Audrey, la donna dietro la Star

di Barbara Chiarini

Audrey Hepburn, icona di stile e umanità (Bruxelles 4 maggio 1929 – Tolochenaz, 20 gennaio 1993).

Audrey Hepburn, icona di stile e umanità (Bruxelles 4 maggio 1929 – Tolochenaz, 20 gennaio 1993).

Se ne andava in questo giorno, 28 anni fa, una delle dive più leggendarie di Hollywood, Audrey Hepburn. 

Eppure, il suo sorriso e l’innata eleganza del portamento continuano ad affascinare il pubblico di ogni età. Quando si pensa a Audrey Hepburn non si può fare a meno di soffermarsi sulla sua raffinatezza innata, sul suo glamour prorompente e quell’aria delicata ed eterea che ognuna di noi donne vorrebbe possedere, almeno un poco!

Ma Audrey aveva anche un lato del tutto inedito e ben poco conosciuto dove la vita scintillante della star lasciava il posto a un’esistenza fatta di tormenti, solitudine, e sofferenza nella perenne ricerca del vero amore: una forte dicotomia che caratterizzò la sua realtà.  Idolatrata in pubblico grazie a pellicole di successo come Colazione da Tiffany, Sabrina o My Fair Lady, ella si ritrovò ad essere una donna molto sola, nell’ambito della vita privata, a partire dalla sua infanzia.

Colazione da Tiffany

Colazione da Tiffany

Nata in Belgio, a Bruxelles, ma con cittadinanza britannica, Audrey Kathleen Ruston (Hepburn, cognome della nonna materna, fu aggiunto in seguito) trascorse i suoi primi anni vagando tra il Belgio, il Regno Unito e i Paesi Bassi, a causa dei molteplici spostamenti dovuti al lavoro paterno. Il padre lasciò la famiglia quando lei aveva solo 6 anni.

Dopo aver vissuto gli anni duri dell’occupazione nazista, patendo la fame e vivendo stentatamente (esperienza che le fece maturare più tardi il desiderio di impegnarsi per l’UNICEF), si trasferì prima ad Amsterdam, poi a Londra, coltivando il sogno di diventare una prima ballerina. Ma le sue speranze si infransero miseramente per via del suo fisico, ritenuto troppo gracile (forse a causa degli stenti patiti durante la guerra).

Il primo film, One Wild Oat, arrivò nel 1951, dopo aver avuto piccole esperienze in musical teatrali. Poi, durante le riprese di Monte Carlo Baby, pellicola in cui Audrey interpretava un piccolo ruolo di attrice, fu notata dalla scrittrice Sidonie Gabrielle Colette, che la scelse come protagonista per la versione teatrale del suo romanzo Gigi. La commedia riscosse un discreto successo di critica, ma ciò che più colpì fu l’interpretazione della Hepburn, per la quale vinse il premio Theatre World Award per il debutto.

Il figlio Sean ed il primo marito, Mel Ferrer

Il figlio Sean ed il primo marito, Mel Ferrer

Il resto è storia, o quasi, con l’ascesa esplosiva di Audrey verso il successo grazie ad un solo film recitato al fianco dell’attore Gregory Peck, ovvero Vacanze Romane di William Wyler, in cui  riuscì niente meno che ad aggiudicarsi un Oscar come “Migliore Attrice protagonista”.

A proiettarla nel firmamento di Hollywood fu poi il successivo ruolo in Sabrina di Billy Wilder, accanto ad Humphrey Bogart e William Holden, con cui sfiorò di nuovo l’ambita statuetta.

Fu candidata all’Oscar per molti altri film a seguire: La storia di una monaca del 1959, Colazione da Tiffany del 1961 e,  ultimo ma non ultimo, My Fair Lady del 1964, dove interpretò Eliza Doolittle, uno dei suoi ruoli più famosi.

La  vita sentimentale, invece, non si svolse con uguale successo. Dopo la fine del matrimonio con l’attore Mel Ferrer (durato ben 14 anni, periodo nel quale venne anche concepito il figlio Sean) Audrey ci riprovò e nel 1969 sposando lo psichiatra italiano Andrea Dotti, dalla cui unione, invece, nacque Luca. 

In Audrey il desiderio di maternità rimase talmente forte da farle prendere la decisione di dire addio al mondo della recitazione per dedicarsi esclusivamente alla famiglia, ormai diventata la sua unica priorità: «Ho lasciato il cinema per stare a casa, ma non voglio che il mio comportamento sembri virtuoso. – raccontava l’attrice – È stata una decisione molto consapevole e, se vuoi, egoista. È ciò che mi ha resa più felice, stare a casa con i miei figli, e questo non è stato un sacrificio poiché ho sempre pensato di dovermi prendere cura dei miei figli». 

Ma anche il matrimonio con Dotti non riuscì a resistere all’incedere del tempo (vuoi anche a causa delle continue scappatelle di lui!), e nel 1982 la coppia decise di separarsi definitivamente, lasciando in Audrey un profondo ed inesorabile vuoto, una sensazione di sconfitta.

Per tutta la vita è sembrato che la necessita primaria della Hepburn sia stato il bisogno di normalità. E ciò sembrò trovare la sua dimensione soltanto lontano dalle luci della ribalta, preferendo alla rutilante vita di Hollywood un’esistenza molto più terrena ed agreste che, a inizio anni ’70, la portò a trasferirsi in un’idilliaca fattoria di Tolochenaz, in Svizzera, dove si circondò di animali, natura, tranquillità e, naturalmente, dei suoi figli. 

Insieme al figlio Luca

Insieme al figlio Luca

Potremmo quasi affermare che la sua necessità primaria non fu davvero il successo, bensì un perenne desiderio di essere amata, prima dal padre, poi dai due mariti: una necessità che però non riuscì a realizzare mai appieno, diventando ella stessa una “dispensatrice d’amore“, soprattutto nei confronti dei figli e delle persone meno fortunate, alle quali dedicò anima e corpo nel ruolo di Ambassador per l’UNICEF. 

E’ però sul finire dei suoi anni  che la nostra affascinate attrice sembrò trovare finalmente l’amore vero accanto all’attore olandese Robert Wolders, con il quale visse quel rapporto totalizzante, pieno e sincero che aveva sempre cercato. «Posso fidarmi di lui e del suo amore. Non ho mai paura di perderlo» raccontava di lui la Hepburn. E grazie a Robert, finalmente trovò la  sua pace.

Audrey Hepburn si è spenta il 20 gennaio del 1993, dopo una lunga battaglia contro il cancro. Nello stesso anno, il figlio Sean fondò l’Audrey Hepburn Children’s Fund per favorire la scolarizzazione nei Paesi africani.

L’ instancabile dedizione dell’attrice nei confronti dei bambini africani.

L’ instancabile dedizione dell’attrice nei confronti dei bambini africani.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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