Mille e non più Mille

di Simone Borri

Il governatore della Toscana Giani ed il sindaco di Firenze Nardella accolgono il primo scatolone di fiale di vaccino consegnate dall'esercito

Il governatore della Toscana Giani ed il sindaco di Firenze Nardella accolgono il primo scatolone di fiale di vaccino consegnate dall’esercito

Avevamo iniziato quest’anno di disgrazia 2020 con il cuore stretto per le immagini che giungevano dall’Australia. Un grande spaventoso incendio subcontinentale, che sospingeva verso una fuga disperata in cerca di una improbabile salvezza canguri, koala, aborigeni e tutto ciò che associamo all’habitat di quella terra lontana che rappresenta un po’ il sogno proibito di tutti, soprattutto di noialtri abitatori del Vecchio, ormai usurato Continente.

Aboriginalflag200107-001Gli antenati ci stanno dicendo qualcosa, scrivemmo in quei giorni, mentre il cielo del sesto continente si faceva nero, rosso e giallo, i colori della bandiera della nazione aborigena. Avevamo atteso la resa dei conti con una Natura non più benevola nei nostri confronti, dopo tutte le violenze e gli stupri infertile da parte nostra, con la coscienza sporca e una crescente inquietudine. La profezia dei Maya scadeva nel 2012. Le quartine di Nostradamus si arrestavano intorno al 2015. La faccia spiritata di Greta Thunberg era arrivata nel 2019 a gettare scompiglio nelle nostre coscienze vagamente inquiete di radical chic alle prese con la digestione difficile da eccesso di alimentazione.

Credevamo appunto di essercela cavata con il maxi rogo australiano, tante foto da postare sul quel rifugium peccatorum che sono i social network e poi via, verso nuove disgrazie e nuove avventure nel mondo. Era l’anno olimpico, era anche quello degli Europei di calcio. Era un anno bisestile, è vero, ma con l’Australia e un par di terremoti credevamo di poter saldare agevolmente il periodico debito.

I firemen australiani cominciavano a domare le fiamme e a ridare speranza alle creature viventi della loro terra, quando – verso la fine di gennaio – cominciarono a circolare le notizie (date in modo circospetto da mass media che ormai si comportano nei confronti dell’opinione pubblica come il personale sanitario quando deve annunciare ai parenti che l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente non ce l’ha fatta) a proposito di un qualcosa di assai più insidioso del fuoco assassino dall’altra parte del mondo.

Stavolta la parte di mondo interessata era la nostra, e il pericolo era rappresentato da un qualcosa di molto piccolo, come quello che ci aveva fatto divertire nel cartone animato Disney della Spada nella Roccia (ricordate il duello tra Merlino e Magò?) e che si era manifestato davvero lungo la Via della Seta, da Wuhan a Milano, cominciando a infettare persone e a gettare nel panico addetti ai lavori.

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I cinesi chiudevano intere città e regioni, come fanno loro senza tanti complimenti. All’altro capo della Via del Bacillo noi facevamo il solito casino di cui siamo capaci, salvo un mese dopo circa – quando l’Australia era ormai fuori pericolo – ammettere a noi stessi che non avevamo sotto controllo un bel niente. Ancora pochi giorni, ed il nostro paese diventava un’enorme prigione a cielo aperto, una specie di 1997 Fuga da New York, e da lì in poi la nostra vita ed il nostro panorama di riferimento cambiavano per sempre. Né i Maya né Nostradamus ci avevano lasciato indizi sul significato e l’esito di ciò che ci stava capitando. Abbiamo dovuto arrangiarci da soli, salvo scoprire che in realtà – malgrado decenni di presunta alfabetizzazione e presa di coscienza di sé – non ne avevamo gli strumenti. Culturali, prima ancora che sanitari.

L’Italia prima, l’Europa poi, infine il mondo, reagivano come avevano reagito nel 1348 all’epoca della Peste Nera: chiudendosi tra quattro mura e aggrappandosi al conforto di una fede che non passava più per la Chiesa Cattolica (praticamente sparita di circolazione a far data dal marzo 2020) ma piuttosto per una nuova Chiesa Sanitaria che da allora le è subentrata spacciando spesso dottrine e contraddittori quanto maldestri tentativi di influenzare un’opinione pubblica già predisposta al terrore per nozioni scientifiche accertate e consolidate.

Avevamo atteso la resa dei conti con la Natura, credendo che l’Australia pagasse per tutti. Invece il conto più salato toccava a noi, alla Vecchia Europa. E la resa dei conti principale era quella con noi stessi, con il nostro progresso e la nostra emancipazione che credevamo ormai conquiste date una volta per tutte.

Ci siamo via via scoperti non molto più evoluti di quegli uomini che intorno all’Anno Mille aspettavano terrorizzati la fine del loro mondo. Affollando le chiese (come ora i pronti soccorsi), recitando ininterrottamente preghiere di cui non capivano il senso (come i bugiardini dei medicinali di oggi, il latino con cui i preti di allora imponevano che si pregasse sembrava più che altro una formula magica da recitare sperando che il Maligno fosse da essa ricacciato nell’abisso infernale).

Murray Abrahams è Bernardo Gui il Grande Inquisitore nel Nome della Rosa di Jean Jacques Annaud, 1986

Murray Abrahams è Bernardo Gui il Grande Inquisitore nel Nome della Rosa di Jean Jacques Annaud, 1986

Abbiamo riscoperto il principio di autorità (guai a chi non la pensa come prescrivono la Chiesa, il Governo, i Saggi dell’Istituto Superiore di Sanità), il dagli all’untore, la Santa Inquisizione e la condanna al rogo per gli eretici. Nonni hanno sbarrato la porta di casa a figli, che a loro volta l’hanno sbarrata a nipoti. Animali d’affezione sono stati abbandonati ad un tragico destino sull’onda di credenze e superstizioni idiote e mai sopite. Una Costituzione che credevamo ormai scritta nella pietra come le Tavole della Legge della antica Repubblica Romana, è stata spazzata via da un soffio di vento. Nata all’indomani di una dittatura che era stato necessario combattere con il fucile, si dissolve alla vigilia di una dittatura ben più subdola e invasiva, perché va contrastata con il pensiero.

L’Italia dei social networks non pensa più. Posta. L’italiano medio figlio del boom economico e dell’istruzione obbligatoria alla prima vera grossa difficoltà di portata collettiva dal 1945 ad oggi torna ad invocare la polizia politica che porti via il dissidente, l’asociale, il negazionista. Politici invocano la delazione manco si fossero formati alla scuola di Goebbels. Medici e infermieri invocano il trattamento sanitario obbligatorio per chi non si vuole vaccinare, manco fossero cresciuti alla scuola professionale gestita dal dottor Mengele.

E sotto di loro, una massa sterminata di cittadini che a gennaio di quest’anno di disgrazia 2020 credevano di cavarsela guardando con distratta partecipazione i koala ed i cangurini australiani in fuga (tra una foto del piatto di portata e l’altra), e che adesso invece pensano di sfangarla con l’ortodossia, il pensiero unico, il chiudersi in casa ad aspettare i redditi di cittadinanza, le casse integrazioni virtuali, i ristori che manco le borracce tirate ai corridori al giro d’Italia.

Gente che se la cava applicando un adesivo alla propria foto profilo. Prima: Io resto a casa. Adesso: Io vado a vaccinarmi. Io sono consapevole di quello che sto facendo, a quanto pare, l’abbiamo terminato. Galileo, Cartesio stanno dando tutti testate a quei sarcofaghi in cui li abbiamo messi per poterne onorare la memoria e l’eredità lasciateci. Siamo tornati ad Aristotele, Ipse dixit, e a Tolomeo, la terra è piatta. Del resto, la scuola tra le nostre istituzioni fondamentali è stata la prima ad alzare bandiera bianca. E non da oggi.

Si chiude l’anno del lockdown. Si apre quello del vaccino. Dopo anni di tentativi andati a vuoto per meningiti, morbillo e quant’altro, le multinazionali del farmaco hanno pescato il jolly con questo coronavirus (chiunque sia stato il responsabile della sua diffusione). Si avvia in questi giorni quella che a parole vorrebbe essere la più grande campagna vaccinale del dopoguerra, dai tempi di Sabin (altro che si starà rivoltando nella tomba). Ci si mette in fila in modo assolutamente acritico e con atteggiamento messianico (analogo a quello del fedele che riceve l’ostia consacrata) per farsi bucare da un ago che inocula una sostanza non meglio precisata e da nessuno ancora realmente testata. Per far fronte ad una epidemia che si è dimostrata letale per lo 0,05% dell’umanità, si mette in circolo qualcosa che per quanto ne sappiamo può fare danni alla nostra ed alle prossime generazioni in un rapporto decisamente superiore, statistiche alla mano.

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Sono molti gli stessi addetti ai lavori della sanità che (senza dirlo a voce troppo alta, perché ancora non è chiaro quali saranno le ritorsioni nei confronti dei renitenti, così come successe a coloro che non vollero indossare la camicia nera ottanta anni fa) manifestano l’intenzione di non sottoporsi all’ago. Così come – ma nessun sondaggio ufficiale né servizio di telegiornale lo dirà mai – una buona metà del popolo italiano pare vivaddio perplessa circa l’assunzione di questa ostia consacrata dall’Unione Europea. Che aveva già firmati gli opportuni contratti quando i laboratori competenti dovevano ancora mettersi a ricercare e a produrre.

Ma sono molto più rumorosi coloro che inneggiano al santo vaccino ed al massacro degli eretici. Fanno più effetto i loro post che sbraitano di sanità a totale pagamento a carico di chi rifiuta la magica pozione (come se adesso invece fosse gratis), o di allontanamento dal consorzio sociale.

Vorremmo tanto poterci allontanare, sì, da un consorzio che funziona così. Ma il fatto è che l’Australia – la fortunata Australia che ha domato prima le fiamme e soprattutto poi coloro i quali volevano importare anche laggiù, Down Under, il clima da Anno Mille che si è impadronito del Vecchio Continente – non ne vuole sapere di accoglierci.

Nossignore, laggiù dove girano senza mascherine ed ipocriti e inutili distanziamenti, senza lockdown e – almeno per ora – senza vaccini, rimandano indietro i cinesi senza tanti complimenti, e allo stesso modo (purtroppo, ma dagli torto….) rimandano indietro anche gli europei. E fanno bene. Loro sono i discendenti dei nostri reietti. Noi siamo i discendenti di quelli rimasti, quelli bravi. E guarda chi è adesso che si gode questo nuovo Anno Mille.

E un anno Milleuno in arrivo che promette ben altre rese dei conti, per un’Europa a cui ormai sta per rimanere ben poco anche da svendere ai compratori della devastazione che tra poco si affacceranno alle nostre porte, ridacchiando perché questo Sars-Cov2 tanto male non è poi riuscito.

Mille e non più Mille. Buon 2021 a tutti.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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