Caterina Sforza, il mestiere delle armi

di Barbara Chiarini

“La dama dei gelsomini” o “Ritratto di giovane donna”, presunto ritratto di Caterina Sforza, opera di Lorenzo di Credi, 1481-83. Pinacoteca Civica, Forlì

“La dama dei gelsomini” o “Ritratto di giovane donna”, presunto ritratto di Caterina Sforza, opera di Lorenzo di Credi, 1481-83. Pinacoteca Civica, Forlì

Caterina Sforza recita nella storia del secondo Quattrocento nonché nei primi anni del Cinquecento,  il ruolo di una grande protagonista che cerca l’applauso e meritatamente anche lo ottiene!

Fu la figlia naturale di Galeazzo Sforza, duca di Milano e poi  la moglie di Giovanni Il Popolano, discendente diretto della famiglia dei Medici dalla parte di Lorenzo Il Vecchio. Dalla loro unione nascerà un figlio, Giovanni, il cui nome resterà iscritto in maniera indelebile tra coloro che sono stati ricordati come grandi condottieri: egli verrà soprannominato Giovanni dalle Bande Nere e con tale nome ai più resterà noto.

Un altro particolare di non poco conto, a prescindere dalla figura estremamente interessante quale fu quella di Caterina: una storia umana fatta di straordinarie avventure vissute all’insegna di un carattere indomito, così come dovrebbe spettare da sempre a chi è destinato a indossare sul capo una corona regale.

E se Forlì e il suo stato potrebbero essere considerati degli angusti segni geografici, a giustificare il suo nome di regnante basterà ricordare come essa seppe interpretare il suo ruolo di donna e di regina senza mai titubanze, per farle i dovuti onori.

Insomma, una donna speciale alla quale venne affidato un altrettanto speciale quanto difficile compito, quello di governare!

Nata da un amore illecito di Galeazzo Sforza con una nobildonna, la bellissima Lucrezia Landriani, Caterina fu fatta fidanzare nel 1470 – quando  aveva solamente sette anni – al conte Marcantonio Torello, un comandante dell’ esercito che però morì due anni più tardi.

Fu così che quando l’anno seguente lo Sforza decise di recarsi assieme alla sua bellissima moglie Bona di Savoia in visita a Firenze, allo scopo di  incontrare Lorenzo Il Magnifico, anche la giovane Caterina seguì il padre.

Una volta giunta nel palazzo mediceo di via Larga, la bambina rimase incantata  ad ammirare i moltissimi tesori d’arte ivi esposti, nonché le ricche suppellettili disposte all’interno dalla dimora voluta da Cosimo Il Vecchio.

A quel tempo, Caterina non poteva certo potuto immaginare quali legami la sua stessa persona avrebbe stretto, in un futuro non troppo lontano, con la famiglia di Lorenzo, ma grande fu la sua ammirazione per il Magnifico. 

Per l’occasione tutti gli Sforza furono ospitati nelle stanze del palazzo; niente di strano, penserete voi, ma il numero di persone che avevano accompagnato il duca di Milano ammontava a oltre seicento (inclusa la sua scorta armata e i molti cortigiani al suo servizio)!

L’incontro tra il signore di Milano e quello di Firenze ebbe importanti risvolti politici: sebbene i due gareggiassero assieme per lusso ed eleganza, alla fine entrambi addivenirono ad un accordo, portando a buon fine gli importanti risvolti politici discussi.

Girolamo Riario 1443-1488, Signore di Imola

Girolamo Riario 1443-1488, Signore di Imola

I giorni di Firenze trascorsero tra feste e ricevimenti e grande fu l’ammirazione della giovane Caterina per quel cerchio di letterati e artisti che solitamente circondavano il Magnifico. Una volta che fu rientrata a Milano, Caterina riprese la vita di sempre fra svaghi e lezioni di pedagogia: sua madre, la duchessa Bona, sceglieva personalmente il programma di studio della fanciulla nonché i tutori. 

Ma l’obiettivo primario per una fanciulla di stirpe nobile, come ben sappiamo oramai, non erano certo l’educazione e la cultura, bensì la scelta di un buon partito da prendersi come marito. Quindi, dopo la morte del fidanzato selezionato dal padre, ecco che Caterina venne di nuovo promessa ad un altro uomo, Girolamo Riario, il nipote del Papa Sisto IV.

Il Riario, ora che era protetto dallo zio, era intento ad assicurarsi uno stato e quindi una moglie quale Caterina, la  figlia di uno dei maggiori signori d’Italia, faceva proprio al caso suo. 

Caterina allora aveva da poco compiuto 11 anni; praticamente era ancora una bambina, ma il matrimonio avvenne ugualmente col patto che Caterina sarebbe rimasta a Milano in attesa di avere un’età perlomeno accettabile per recitare il ruolo di sposa. 

Lo Sforza cedette al genero il governo della contea di Imola, al prezzo di 40.000 ducati d’oro, una cifra che anche se gli parve piuttosto eccessiva, provvide a pagare attingendo alle casse della Chiesa tramite lo zio, Sisto IV. 

Nel 1477 il padre di Caterina muore e la quattordicenne Caterina viene mandata a Roma, allo scopo di ufficializzare il suo matrimonio con Girolamo, e poi trasferirsi nella contea di Imola. Dopo di allora, se escludiamo due viaggi a Milano, ella resterà sempre accanto al marito fintanto che, il 15 aprile 1488 il re non sarà vittima di una congiura e morirà.  

È giunto finalmente il suo turno; Caterina potrà governare e lo farà caparbiamente, tenacemente, anche se in questo suo cammino regale, si frapporranno grandi ostacoli difficili da superare.

Neppure l’amore che nutrirà  per un uomo assai piu giovane di lei, Giacomo di Feo, la distoglierà dall’esercitare il potere con una  forza ed una convinzione che la renderanno famosa ovunque e nei secoli e a seguire.

Soltanto dopo alterne vicende conoscerà Giovanni de’ Medici, del ramo dei cosiddetti Popolani.

Dalla loro unione in matrimonio nascerà il figlio Ludovico al quale però, una volta che anche il marito Giovanni sarà morto a soli pochi mesi dalla nascita dell’erede, Caterina vorrà mutare il nome in Giovanni, colui che da grande diventerà il condottiero dalle Bande Nere.

Cesare Borgia, detto il Valentino (1475-1507), condottiero e cardinale.

Cesare Borgia, detto il Valentino (1475-1507), condottiero e cardinale.

Siamo a grandi falcate giunti alla fine del Quattrocento, e per Caterina si prospettano dei giorni durissimi: Cesare Borgia, figlio del Papa Alessandro VI, intende conquistare i territori della Romagna allo scopo di costituire un vasto stato sul quale comandare. E Cesare ha fatto bene i suoi conti; i suoi avversari non sono altro che dei Signorotti, vicari della Chiesa che poi erano riusciti a rendersi autonomi, dimenticando quel loro ruolo di accomandatari.

Il Borgia intendeva togliere di mezzo ogni avversario nel nome di Papa Alessandro VI, che era suo padre, ma era a tutti evidente che egli fosse mosso da una bramosia personale, nella convinzione di volere esercitare quello stesso potere che intendeva sottrarre agli altri,  per farsi lui signore di tutto. Allora,  i signorotti della Romagna, gelosi ognuno della propria autorità, pensarono di reagire  opponendosi A lui isolatamente, uno per uno, senza volersi riunire. Purtroppo la contea di Forlì, quella di Caterina, era compresa tra questi stati.

Così facendo, per l’esercito di Cesare, divennero tutti una facile preda: Imola e Forlì – possessi di Caterina – gli si arrenderanno infatti quasi all’istante. Ma non lei, terribilmente irata contro quei suoi pavidi sudditi: non lei, che nella Rocca del Ravaldino è decisa a difendersi fino allo stremo delle sue forze!

Rocca del Ravaldino

Rocca del Ravaldino

In principio pare riuscire nel suo intento:  la sua rocca è difficile ad espugnarsi. Si tratta di un fortilizio che ha al suo interno un agglomerato di case e un palazzetto dove ella stessa ha trovato riparo: dispone di una considerevole forza militare, composta da circa 2000 uomini, cannoni e viveri in quantità.

Cesare Borgia capisce bene il rischio che corre; sta giocandosi il tutto per tutto, puntando sulla conquista della rocca la sua campagna militare. Se fallirà nell’intento ne andrà della sua stessa credibilità.

Pertanto, prima di sferrare l’ attacco, opterà per trattare con Caterina, allo scopo di convincerla alla resa: ma nei due incontri che si terranno, la castellana non cambierà idea.

Il mattino del 12 gennaio 1500 Cesare ordina alle sue truppe di attaccare; lo scontro è durissimo. Sugli spalti della rocca troveranno la morte piu di 500 uomini. Sarà così che, senza avere ricevuto alcun ordine da lei il castellano Giovanni da Casale, chiederà la resa.

Incredibile ma vero… non altrettanto farà mai lei, l’indomita Sforza! Ecco perchè il suo è divenuto un ruolo da grande protagonista della storia.

Dalle mura difensive della sua rocca, questa donna di 36 anni, alta e bella, risponderà a Cesare Borgia che se egli vorrà farla prigioniera, dovrà persistere nel suo attacco. L’immagine di Caterina, che combatte fino allo stremo delle sue forze, circondata dai nemici ovunque si volti, la sua armatura insanguinata che ombreggia e riflette sprazzi ramati mentre intanto la luce del sole si fa sempre più calante, per lasciare il passo alle ombre della sera,  rimarrà  impressa nella memoria di tuti i tempi.

E Caterina resterà lì, ferma immobile, con la sua arma alzata al cielo: non è una sconfitta… è comunque lei la vincitrice!

CATERINA SFORZA.2020.12.10-04

Poco importa se il suo corpo verrà fatto prigioniero e sarà conteso tra i francesi e i Borgia. Nessuno saprà mai se, una volta ricondotta all’interno del palazzo, su quel suo bellissimo corpo di eroina, le sarà fatta violenza… la storia non lo dice, e Caterina non ha parlato.

Quindi, il suo corpo dovrà vestirsi dei panni di una prigioniera nelle mani di un carceriere durissimo che la condurrà fino a Roma, nelle stanze di Castel Sant’Angelo: vivrà giorni in cui quella enorme forza d’animo che costituiva la sua materia corporale, sembrerà venirle meno…  ma non si abbandonerà! Nella sua mente, con immutato orgoglio, in tutto il suo essere, ella resterà regina e condottiera, come mai altra donna sarà capace di fare. 

Caterina morirà ancora giovane nel 1509, dopo avere ottenuto di nuovo la libertà grazie al provvido intervento in suo favore del re di Francia, Luigi XII. Invitata ad andare a Firenze dalla famiglia Medici, la nostra eroina vivrà i suoi ultimi giorni nella villa di Castello, godendo della compagnia del suo unico figlio, Giovanni.

Giovanni sarà poi accolto nella casa del banchiere Jacopo Salviati, marito di Lucrezia Dei Medici,  figlia di Lorenzo Il Magnifico. E  Giovanni sposerà a sua volta ancora una Salviati, Maria.

Con il loro matrimonio i due rami medicei, quello di Cosimo Il Vecchio e quello di Lorenzo il Popolano si riuniranno.

Ma questa, è un’altra storia che a breve vi racconterò!

Ludovico di Giovanni de' Medici, detto Giovanni delle Bande Nere o dalle Bande Nere (1498 – 1526)

Ludovico di Giovanni de’ Medici, detto Giovanni delle Bande Nere o dalle Bande Nere (1498 – 1526)

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


Visualizza gli altri articoli di Barbara Chiarini

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo