La Divina Bistecca

di Barbara Chiarini

La bistecca alla fiorentina

La bistecca alla fiorentina

Credo al destino, da sempre convinta che niente avviene per caso. E dunque non credo sia un caso se, priorio quest’anno che celebra il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, la Bistecca alla Fiorentina entri a far parte dei prodotti agroalimentari tradizionali della Toscana, quelli definiti con la sigla Pat. Perché al giorno d’oggi tutto viaggia a sigle, per meno affaticarsi a parlare, o forse per aiutare tutti noi a fare più uso della memoria di cui disponiamo! 

Ebbene sì, amici cari: non vogliatemene per questa strana parafrasi, ma a me pare ci sia come un filo conduttore che lega la poesia di quel taglio di carne con l’osso a T e le terzine incatenate della Divina Commedia, la somma delle opere: nonostante siano entrambe alte, la tradizione popolare se ne è impossessata, rendendole disponibili, comprensibili, ma soprattutto gradite a tutti. 

Con il David, la Cupola, il Ponte Vecchio, gli stornelli di Spataro e il calcio di Antognoni, anche la Bistecca oramai fa parte della storia popolare della nostra amata città. Un vero e proprio patrimonio dell’umanità fiorentina che solo qui si può trovare e celebrare. Perché la Bistecca, ovvero una «braciuola col suo osso alta tre dita – secondo la definizione che ne dà l’Artusi – che deriva il nome da beef steak, parola inglese che vale costola di bue, si mangia solo a Firenze o, al massimo, nei dintorni della città. 

Qualcuno tra voi avrà certo viaggiato per il mondo, magari ben più della sottoscritta, ma ditemi: da quale altra parte della terra si può gustare una fiorentina come Dio comanda? 

Dante Alighieri (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre[1] 1321)

Dante Alighieri (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre[1] 1321)

Forse in America si potranno consumare la T bone o la Porterhouse, oppure, altrove, anche la cosiddetta Costata: ma se uscendo dalla terra di Toscana nel menù troverete la parola bistecca, sarà bene che seguiate il mio consiglio: evitate di ordinarla a meno che non vogliate ritrovarvi in tavola ciò che noi chiamiamo tristemente  una semplice braciolina o, peggio ancora, una fettina sottile sottile, come quella che si usa per  preparare un piatto di carpaccio. 

Di più. Se mentre sarete al ristorante, magari vicino al vostro tavolo, sentirete qualcuno ordinare una bistecca ben cotta, vi raccomando di tenerlo a distanza ( ben oltre quella stabilita dalle norme anti-covid!) e di diffidare di lui: o è uno venuto da fuori che probabilmente lavora all’Agenzia delle Entrate oppure peggio: può essere un tifoso juventino! 

Che la bistecca, per tradizione, a Firenze può essere solo e soltanto al sangue! 

E se poi se qualcuno (che nello specifico definirei letteralmente fuori di senno), chiedesse del limone per condirla, siete cortesemente invitati a non porre tempo in mezzo tra lui e la follia che lo permane: per la sua e la vostra salute, chiamate direttamente il 113 e non abbiate remore nel denunciarlo come fareste se nel vostro condominio qualcuno organizzasse un apericena con 130 invitati in tempo di Covid-19!

Un ultimo consiglio, perché non c’è mia peggio al peggio: qualora, disperatamente, nel menù di un ipotetico ristorante che si definisce IN,  trovaste sulla carta quale proposta del giorno, una sana bistecca vegana,  non scherzo: siete invitati ao rdinarla e poi a pagarla direttamente con i soldi del Monopoli!

Del resto, entrambi appartengono al mondo del fantastico, e la tradizione della bistecca non può avere certo alcuna variabile legata alla moda o al politicamente corretto del tempo! Per carità!

Perché la bistecca è come la Divina Commedia!.2021.01.10-03

Che poi, come sia nata questa gustosa tradizione non si ha certezza: c’è chi dice che derivi dai tempi dei Medici, quando per San Lorenzo si facevano grandi falò nelle piazze e poi si arrostiva la carne da offrire al popolo. Altri la fanno risalire agli inglesi che nell’800 affollavano la città, persone facoltose che potevano permettersi anche tagli di carne pregiata come la beef steak. 

I dubbi restano molteplici e vaghi. Ma in fondo, che cosa ci importa? Sappiamo con certezza chi abbia inventato l’amore o la musica? 

Carissimi amici, le cose per esser belle non hanno bisogno di far sapere la loro origine. Sono belle e basta!

E la Bistecca, tesoro gastronomico e culturale della nostra città, esorcismo a tutte le diete più o meno in voga («L’unico momento in cui si dovrebbe mangiare cibo dietetico è mentre stai aspettando che la bistecca si cuocia», diceva la mitica Jiulia Child, interpretata da una splendida Marylu Streep in un celebre film), è percepita da tutti noi come una necessità di cui godere, almeno ogni tanto,  più che un desiderio!

Non a caso, quando venti anni fa imperversò il virus definito da tutti i giornali del mondo quello della Mucca Pazza (ricordate? Era il marzo del 2001), quando l’Europa vietò per 5 anni il consumo di carne con l’osso, i fiorentini vissero la cosa come una tragedia biblica: altro che invasione delle cavallette, o  pioggia di fiamme!

Fu considerato niente meno che una catastrofe, che generò reazioni a dir poco straordinarie: qualche macellaio, stella emergente nel marketing, si inventò il funerale della bistecca, con tanto di carro funebre e pennacchi a lutto. Altri continuarono a servirla sottobanco, come succedeva in America ai tempi del proibizionismo negli anni ’30, generando storie che nemmeno la fantasia di Sergio Leone o il talento scenico di Robert De Niro potrebbero pareggiare. 

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911), scrittore, gastronomo e critico letterario italiano,

Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911), scrittore, gastronomo e critico letterario italiano,

Sono convinta che se qualcuno avesse voglia di fare un film su questo bisogno irresistibile di bistecca che esplose ai tempi, verrebbe fuori un grande affresco sull’animo popolare della città. Quello più genuino e reale. E tutto sommato, volendo parafrasare, “C’era una volta in… Firenze” non sarebbe neppure un titolo poco appropriato!

Ma godete gente, e mangiate bistecca a volontà. 

Pare che, per fortuna, la prossima settimana, la nostra regione sarà colorata di giallo, e quindi ci concederà una breve tregua tra un lockdown mini ed uno maxi !

Io consiglio a tutti voi di ordinare una bella bistecca…. anche da asporto!  E Buon Appetito a tutti !

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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