Bia de’ Medici, tutto in un ritratto

di Barbara Chiarini

 Bianca de' Medici, detta Bia (Firenze, 1537 circa – Firenze, 1º marzo 1542), figlia naturale del Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici e di madre ignota.

Bianca de’ Medici, detta Bia (Firenze, 1537 circa – Firenze, 1º marzo 1542), figlia naturale del Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici e di madre ignota.

Tra me e Bia de’ Medici c’è qualcosa di strettamente personale. La prima volta, tantissimi anni fa, che vidi quel ritratto ad opera di Agnolo Bronzino, non fu soltanto la sua bellezza a colpirmi quanto il taglio particolar dei capelli di quella bambina il cui mezzo busto stava dipinto sulla tela, quello corto e squadrato che oggi si definisce semplicemente taglio a carrè. Un’ acconciatura davvero inusuale per il 1500, vale a dire  il secolo in cui visse questa splendida piccola Medici.

Sono passati molti anni da allora, ma proprio ieri, mentre cercavo notizie di altro tipo nel mio fascicolo di ricerche, ormai divenuto un vero e proprio faldone per via della mole di materiale che contiene, mi sono ritrovata nuovamente a stringere tra le mani quella sua immagine riprodotta su cartoncino. La conservo con cura da parecchi anni: mi ero ripromessa di trovare, prima o poi, il tempo per  scrivere la sua storia e forse  anche per spiegare la foggia di quei capelli, una curiosità che il tempo e gli eventi della vita non mi avevano fino ad oggi permesso di soddisfare.

Inoltre, il caso ha voluto che qualche mese fa, poco prima che questo diabolico virus di cui non voglio più neppure menzionare il nome, poiché tanto tutti lo conosciamo già fin troppo bene, ci costringesse a modificare repentinamente e ancora le abitudini e quindi le nostre vite, in una bella domenica di festa mi recai con la mia famiglia a visitare il Castello di Lunghezza, il luogo dove aveva soggiornato lo scrittore Axel Martin Frederick Munthe con la sua nobile consorte scozzese. 

Giunti in una stanza visibilmente appartenuta a una bambina per via dell’arredo infantile, fu mia grande sorpresa ed emozione apprendere dalla guida che quella era la stanza appartenuta alla piccola Bia de’ Medici.

Ritratto di Bia de’ Medici, Agnolo di Cosimo Tori detto il Bronzino (1542-1545), Museo Gli Uffizi, Firenze

Ritratto di Bia de’ Medici, Agnolo di Cosimo Tori detto il Bronzino (1542-1545), Museo Gli Uffizi, Firenze

Quel legame immaginario che il mio subconscio aveva imbastito col pensiero nei confronti di quella bella e delicata bambina dal caschetto biondo (che tanto mi ricordava il taglio di capelli che avevo più o meno io alla sua stessa età) e che nella mia mente non si era mai reciso, stava per concretizzarsi in qualcosa di reale. Era quello uno strano filo che ci legava, come se Bia, per un misterioso legame col mondo dei vivi, mi avesse voluto mostrare la stanza dove era vissuta, il letto di trine, la minuscola spazzola per capelli, il piccolo specchio sul cassettone, i suoi giochi.

E adesso, finalmente, anche se è passato un po’ di tempo da allora, ho Bia qui con me, la sua manina nella mia, pronta a volerci raccontare la sua singolare quanto  brevissima storia: uno scorcio di vita di cui si hanno purtroppo notizie assai scarse e frammentarie ma in cui fortunatamente, ci è di aiuto qualche libera interpretazione nell’intreccio delle date e degli eventi relativi all’intricata discendenza medicea, la quale spesso  risulta a volte essere discordante da una fonte all’altra. 

 Bia, diminuitivo di Bianca, fu la figlia naturale del Granduca di Toscana. Ella nacque nel 1536 o 37, da un giovanissimo Cosimo I de’ Medici prima che sposasse, nel 1539, la bellissima diciassettenne Eleonora di Toledo, figlia del Vicerè di Napoli, poi morta a 40 anni di tisi, quasi nello stesso periodo in cui morirono di malaria alcuni dei suoi undici figli. 

Cosimo, assai innamorato di Eleonora e della loro progenie ne soffrì molto. Ma, per quanto riguarda il suo amor paterno, pur non rivelando mai il nome della madre di Bia, non nascose mai  la sua predilezione per quella figlioletta, alla quale era talmente affezionato tanto da portarsela seco in molti dei suoi lunghi viaggi di affari. 

E fu proprio in occasione di uno di questi loro viaggi per recarsi nella città di Arezzo che la piccola Bia fu colta da forti febbri, forse malariche. E la vita abbandonò quel suo piccolo corpicino dopo alcuni giorni di atrovi sofferenze. Era il 1542, Bianca non aveva  ancora festeggiato il suo sesto compleanno.

Dal momento in cui era nata, la piccola Medici era stata posta sotto la tutela della nonna paterna Maria Salviati, vedova del condottiero Giovanni de’ Medici, a tutti noto come Giovanni dalle Bande Nere.

Fu Alfonsina Orsini sposata con Piero detto il Fatuo, a ricevere in eredità il Castello di Lunghezza: e fu ancora lei, in qualità di nonna di Caterina, futura regina di Franciaa prendersene  cura quando la bambina, appena nata, rimase orfana nello stesso anno di entrambi i genitori, vale a dire di suo figlio Lorenzo duca di Urbino e di sua moglie, la giovanissima Madeleine de la Tour d’Auvergne (morta dopo pochi giorni dal parto di febbri puerperali). Alla morte di Alfonsina nel 1520, Caterina fu mandata a Roma sotto la cura della zia Clarice, altra figlia di Alfonsina sposata con Filippo Strozzi, i quali ebbero dieci figli.

Cosimo I de’ Medici con la sua prima moglie Eleonora da Toledo

Cosimo I de’ Medici con la sua prima moglie Eleonora da Toledo

Si presuppone che, nell’intreccio di queste parentele, Bia sia stata a contatto, nei suoi pochi anni di vita, con i numerosi membri della famiglia e che abbia trascorso i suoi soggiorni estivi a Lunghezza, in compagnia dei figli legittimi del padre Cosimo e di altri bambini appartenenti a quella discendenza familiare, un po’ come avviene al giorno d’oggi  in tutte le famiglie definite allargate! 

La regina di Francia visse fino al 1589, una lunga vita spesa ad assolvere i molti impegni di corte, a gestire, districare e imbastire intrighi di potere, senza mai rinunciare alla sua irresistibile passione culinaria.

Ma in tutto questo, sembra che ella non disdegnasse affatto di concedersi qualche scappatella al Castello vicino Roma per respirare aria buona e nel contempo sbrigare qualche affare all’ombra di S.Pietro, laddove nel corso della storia non sono mai mancati coinvolgimenti nelle lotte di potere. Fatto sta che a Lunghezza rimane ancora intatta e visitabile anche la stanza di Caterina de’ Medici.

Il castello era stato nei secoli antecedenti, la sede di un monastero benedettino e quindi, quale sua proprietà, la Chiesa si era giustamente preoccupata di consolidare al convento una quota di proprietà dell’enorme dimora. È pertanto verosimile che ancora nel 1500 le monache aggregate all’ordine si adoperassero in qualche modo alle cure servizievoli dei diversi condòmini e dei loro bambini. 

Ora, e non sembri arbitrario, potrebbe anche venire facile pensare che i capelli di Bia fossero preda di quei fastidiosi parassiti che, come è noto, nei secoli scorsi non risparmiavano nemmeno i ceti nobiliari, sia  per la mancanza di acqua corrente nonché per la carenza tutti i sussidi dell’igiene moderna.  Non vi sarebbe certo niente di cui stupirsi: del resto, accade anche al giorno d’oggi.

Ma dando adito a questa probabile supposizione, la misteriosa storia di Bia andrebbe a sfumare … ed i suoi contorni più poetici e romanzati si congederebbero in un risvolto fin troppo realistico che spiegherebbe il taglio tanto drastico delle sue chiome solo per l’operato di una delle suore! E a me non piace pensarlo, ecco … l’ho detto!

Niente può e deve togliere la bellezza a quel volto dipinto dalle mani esperte del maestro Agnolo Bronzino, colui che  fu nominato da Cosimo, nel 1540, il ritrattista di Corte dopo la morte di Raffaello.

Ecco perché egli dipinse anche dipinse la puttina Bia, come riferisce anche Giorgio Vasari, nel 1541 o forse nello stesso 1542, anno della sua dipartita.

Castello di Lunghezza, Roma

Castello di Lunghezza, Roma

Olio su tavola 64 x 48, custodito a Firenze nella Tribuna degli Uffizi insieme alla prestigiosa collezione medicea, quel ritratto è famoso in tutto il mondo tra i cultori dell’arte ma anche tra chi meno se ne intende, come me!

E credetemi, a distanza di secoli, Bia risulta essere sempre la preferita dal pubblico dei visitatori della Galleria fiorentina.

E davvero, non potrebbe essere diversamente! La fanciullina, seduta a mezzo busto, appare in tutto il suo roseo splendore, le labbra mosse da una parvenza di sorriso, i capelli di un biondo castano divisi da una scriminatura centrale, lisci e tagliati dritti fin sotto le orecchie, con ai lati della fronte spaziosa, due treccine civettuole. S’intravedono dei raffinati orecchini a pendant composti da due gocce, l’una di perla e l’altra di pietra viola chiaro, forse un’ametista. Una collana di perle bianche a girocollo è accompagnata da una catena d’oro con un medaglione raffigurante il profilo del padre Cosimo; e, intorno alla vita, una catenella dorata termina con una nappa che la bimba tiene con la mano destra per giocherellare, quasi che l’impercettibile movimento delle dita voglia rivelare l’impazienza infantile di scendere dalla sedia stanca di stare in posa di fronte al suo ritrattista e ansiosa di tornare a giocare con i suoi fratelli.

A me piace ricordarla cosi, la piccola Bia de’ Medici, cristallizzata in un’aura metafisica, di bellezza incorruttibile e astratta, quasi intrisa di una materia magica e inorganica quale fu sempre per  tutte le donne – simbolo della casata medicea.

I Medici: un potere nobiliare e imperituro per molti secoli, destinato ad elevarsi sempre e comunque al di sopra di tutti gli altri stati sociali.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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