Avvento 4 – Giorno 19

di Simone Borri

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Abbiamo già dato ospitalità nel Calendario di quello che non vorremmo rivedere nel 2021 al razzismo, o perlomeno alla sua strumentalizzazione pretestuosa. L’occasione è stata la ormai famosa, per non dire famigerata partita di Champion’s League tra il Paris Saint Germain e la squadra turca del Basaksehir dove il quarto uomo ha segnalato all’arbitro un fallo da espulsione commesso da quel ragazzo nero. Ed è finito espulso lui, rosso diretto comminato dalle anime belle del politicamente corretto. Tra parentesi, la questione si è risolta con le scuse (da sepolcri ancora più imbiancati) di tutti coloro che si erano resi intemperanti nei confronti della quaterna arbitrale.

Oggi tocca al sessismo, altro ismo che ha aperto la strada in questi anni al politicamente ancora più corretto, e a chi ci marcia. Per una volta lasciamo stare Laura Boldrini e le sue seguaci. Torniamo in Francia, sempre a Parigi. Dove ormai è di casa il surrealismo (del resto é nato lì).

Non ce l’abbiamo con madame Anne Hidalgo, sindaco/a della capitale francese, sia chiaro. Ma se uno/a si fa sostenitore/sostenitrice di una causa sbagliata, finisce di diritto nel Calendario con tanto di effigie.

Succede che lo stato francese, che ancora ha dei barlumi di razionalità pur tra tante sbandate nel politiquement correct, multa il Comune di Parigi per 90.000 euro per – udite, udite – aver «nominato troppe donne alle cariche di direzione». Multa decisa, in riferimento all’anno 2018, dal ministero della Funzione pubblica per il mancato rispetto di una disposizione sulla parità uomo-donna, successivamente soppressa.

Ci sarebbe da scegliere in alternativa se ridere o piangere. Chiunque lavori o abbia lavorato in una qualunque pubblica amministrazione sa bene che ormai la parità uomo-donna è un falso problema, uno specchietto per allodole che ci si specchiano volentieri. Che andrebbe semmai rovesciato, mettendosi d’accordo su quale dei due sessi sia diventato quello debole all’interno della P.A.

Madame la Maire non coglie l’ironia della situazione, e va a dritto. La decisione per lei è assurda. «Mi rallegro oggi – dice durante una riunione del Consiglio comunale – per la condanna ad una multa che ci è stata inflitta per aver nominato troppe donne ai posti di direzione». In totale, ironizza, «il 69% delle nomine, 11 donne e soltanto 5 uomini».

«Quello che è bellissimo con la burocrazia – ha continuato – è che essa non conosce assolutamente alcun discernimento e quindi non teme nulla». La Hidalgo ha annunciato che porterà di persona la multa, accompagnata dalle «mie assessore, direttrici e da tutte le donne della segreteria generale. Proporrò a tutte le presidenti dei gruppi, maggioranza e opposizione, di unirsi al gruppo. Questa multa è chiaramente assurda, ingiusta, irresponsabile, pericolosa», ha aggiunto, denunciando poi «il ritardo della Francia nel promuovere le donne: per promuovere ed arrivare un giorno alla parità – ha detto – bisogna accelerare il ritmo e fare in modo che nelle nomine ci siano più donne che uomini».

Avete letto bene. La logica è quella delle battaglie della sinistra un po’ in tutto il mondo in questo scorcio di ventunesimo secolo. Sopraffazione scambiata per giustizia, con nonchalance.

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La ministra della Funzione pubblica, Amélie de Montchalin, ha solidarizzato del resto non con la carica che ricopre né tantomeno con la funzione che assolve, ma piuttosto con il suo genere biologico. Definendo a sua volta assurda la dispozione da cui scaturisce la multa, abrogata nel 2019, ha creduto evidentemente di rendere un servizio ad una certa idea di progresso. «La causa delle donne – ha twittato – merita di meglio! voglio che l’ammenda pagata da Parigi per il 2018 serva a finanziare azioni concrete di promozione delle donne nella funzione pubblica».

Ecco fatto. La Francia tra due fuochi, il fondamentalismo islamico e quello delle donne. O almeno delle donne che si identificano in queste forme di isteria politica e civile.

Ripetiamo, non ce l’abbiamo con madame Hidalgo, anche se ci assomiglia tanto a Virginia Raggi (non tanto o non solo per l’analogia della posizione occupata) e a quella Boldrini nostrana che avevamo tanto cercato di evitare di nominare. Ma con le sciocchezze di cui si è fatta portavoce sì.

Poveri uomini si può dire? O ci becchiamo anche noi qualche multa?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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