti di una società che francamente – al netto delle prese di posizione, a volte confinanti con le smargiassate, del suo proprietario attuale – stimola poco tutti, tifosi, giocatori appunto e addetti ai lavori.

Siamo alle prese con un altro girone di ritorno che può diventare angosciante, ed un’altra sessione del mercato di riparazione che può rivelarsi la solita kermesse più dannosa che altro.

La dirigenza viola scherza col fuoco, pensando di potersi permettere le solite astuzie da vecchio Corvino e vecchio Pradé: aspettare la sera del 31 per accattare qualche giocatore a prezzi di svuotatutto. La sindrome di Benalouane è dura da superare, per chiunque si trovi al timone di questa Fiorentina che negli ultimi cinque anni ha regalato emozioni positive soltanto quando ha dovuto reagire alla tragedia di Davide Astori. Poi è stata sempre o quasi notte fonda, delusioni, amarezze e – appunto – smargiassate di un proprietario che forse non ha ancora capito in mezzo a che cosa è capitato, peraltro per sua scelta. O forse l’ha capito benissimo.

Bisogna spendere, caro Rocco Commisso da Saddle River, New Jersey. E spendere bene, altrimenti si fa la fine dei Cosmos. Solo che New York sicuramente se ne farà una ragione. Firenze no.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo