Missione compiuta

di Patrizia Iannicelli

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(Dal nostro inviato) – Dopo la cocente disfatta della scorsa domenica contro il Napoli, la Fiorentina torna in campo al Franchi, nell’ultima giornata del girone di andata, nell’anticipo serale del sabato, contro il fanalino di coda Crotone.

Una settimana caratterizzata, come spesso è avvenuto, dal tormentone stadio, tra il restyling del Franchi, (la strada proposta dal sindaco Nardella) e l’opzione ex novo in altri territori (Campi, ndr). Solite polemiche, discussioni, commenti, e pareri, mentre sul fronte squadra, la pessima figura rimediata a Napoli resta nell’amarezza della tifoseria, che a differenza di tempi passati, incassa l’umiliazione e tace.

Una gara che diventa ancora una volta una sorta di spareggio salvezza, quella che viene vissuta contro avversari alla portata e di bassa classifica. La serata non è fredda ma piovosa, a tratti anche intensamente. Nella tribuna autorità presenti il presidente Commisso con la famiglia, i dirigenti viola. Dopo l’ultima sconfitta arrivata anche grazie ad un assetto troppo offensivo, mister Prandelli torna ad una formazione concreta ed equilibrata, al modulo del 3-5-2, Dragowski tra i pali, Milenkovic, Pezzella (cap.), Igor, Caceres, Bonaventura, Amrabat, Castrovilli, Biraghi, Ribery, Vlahovic.

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Nei primi venti minuti le squadre sono contratte, poche azioni di rilievo, i portieri restano inoperosi, la solita noia. Al ventesimo si accende la gara con una splendida giocata di Castrovilli dalla sinistra, cross per Caceres con il pallone che arriva a Bonaventura, l’ex Milan stoppa e al volo dal limite dell’area, trova l’angolo della porta, superando il portiere Cordaz per il vantaggio viola.

Il goal sembra portare consapevolezza e tranquillità ai padroni di casa che creano buone giocate, e si portano in avanti in contropiede. Al trentaduesimo ancora Castrovilli dalla sinistra serve in profondità Ribery, il francese passa verso il centro dell’area, dove Vlahovic davanti alla porta non sbaglia il raddoppio.

Dopo un minuto di recupero si va all’intervallo. Nella ripresa la Fiorentina ancora in avanti, ottimo lancio di Castrovilli per Vlahovic in contropiede, il serbo inciampa sul pallone e spreca, poi è Bonaventura che ci prova dalla distanza, blocca il portiere. Al sessantaquattresimo viene annullato un goal a Pezzella, prima del tocco finale  controllo involontario  del pallone con un braccio.

Al sessantaseiesimo Perreira crossa in area, dove Simy aggancia e sul secondo palo manda in rete dimezzando lo svantaggio e riaprendo la gara. Mister Prandelli effettua i primi cambi, escono Igor e Vlahovic per Quarta e Kouame. Al settantanovesimo fallo in area su Ribery, l’arbitro Piccinini, non ritiene il contatto da rigore, e non consulta il Var nonostante le proteste della Fiorentina.

Nei minuti finali esce Castrovilli per Pulgar, poi è la volta di Borja Valero al posto di Ribery. Nei quattro minuti di recupero, un tiro di Pulgar di poco al lato, con un finale di sofferenza per il risultato in bilico, fino al triplice fischio finale che arriva come un’autentica liberazione.

Una vittoria pesante soprattutto per i tre punti d’oro che portano un sospiro di sollievo in un momento complicato, dove tutti sono sul banco degli imputati (società, dirigenti, mister, giocatori). Un successo meritato, soprattutto nel primo tempo, anche se nei novanta minuti restano come macigni gli errori per i goal sbagliati, (sarebbe opportuno chiudere le partite) e le disattenzioni in difesa, situazioni sulle quali migliorare per evitare di essere recuperati con il fiato sospeso fino al termine (come già successo).

Sull’analisi dei giocatori,  buona la prova del reparto difensivo, qualche imprecisione di Igor e di Caceres, il nervosismo e i pochi contributi in fase offensiva di Biraghi, ottima la mediana con la qualità di Castrovilli, propositivo con le azioni dai quali arrivano le reti, la concretezza di Amrabat che lotta e recupera diversi palloni, la prestazione di spessore impreziosita da una perla di goal di Bonaventura, integrato nel gioco di squadra, la grinta di Ribery che torna leader e sprona i compagni, determinante con l’assist a Vlahovic.

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Il reparto offensivo resta soprattutto il serbo classe 2000 (giovedì farà 21 anni) che merita un plauso con il sesto goal nelle ultime otto gare, capocannoniere della squadra con sette reti, e una nota per i troppi errori sotto porta e la mancanza di cinismo e concretezza, con la convinzione che avrà tempo di crescere e diventare un centravanti di classe (magari se sarà affiancato con un centravanti di esperienza).

Come dall’inizio della stagione ci troviamo ai soliti commenti di prestazioni altalenati, con i problemi di fondo: una squadra incompleta (almeno un regista e un centravanti), la mancanza di gioco, di una mentalità vincente, di obiettivi e programmi per il futuro. La solita storia che ormai scriviamo da anni, anche se in questo momento l’imperativo resta vincere, per recuperare posizioni e uscire dalla palude della retrocessione, quindi missione compiuta.

I viola chiudono il girono di andata con 21 punti (gli stessi dello scorso anno, ndr), ma con 7 punti di vantaggio sulla terz’ultima, il Torino che si affronta il prossimo venerdì. Per diritto di cronaca manca una settimana alla chiusura del mercato invernale (quello di riparazione), a parte le uscite (Saponara, Lirola, Duncan, Cutrone), la lista degli eventuali rinforzi si allunga ogni giorno, ma ad oggi sembrano sicuri soltanto Youssef Maleh centrocampista (che resta al Venezia fino a giugno) e il bad boy Aleksandr Kokorin, attaccante, un’altra scommessa. Per ora, insomma, tanti nomi e poche certezze.

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