Stella

di Simone Borri

StellaCometa201221-001

A non voler credere ai segni, alle coincidenze astrali, per non parlare di simboli dalla portata decisamente più significativa, stavolta si fa veramente fatica.

Il prossimo 21 dicembre, solstizio d’inverno, tornerà a risplendere nei nostri cieli una luce che dall’alba del cristianesimo abbiamo associato alla speranza – e per molti alla certezza – di un mondo migliore.

Il vecchio capodanno celtico, la morte dell’anno vecchio e l’inizio dell’anno nuovo secondo il ciclo della biologia e delle stagioni, che la Chiesa Cattolica scelse di identificare con la notte della nascita di Cristo dando un nuovo significato al concetto di rinascita, era spesso salutato da fenomeni celesti a cui gli antichi nostri predecessori annettevano significati fisici e spirituali particolari.

La tradizione cattolica ci racconta che a guidare i Re Magi, i governanti di ogni parte di quel mondo che si recava ad omaggiare il neonato Figlio di Dio, fu un corpo celeste straordinario, una stella cometa che segnava la direzione per raggiungere quella Bethlem dove in una sperduta mangiatoia di animali era avvenuto quello che il mondo aspettava da tempo immemorabile.

Studiosi di ogni disciplina hanno ricostruito la teoria secondo cui fu la Cometa di Halley a guidare i Re Magi. Ma ce n’é un’altra, ed in questi giorni ritorna di attualità. Nel 1614, il padre di tutti gli astronomi moderni, Johanes Kepler (Keplero) parlava della stella o cometa di Betlemme come del frutto della congiunzione tra Giove e Saturno. Più o meno in concomitanza con il solstizio d’inverno, i due giganti del nostro sistema solare si allineano quasi perfettamente, dando l’illusione ottica di essere un corpo celeste unico dalla forma appunto di stella cometa.

Succede ogni vent’anni circa, ma il prossimo 21 dicembre succederà con una intensità che secondo gli astronomi, non si ripete da 800 anni. Dal 1226, per la precisione.

Chissà che la volta precedente sia stata proprio quella della notte in cui i Magi cercavano nel buio una capannuccia in cui sapevano di trovare il Re dei Re…..

Di sicuro, a conclusione di una di quelle annate in cui ci sembra che la nostra specie abbia un futuro quantomai oscuro, l’immagine e quello che può simboleggiare sono assai suggestivi.

Che brano scegli per accompagnare una notte così?

AntonelloVenditti191225-001

Avevamo conosciuto Antonello Venditti come uno dei più grandi cantautori italiani dediti a dissacrare quanto c’era da dissacrare in Italia per tutti gli anni settanta. Lo avremmo conosciuto come autore di canzoni orecchiabili che strizzano l’occhio all’attualità a partire dalla fine degli anni ottanta. Ci fu una breve stagione, tra i due periodi, in cui Venditti fu soprattutto e soltanto un poeta.

Scegliamo lei, la canzone a parer nostro più adatta ad accompagnare questa festa normalmente fatta di grandi ritrovi in famiglia (quest’anno solo virtuali) intervallati da momenti intimi e individuali di speranza e preghiera, almeno per chi ha ancora voglia di sperare o di pregare.

1984. Album Cuore. Ce ne metteva tanto Antonello Venditti. E tanto era capace di tirarne fuori da noi.

 

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Commenta l'articolo